Immigrati a quota 128.540: in 2 anni quasi 5mila in più
IL DOSSIER. L’11,5% dei residenti è di nazionalità straniera, Bergamo è la settima provincia lombarda. I sindacati: più impegno per accoglienza e integrazione.
Lettura 2 min.In Bergamasca, l’11,5% dei residenti è di nazionalità straniera. Un’incidenza superiore alla media nazionale (che si attesta al 9,4%) e inferiore a quella regionale (pari al 12,5%), e che descrive un territorio in evoluzione.
Lo ha fatto, attraverso i numeri, il nuovo dossier statistico del centro di ricerca Idos, con il sostegno di Cgil, Cisl e Uil della Lombardia e presentato martedì mattina a Milano. Bergamo è la settima provincia lombarda per «quota» di stranieri (davanti ci sono Milano col 15,4%, Mantova col 14,4%, Lodi col 13,5%, Pavia col 13,4%, Cremona col 13% e Brescia col 12,5%), il risultato di una geografia diversificata tra i centri urbani (il capoluogo e soprattutto la pianura) e le valli (dove la presenza è più diradata); in valore assoluto, al 1° gennaio 2026 l’Istat contava 128.540 stranieri residenti in Bergamasca (l’83% dei quali con nazionalità extra-Ue, 106.155 persone), con un aumento di quasi cinquemila unità nell’ultimo biennio.
«Componente strutturale»
Tra i non comunitari, il 48,7% è titolare di un permesso di lungo soggiorno: sono coloro che hanno maggiori prospettive di stabilità e d’integrazione. A calare in tempi recenti sono i permessi per «protezione internazionale»: sono i titoli provvisori di chi è da poco giunto nel Paese, la cui incidenza – complice una stretta normativa – è scesa nell’ultimo triennio dal 15,6% al 6,3% del totale dei permessi rilasciati a cittadini extra-Ue, solo in parte compensata da un lieve aumento dei permessi per richiedenti asilo (dal 4,9% al 6,1% del totale).
«I dati del Dossier – sintetizzano i segretari di Cgil, Cisl e Uil Lombardia Ivan Comotti, Dino Perboni ed Eleonora Di Prisco – confermano che l’immigrazione è una componente strutturale della società e dell’economia lombarda, ma evidenziano anche contraddizioni che
«La sfida è promuovere un lavoro dignitoso, sicuro e adeguatamente retribuito, contrastando lo sfruttamento e valorizzando le professionalità»
non possiamo ignorare. Si tende, sbagliando, a collegare l’immigrazione all’innalzamento della criminalità e della violenza mentre a fronte di una crescente domanda di manodopera aumentano precarietà, disuguaglianze, discriminazioni, bassi salari e difficoltà nel riconoscimento delle competenze». Per i sindacati, «la sfida è promuovere un lavoro dignitoso, sicuro e adeguatamente retribuito, contrastando lo sfruttamento e valorizzando le professionalità».
I «nuovi bergamaschi»
Altre cifre le ha approfondite la Cisl orobica, ad esempio quelle relative ai «nuovi italiani»: in provincia di Bergamo le acquisizioni di cittadinanza mantengono un buon ritmo, con 5.008 pratiche nel 2023, 6.599 nel 2024 e 6.483 nel 2025. Ma come si giunge a quell’agognato documento? Nel 45% dei casi per residenza, nel 39% si tratta di minori che la ottengono per effetto della cittadinanza dei genitori, poi c’è un 7% legato alla «dichiarazione di elezione» (gli stranieri nati in Italia che compiono 18 anni o i figli maggiorenni riconosciuti da un genitore italiano), un 5% per matrimonio e un 4% per ius sanguinis (chi è discendente di italiani).
«I canali d’ingresso regolari per arrivare in Italia non rispondono più alla richiesta»
I nodi però non mancano: «I canali d’ingresso regolari per arrivare in Italia non rispondono più alla richiesta di persone che potremmo accogliere per dar loro un’opportunità di vita diversa da quella da dove partono e che possa essere un valore aggiunto alla nostra società – riflette Roberto Zanotti, presidente dell’Anolf Bergamo –. I ricongiungimenti familiari hanno tempi lunghissimi di fattibilità; il Decreto Flussi ha dimostrato di non funzionare sempre per le tempistiche». Secondo Candida Sonzogni, che nella segreteria provinciale della Cisl ha la delega alle politiche per l’integrazione, «restano aperte questioni dirimenti: smettere di raccontare l’immigrazione come invasione, guardare i numeri ma soprattutto le persone, le loro competenze e la loro dignità. È un impegno che, sul fronte dei rifugiati, il Comune, Cisl e altre associazioni e amministrazioni hanno preso con la firma della carta per l’integrazione dell’Unhcr».
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