Cronaca / Bergamo Città
Mercoledì 21 Gennaio 2026
Doppio trapianto record, bimba di 7 anni salva grazie al dono del papà: «Preghiere esaudite, merito dei medici»
OSPEDALE DI BERGAMO. Un rene e una porzione di fegato: primo caso in Italia da donatore vivente. Le parole della famiglia per i medici dell’ospedale di Bergamo.
L’amore più profondo, quello di un genitore per la propria figlia, e la medicina più avanzata, capace di aprire nuove frontiere cliniche. È da questo «incontro» che nasce una storia di speranza e di ripartenza, quella concretizzatasi il 18 dicembre al «Papa Giovanni», dove è stato eseguito – per la prima volta in Italia – un trapianto combinato da donatore vivente: un padre 37enne ha donato alla propria figlia un rene e parte del fegato. Sofija (nome di fantasia) ha sette anni, e insieme alla sua famiglia è arrivata a Bergamo dalla Serbia; lunedì è stata dimessa e ora resterà in Italia ancora alcuni mesi per i controlli di rito, ma sta bene e tornerà presto alla normalità.
«È una gioia vedere che nostra figlia ha riacquistato l’appetito e la voglia di giocare – racconta il papà di Sofija -. Prima si stancava molto facilmente e interrompeva il gioco per sdraiarsi a riposare. Ora sta diventando come tutti gli altri bambini: vivace, gioiosa, piena di energia, finalmente senza cateteri che erano necessari per la dialisi. Ora potrà iniziare la scuola, spensierata come i suoi coetanei».
La malattia e la speranza
L’esistenza di Sofija era stata stravolta da una rara malattia genetica che colpisce fegato e reni. A partire dai 4 anni d’età è entrata in dialisi, una procedura che occupa dalle 13 alle 18 ore al giorno; quando nel quadro clinico s’è innestata anche una cirrosi epatica, la situazione è andata precipitando. La famiglia si è dunque attivata per il trapianto di rene e fegato, e in
«La decisione l’avevamo presa io e mia moglie più di due anni fa, quando i medici ci hanno detto che era arrivato il momento di iniziare la dialisi e quindi anche la preparazione al trapianto», ricorda il genitore»
assenza di organi compatibili è stata presa la scelta più drastica: il padre si è offerto di donare i propri organi. «La decisione l’avevamo presa io e mia moglie più di due anni fa, quando i medici ci hanno detto che era arrivato il momento di iniziare la dialisi e quindi anche la preparazione al trapianto», ricorda il genitore. In Serbia ciò non è possibile, ma il ministero della Salute del Paese balcanico s’è attivato per autorizzare l’intervento in Italia: qui la procedura è consentita, ma richiede un iter ferreo per tutelare sia il donatore sia il ricevente; tra i passaggi burocratici necessari ci sono stati il parere favorevole di un’apposita commissione regionale e il nulla osta della Procura di Bergamo.
L’attesa e l’intervento
A ottobre, Sofija e i suoi genitori sono giunti a Bergamo. Sono cominciati ulteriori approfondimenti, in primis sulle condizioni della bambina (ricoverata nella Pediatria diretta da Lorenzo D’Antiga), e poi sulla strategia chirurgica da adottare. È stato un percorso di valutazione multidisciplinare che ha coinvolto più reparti, come la Nefrologia diretta da Pierluigi Ruggenenti, la Gastroenterologia guidata da Stefano Fagiuoli, il Centro trapianti renali di cui è responsabile Anna Rita Plati; in campo, per gli aspetti clinico-amministrativi, anche il Coordinamento prelievo e trapianti d’organo, che fa capo a Sergio Vedovati.
La compromissione di fegato e rene imponeva il trapianto di entrambi gli organi, farlo in simultanea avrebbe dato alcuni vantaggi: avrebbe evitato alla bimba di rimanere in dialisi per lungo tempo ancora dopo l’innesto del solo fegato (organo salvavita da trapiantare per primo), e il padre avrebbe evitato un secondo intervento in anestesia generale.
È un caso con pochissimi precedenti anche in Europa: «Una tappa importante – sottolinea Domenico Pinelli, direttore della Chirurgia 3-Trapianti addominali, che ha valutato la
«L’eccezionalità è che ci trovavamo di fronte a una patologia che coinvolgeva due organi e che ha reso necessario un trapianto contemporaneo di fegato e rene»
compatibilità e realizzato la procedura insieme ai colleghi -. I trapianti da vivente sono una routine in campo renale, mentre per il fegato sono meno diffusi. L’eccezionalità è che ci trovavamo di fronte a una patologia che coinvolgeva due organi e che ha reso necessario un trapianto contemporaneo di fegato e rene. Il trapianto simultaneo, tra l’altro, ha un elemento particolare: il fegato, per motivi scientifico-fisiologici, tende a proteggere il nuovo rene».
In due sale chirurgiche attigue si sono alternate diverse équipe per un totale di 6 chirurghi, 7 anestesisti e 20 figure infermieristiche, impegnati in un lavoro lungo 18 ore tra le 9,30 del 18 dicembre e le 3,37 della notte successiva. «È stato necessario collocare il rene in una posizione diversa, all’interno dell’addome anziché nella zona inguino-addominale, perché quello dell’adulto è più grande di quello del bambino, ma l’operazione è perfettamente riuscita – approfondisce Pinelli -. Per il fegato, invece, in questo caso la tecnica “split” (introdotta proprio all’ospedale di Bergamo nel 1999, ndr) è stata adattata per effettuare il prelievo dal genitore solo di una piccola parte di fegato, il 25% circa. È stato un progetto pensato per mesi e portato a termine brillantemente». Ora, rimarca Pinelli, «la qualità di vita è garantita per entrambi». «Abbiamo pregato Dio affinché ci aiutasse e lui ci ha ascoltati – aggiunge il padre della piccola -. I medici dell’ospedale di Bergamo hanno svolto il compito più grande e più responsabile. Noi abbiamo semplicemente fatto ciò che farebbe qualsiasi genitore».
«Un risultato straordinario»
È un traguardo che s’inserisce nella storia d’eccellenza dell’ospedale di Bergamo, segnata in questo specifico campo dalla «scuola» di Bruno Gridelli e Michele Colledan, che nel 1997 eseguirono il primo trapianto di fegato – su una piccola paziente pediatrica – insieme ai colleghi Andrea Segalin e Alessandro Lucianetti.
Francesco Locati, direttore generale del «Papa Giovanni», esprime un «ringraziamento a tutti i professionisti che dedicano il massimo dell’impegno e della professionalità a ogni singolo trapianto. Questo intervento conferma il livello di elevata specializzazione raggiunto dal nostro ospedale, in particolare nell’ambito dei trapianti in età pediatrica. Per il trapianto di fegato pediatrico la nostra organizzazione ci permette di offrire risposte rapide a molti pazienti da tutta Italia e anche a pazienti provenienti dall’estero, rafforzando il ruolo internazionale del nostro ospedale». La rilevanza di quanto avvenuto a Bergamo trova eco nelle parole di Giuseppe Feltrin, dg del Centro nazionale trapianti: «Questo intervento rappresenta un risultato di straordinario valore clinico, organizzativo ed etico. Il suo successo conferma l’eccellenza del sistema trapiantologico italiano, riconosciuto anche a livello internazionale e capace di accogliere pazienti provenienti da altri Paesi. Allo stesso tempo, storie come questa ci ricordano quanto sia fondamentale continuare a promuovere tutte le forme di donazione, da vivente e dopo la morte».
© RIPRODUZIONE RISERVATA