(Foto di Bedolis)
L’ADDIO. Alle 14.15 di martedì 24 marzo l’ultimo saluto a Stefano Caglioni, indimenticato estroso artista bergamasco, che si è spento a 76 anni.
Bergamo
«Ciao Caglioni» con questa scritta su uno striscione della Curva Nord esposto fuori dalla Chiesa di Ognissanti del cimitero di Bergamo, è stato accolto martedì 24 marzo il feretro di Stefano Caglioni, «Ol Cagliù», come era chiamato da tutti.
Caglioni è morto domenica 22 marzo all’età di 76 anni, nell’Rsa Santa Maria Ausuliatrice dove risiedeva da una quindicina di anni. Prima di allora Stefano, era parte integrante del tessuto urbano della città, era sempre in strada, tutti lo conoscevano per il suo lato estroso e divertente, parlava con chiunque e non mancava mai di sorridere, affrontando la vita con lo spirito libero di chi vuole assomigliare solo a sé stesso.
La bara è stata accolta da un applauso e i presenti si sono stretti intorno alla sorella Carla (la madre Rory di 102 anni, invece, non era presente).
«Era un po’ l’amico di tutti. Amava parlare con chiunque, di filosofia, di arte, soprattutto di Atalanta, per cui stravedeva e che andava a vedere allo stadio in Curva Nord. Amava dipingere e fare poesia. Era un artista estroso e poliedrico. Se siete qui in tanti vuol dire che ha lasciato un buon segno in voi». Queste la parole di don Marco Bergamelli che ha celebrato i funerali insieme a don Mansueto Callioni e a don Gianni Fratelli, cappellano della Fondazione Carisma.
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