Cronaca / Bergamo Città
Giovedì 05 Febbraio 2026
Caregiver, bene la legge. Ma solo mille beneficiari
IL NUOVO DDL. Sono 110mila in Bergamasca. Dal governo 400 euro al mese a chi si prende cura di un proprio caro. «I criteri però sono troppo restrittivi».
Il primo passo è stato compiuto in Consiglio dei ministri a inizio 2026, ora toccherà all’iter parlamentare. L’Italia si appresta ad avere una legge organica sui caregiver, cioè chi gratuitamente e volontariamente si dedica all’assistenza di una persona – soprattutto un familiare – in condizione di fragilità perché non autosufficiente. Secondo il testo di partenza definito dall’esecutivo, sarà erogato un contributo economico – fino a 400 euro mensili dal 2027 – per i caregiver conviventi con un carico d’impegno di almeno 91 ore settimanali, un Isee non superiore a 15mila euro e un reddito annuo non superiore a 3mila euro annui. Si calcola che, in tutta Italia, potrebbero beneficiarne in 52mila, a fronte dei circa 7 milioni di caregiver conteggiati dall’Istat (lo 0,75%); se le proporzioni fossero rispettate, in Bergamasca ne avrebbero diritto in poco meno di un migliaio sui 110mila stimati.
Il progetto Bergamo apripista
«Prendersi cura di chi si prende cura» è un’esigenza sentita da tempo. Bergamo ha fatto da apripista in Lombardia – sulla scia di una legge regionale e con un finanziamento della Regione di circa un milione di euro, integrato da risorse territoriali – e anche in Italia, avviando già dal 2023 un’ampia sperimentazione promossa dall’Ats con il coinvolgimento delle Asst,
«Le misure economiche, per come sono state comunicate, hanno criteri selettivi e tempistiche progressive; mentre l’impatto più immediato, per i territori, riguarda la domanda di riconoscimento, la necessità di orientamento, e la capacità del sistema di offrire risposte di sollievo»
del Collegio dei sindaci, degli Ambiti, dell’associazionismo e del Terzo settore. Ma come s’inserirà, in questa cornice, il disegno di legge da poco varato? «Il Ddl ha un valore politico e istituzionale perché tenta di dare una cornice nazionale organica, introducendo un riconoscimento formale e una logica di tutele differenziate in base a convivenza e intensità del carico assistenziale, con un contributo economico mirato per situazioni di cura ad altissima intensità e in condizioni economiche più fragili. Per un territorio come Bergamo – commenta Massimo Giupponi, direttore generale di Ats Bergamo –, il punto centrale non è leggere il Ddl come un intervento “alternativo” a ciò che già esiste, ma come un’occasione per allineare e rafforzare i livelli di tutela: nazionale, regionale e territoriale. Allo stesso tempo, è utile mantenere un approccio realistico sulle aspettative. Le misure economiche, per come sono state comunicate, hanno criteri selettivi e tempistiche progressive; mentre l’impatto più immediato, per i territori, riguarda la domanda di riconoscimento, la necessità di orientamento, e la capacità del sistema di offrire risposte di sollievo, supporto psicologico e accesso facilitato ai servizi».
L’identikit
L’Ats ha anche sondato una platea di 2mila caregiver bergamaschi, tracciando un profilo utile a comprenderne le caratteristiche e calibrare gli interventi. Sono prevalentemente donne (74,6%), le fasce d’età più rappresentate vanno dai 55-59 anni (20,2%) ai 60-64 anni (19,9%). È un compito spesso gravoso: il 53,5% riporta uno stress «medio» e il 32,5% «alto», descrivendo – spiega l’Agenzia – «una condizione di pressione diffusa nel campione». Anche perché quasi la metà di loro (il 47%) assiste una persona fragile da più di 5 anni, e il 35,35% da 2-5 anni; tra l’altro, due caregiver su tre (66%) sono conviventi. Quanto alla compatibilità con la vita professionale, il 49,1% degli intervistati lavora, mentre la restante parte è in pensione (27,6%) o disoccupato (16,0%).
«Nodo risorse»
Guardando al disegno di legge messo a punto dall’esecutivo, tra gli addetti ai lavori matura una sintesi comune: condivisibile il principio, limitate le risorse. «Devono essere assolutamente incrementate – rileva Marcella Messina, presidente del Collegio dei sindaci di Bergamo –: è necessario un maggior riconoscimento economico e un ripensamento legato ai requisiti. I Comuni stanno portando avanti degli interventi per le persone fragili provando a creare figure che integrano i servizi pubblici e fanno uscire dall’isolamento, invece sul piano nazionale si va a descrivere la figura del caregiver che restituisce un’idea di relazione esclusiva tra accudito e accudente».
«Bergamo è stata pioniera, sia in Lombardia sia in Italia, rispetto al riconoscimento dei caregiver – ricorda Oscar Bianchi, presidente del Csv Bergamo –. L’ambizione del Ddl c’è, ma i fondi sono pochi: c’è il rischio di non far decollare questa misura. Però bisogna essere fiduciosi: è un punto di partenza, la speranza è che si comprenda che dare assistenza ai caregiver porta un beneficio a tutto il sistema». Anche per Annamaria Scioti, tra le fondatrici dell’associazione Abitare le età (realtà bergamasca dedicata proprio al caregiving), «è certamente positivo l’impegno per tutelare la funzione sociale del caregiver. C’è però un limite nella definizione del caregiver: il Ddl aiuta solo i conviventi, ed è una visione restrittiva perché non include i figli autonomi che accudiscono i genitori, così come il tetto al reddito sembra un incentivo a rinunciare al lavoro. L’auspicio, almeno, è che non si individui la modalità del clic day per ottenere il sostegno: rischia di essere una lotteria».
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