Enti locali, crollo dei dipendenti: nella Bergamasca -24% in dieci anni

L’ANALISI. Tanto lavoro e pochi addetti nel settore pubblico provinciale: sono 3,91 ogni mille abitanti. Lorini (Cisl): preoccupante, serve personale competente.

Crolla il personale nel settore pubblico e la situazione, che si protrae da tempo, non sembra migliorare. Chiunque si trovi a che fare con gli uffici pubblici, compresi quelli comunali, si vede dirottato da una parte all’altra, spesso resta in attesa di risposte e i tempi si sono allungati un po’ ovunque. I dipendenti scarseggiano e i pochi a disposizione si vedono costretti a fare un po’ di tutto, con il lavoro che invece cresce, la burocrazia che non aiuta e il tempo a disposizione che è rimasto lo stesso.

A complicare ulteriormente la situazione, poi, le rendicontazioni dei progetti legati al Pnrr che richiedono sempre maggiori competenze, e pure specifiche, a cui i Comuni faticano a far fronte, alle prese con l’importante carenza di personale: il 24% in meno nel giro degli ultimi 10 anni: «Manca personale, a partire dagli istituti nazionali fino ad arrivare ai piccoli Comuni – dichiara Maurizio Lorini, nuovo segretario generale di Cisl Fp Bergamo, della cui nuova segreteria fanno parte anche Katia Dezio e Daniel Abraha -. I Comuni bergamaschi, a causa dei tagli effettuati, hanno perso circa il 24% del personale. Non solo, la fascia d’età tra i 51 e i 60 anni rappresenta il 47% del totale in attività. Mancano poi anche le competenze specifiche. Nel dettaglio, in provincia di Bergamo ci sono 243 Comuni, 167 dei quali sotto i 5.000 abitanti, 12 Unioni dei Comuni e 6 Comunità montane a fronte di un totale di addetti negli enti locali orobici pari a 4.299 persone. Significa 3,91 dipendenti ogni 1.000 abitanti, quando la media lombarda è del 5,35 e quella italiana del 5,87».

Il caso Valle Brembana

I dati si riferiscono al periodo compreso tra il 2012 e il 2021, anche se il sindacato ha continuato anche nell’ultimo anno e mezzo a monitorare la situazione. Che evidenzia un quadro peggiore se si prende in considerazione la Valle Brembana: secondo le proiezioni della Cisl di Bergamo è l’esempio più eclatante di una situazione preoccupante. Del resto i numeri non lasciano scampo. Salendo fino a Sedrina, nell’arco di un territorio di circa 635 Km quadri con 45.000 abitanti, negli uffici pubblici ci sono 149 lavoratori dipendenti: praticamente un dipendente ogni 300 abitanti; un dipendente ogni 4 chilometri quadrati. «I problemi per gli enti pubblici – continua Lorini - sono cominciati quando sono cambiate le regole per l’assunzione che avevano fissato dei limiti senza nemmeno prevedere il turnover. Quando poi si è fatta marcia indietro, ormai la situazione era già compromessa e oggi ne paghiamo ancora le spese. La situazione che vivono gli enti locali sta emergendo in modo drammatico, con dipendenti che, sempre in minor numero, faticano a esprimere le proprie competenze, costretti a districarsi tra un ufficio e l’altro».

Il nodo del Pnrr

Oltretutto in un momento dove gli enti locali sono messi in ginocchio dalla prova del Pnrr: «I finanziamenti – aggiunge il segretario generale di Cisl Fp Bergamo - stanno arrivando e per riuscire ad attuare vere politiche di rilancio del territorio c’è bisogno di personale formato e competente all’interno degli enti mentre la situazione è preoccupante».

Blocco delle assunzioni unito alla campagna di prepensionamenti e lo scarso appeal del pubblico hanno fatto il resto, rendendolo decisamente meno attrattivo rispetto al settore privato, sia in termini di qualità che di retribuzione. E gli stessi concorsi pubblici si vedono dimezzati in termini di partecipazione. Reggono, per ora, quelli per la ricerca di agenti di polizia locale, ma laddove, fino al 2016, i Comuni si vedevano costretti a svolgere le prove in palestra per poter ospitare tutti i partecipanti, oggi basta una sala qualunque perché il numero non supera la decina. Inoltre chi viene selezionato nei concorsi pubblici, spesso è comunque meno motivato rispetto al passato e sceglie soluzioni diverse.

E si torna al problema della poca attrattività del settore pubblico dove, oltre al crollo dell’occupazione e la scarsa partecipazione ai concorsi, è venuto meno l’esodo verso il nord di giovani e famiglie provenienti da altre parti d’Italia: «Lo stipendio medio – sottolinea ancora Lorini - non permette a giovani di altre Regioni di stabilizzarsi nella nostra, dove il carovita è maggiore e quindi decidono di far rientro a casa. Diventa quindi indispensabile pensare a qualche soluzione, come un sistema di welfare che metta a disposizione case in affitto calmierato e aiuti alle giovani famiglie che decidono di trasferirsi, che aiuti i lavoratori a restare e magari anche a scegliere di venirci».

Ma non è solo questione di stipendio: «Bisogna cambiare rotta, far capire ai giovani il valore del lavoro pubblico e di pubblica utilità; fargli capire che il lavoro pubblico crea relazioni, rafforza il tessuto sociale, rendendoli attori principali della vita stessa del territorio e rendendoli garanti di cultura, responsabilità e diritto».

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