Carcere, l’ex latitante al cugino: «Qua dentro faccio i milioni»
L’INCHIESTA. Intercettato, Vacante organizzava l’introduzione di droga e telefoni con un drone. La compagna è ai domiciliari, lui: l’ho costretta.
Lettura 2 min.I ritrovamenti di una serie di telefonini e droga dentro il carcere, nel 2023, hanno dato il via alle due indagini, coordinate dalla pm Carmen Santoro, che vedono attualmente 69 indagati a vario titolo.
Tra loro, nel primo filone, una figura di primo piano è quella di Mirko Vacante, ai tempi nel carcere di via Gleno (è stato successivamente trasferito a Opera), protagonista di diversi casi di cronaca che, dopo essere riuscito ad allontanarsi dall’Italia, nel marzo 2022 fu individuato a Tenerife ed estradato. Ed è da allora che si trova in carcere. Ma, secondo quanto ricostruito nel corso delle indagini, dall’interno delle mura di via Gleno Vacante sarebbe comunque riuscito a dirigere una serie di attività illecite.
In questo caso, per introdurre droga e telefoni nella casa circondariale (per uso personale, ma anche da cedere ad altri detenuti). Le indicazioni venivano impartite al telefono (che ovviamente non avrebbe dovuto avere), in primis alla compagna, non l’unica peraltro che avrebbe introdotto nella struttura oggetti illeciti. Il pagamento del dovuto avveniva tramite gli accrediti alla Postepay (intestata a una terza persona) eseguiti dai parenti dei detenuti. Ed è sempre Vacante, dal carcere, a comunicare con il cugino (che si trovava in Sicilia) per cercare di introdurre droga e telefonini con un drone. Una «chiacchierata» che ha fatto ipotizzare come non sarebbe stata la prima volta che si utilizzava quel sistema: al consiglio di Vacante di provare prima l’apparecchio, l’altro risponde: «Già lo so il lavoro che devono fare, non è la prima volta». Ed emerge anche l’obiettivo di guadagnare ingenti somme tramite queste attività illecite: «Qua i milioni ci faccio qua dentro – le parole di Vacante, sempre al telefono –. Ciao compare».
Il drone
Invece, come è noto, nella notte tra il 16 e il 17 aprile 2024, gli agenti della Mobile hanno interrotto il tentativo dei due siciliani (arrivati la mattina stessa) e del fratello Ivano Vacante di far volare il drone (che era stato anche appositamente modificato a Catania) sin dentro le mura del carcere nel cuore della notte. Obiettivo finale: la cella di Mirko Vacante, che aveva appeso una maglietta bianca per renderla riconoscibile. Ma se Vacante era il regista delle operazioni, le indagini fanno emergere anche il ruolo non defilato della compagna (lui, nell’ammettere gli addebiti, si è assunto anche la responsabilità per le condotte della donna, affermando di averla sostanzialmente costretta). In costante contatto telefonico con il compagno, secondo quanto emerso dalle indagini, lei non solo si adoperava per introdurre gli stupefacenti all’interno del carcere, ma ne cedeva anche all’esterno. La droga era stata rinominata come Giorgio (con riferimento all’hashish) e Debora (nel caso di trattasse di cocaina). «Ho qui Giorgio che ti vuole salutare», una delle frasi intercettate. E in alcune occasioni, in auto sarebbero stati presenti anche i figli minori.
Il processo
Questo primo filone conta 13 indagati, e il gip ha ritenuto sussistere le esigenze cautelari per Vacante e la compagna. Per il primo, si evidenzia il ruolo centrale «quale regista dell’introduzione di sostanze stupefacenti (e telefoni cellulari) all’interno della casa circondariale di Bergamo», ma anche «la sua assoluta spregiudicatezza, dimostrata nella protrazione dell’attività criminale» anche dopo l’arresto dei complici ad aprile 2024 (per l’episodio del drone), «e l’inefficacia deterrente delle precedenti numerose condanne riportate anche per gravi e recenti reati».
Domiciliari per la compagna, a cui si riconosce un «ruolo subordinato», che più occasioni ha introdotto telefoni e stupefacenti in carcere «e si occupava in prima persona dell’approvvigionamento di tali beni e della gestione dell’illecito profitto».
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