Giudici di pace, 7mila i fascicoli pendenti: più 66,8% in due anni

GIUSTIZIA. Effetto della riforma Cartabia, che ha raddoppiato le competenze. Non è bastato l’aumento di produttività (+52,6%). Marchesi: «Più personale».

Lettura 3 min.

È l’altra faccia del Pnrr. Se la giustizia civile ha tagliato radicalmente l’arretrato e premuto il piede sull’acceleratore per sveltire la durata dei processi almeno per quanto riguarda l’«ordinario», la cenerentola è diventata il giudice di pace. È qui che gli ingranaggi hanno rallentato, per un motivo semplice: perché la mole di lavoro è lievitata a dismisura. Succede anche all’ufficio di Bergamo: tra il 2023 e il 2025 le pendenze sono aumentate del 66,8%, nonostante la «produttività» – i fascicoli definiti – abbia registrato un +52,6%.

Le nuove regole

Bisogna fare un passo indietro e rimettere in fila la normativa. Prima dell’entrata in vigore della riforma Cartabia, e cioè sino al 28 febbraio 2023, la competenza del giudice di pace si limitava alle liti con valore fino a 5mila euro per i beni mobili e fino a 20mila euro per le controversie di risarcimento danni da circolazione di veicoli e natanti. La nuova normativa ha raddoppiato il limite per i beni mobili, portandolo a 10mila euro, e a 25mila euro per i danni da circolazione (+25%).

La conseguenza è logica, una buona parte di fascicoli prima in capo al tribunale ordinario è stata travasata negli uffici del giudice di pace. Nota a margine: i dati del giudice di pace non rientrano tra quelli inclusi nel monitoraggio ministeriale per il raggiungimento degli obiettivi del Pnrr. E se sul civile il target è stato centrato, sul giudice di pace non erano neppure state fissate delle asticelle.

La situazione

Secondo gli ultimi dati della Direzione generale di Statistica e Analisi organizzativa del ministero della Giustizia, a fine 2023 – l’anno d’introduzione della nuova cornice, quindi già parzialmente caratterizzato dallo «stress» – le pendenze dell’ufficio del giudice di pace di Bergamo erano 4.165. È cominciata un’escalation che ha portato l’arretrato a quota 5.643 nel 2024 (+35,5%) e a quasi 7mila (6.946 per la precisione) nel 2025 (+23,1% in un anno, +66,8% in due anni).

Eppure, la «produttività» – cioè la capacità di concludere il contenzioso già in essere – è cresciuta: dai 6.316 procedimenti definiti nel 2023 si è passati ai 9.707 del 2024, per poi stabilizzarsi sui 9.636 del 2025 (-0,7% in un anno ma +52,6% sul biennio). Insomma, i giudici di pace lavorano di più, ma il nodo è determinato dall’iperafflusso di cause, in un combinato disposto con quelle giacenti: i procedimenti sopravvenuti, cioè quelli «nuovi», sono stati 7.696 nel 2023, 10.557 nel 2024 e 10.955 nel 2025 (+3,8% nell’ultimo anno, +42,3% nel biennio). A decollare sono stati soprattutto i ricorsi inquadrati nella «cognizione ordinaria» (2.659 pendenze a fine 2023, 3.900 a fine 2024, 5.221 a fine 2025). È proprio la «macromateria» che costituisce il cuore dell’attività del giudice di pace, al cui interno si ritrovano le liti civili classiche come danni contrattuali, inadempimenti, vendite non andate a buon fine, controversie su piccole somme di denaro.

Nel circondario orobico opera anche l’ufficio di Grumello del Monte, che cumula numeri più bassi ma comunque in ascesa: 145 pendenze a fine 2023, 230 a fine 2024, 520 a fine 2025; in quella sede una fetta consistente dell’attività concerne le diatribe legate alle sanzioni per violazione del Codice della strada.

La «domanda di giustizia»

«Aver ampliato la competenza a 10mila euro per i beni mobili significa aver attratto una notevole quantità di contenzioso – conferma Giulio Marchesi, presidente dell’Ordine degli avvocati di Bergamo –, con le conseguenze ormai note sui carichi di lavoro e sulle attività». Da circa un anno l’organico del giudice di pace di Bergamo si attesta a 14 unità sulle 21 previste: una dotazione tra le più alte dei tempi recenti, nonostante ci sia ancora una scopertura di un terzo.

«Le risorse umane restano un problema cronico in diversi uffici giudiziari: devono essere adeguate alla domanda di giustizia del territorio – rimarca Marchesi –. Si avverte soprattutto nelle cancellerie e nella parte burocratica». Al di là delle statistiche, c’è un impatto concreto sulla vita dei cittadini: «Il discorso vale in particolare per il giudice di pace e l’Unep (l’Ufficio notificazioni, esecuzioni e protesti, ndr): un processo può arrivare a sentenza – riflette Marchesi –, ma alla fine il cittadino desidera soprattutto avere il risultato concreto, e cioè portare in esecuzione le decisioni di condanna. Se manca personale in questi ambiti, viene meno l’effettività della giustizia».

Tra l’altro, per il giudice di pace le cose potevano andare addirittura peggio: nei mesi scorsi è stata rinviata di un anno l’ulteriore estensione di giurisdizione che avrebbe innalzato a 30mila euro il tetto di competenza per i beni mobili e a 50mila quello per i sinistri da circolazione, stabilendo anche una sfera d’intervento esclusiva su materie come le vertenze condominiali e l’esecuzione mobiliare. «Il sistema – nota Marchesi – non sarebbe stato in grado di sopportare questo altro carico». Se ne riparlerà, salvo successive deroghe, dal 31 ottobre 2027.

© RIPRODUZIONE RISERVATA