«Ci siamo messi a piangere»: il racconto dei soccorritori di Pietro. L’ospedale: il piccolo sta bene

LA TESTIMONIANZA. L’emozione dell’equipaggio della Croce Rossa di Bergamo e le parole del presidente Sforza: «Salvare una vita e dare una possibilità a chi non ne vede». Dall’ospedale una nota di aggiornamento sulle condizioni del neonato: «Il bambino sta bene ed è costantemente monitorato dal personale sanitario».

Bergamo

L’equipaggio si è messo a piangere. È da questa immagine, potente e sincera, che parte il racconto del ritrovamento del neonato nella Culla per la Vita della Croce Rossa, avvenuto nella mattinata di domenica 19 aprile a Bergamo. Tre soccorritori – due uomini e una donna – abituati a intervenire ogni giorno in situazioni di emergenza, si sono trovati davanti a qualcosa di diverso: «lo sbocciare di una vita», come lo ha definito il presidente della Cri (comitato di Bergamo), Gianluca Sforza.

Un orgoglio che va oltre l’efficienza del sistema: «Siamo riusciti nella nostra missione umanitaria: salvare una vita e far sapere a una donna, nel momento più drammatico, che esiste una possibilità»

La ricostruzione

L’allarme è scattato alle 9.45 e, grazie al protocollo condiviso con Areu, in un minuto ambulanza e automedica erano già sul posto. Il neonato è stato trasportato in ospedale in pochi minuti. «Il protocollo ha funzionato benissimo – ha spiegato Sforza – e questo ci riempie di orgoglio». Un orgoglio che va oltre l’efficienza del sistema: «Siamo riusciti nella nostra missione umanitaria: salvare una vita e far sapere a una donna, nel momento più drammatico, che esiste una possibilità».

Una porta sulla vita

In Lombardia sono 11 le culle per la vita, quattro solo a Milano. Quella di Bergamo rappresenta una porta concreta per chi non conosce o non riesce ad accedere ad altre tutele, come il parto in anonimato in ospedale. «Qui – ha aggiunto Sforza – basta aprire una porticina, con istruzioni in otto lingue, e noi garantiamo che il bambino sarà accudito e accompagnato in sicurezza».

«Trattato come se fosse nostro figlio»

Dopo l’intervento, il presidente ha incontrato l’equipaggio: «Erano profondamente emozionati. Hanno portato quel bambino come fosse loro figlio e poi sono scoppiati a piangere insieme a me». Alla testimonianza si aggiunge quella di Melania Cappuccio, presidente dell’Associazione Italiana Donne Medico: «Questa donna ha donato la vita due volte: la prima mettendo al mondo il suo bambino, la seconda affidandolo alle cure di altri». Una scelta dolorosa, ma che ha trovato una risposta pronta, organizzata e umana.

L’ospedale: «Pietro sta bene»

Dall’ospedale una nota di aggiornamento sulle condizioni del neonato: «Il bambino sta bene ed è costantemente monitorato dal personale sanitario. Ha trascorso la notte tranquillo, senza particolari criticità - è stata diffusa una nota dal “Papa Giovanni XXIII” -. Si è alimentato regolarmente e ha risposto in modo positivo alle cure ricevute. Le sue condizioni generali sono buone e stabili.Continua ad essere assistito con la massima attenzione e professionalità».

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