In due anni emersi 57mila contagi. Antonioli: «Un’emergenza disarmante da gestire»

Lucia Antonioli, a capo del Dipartimento di Igiene e Prevenzione dell’Ats di Bergamo da oggi in pensione ricorda il lavoro per domare lo tsunami: «Ricevevo 600 segnalazioni al giorno da tracciare nel marzo 2020: un dolore disarmante».

Il «contatore» dei contagi, la cui corsa è iniziata fulminea nell’ultimo spicchio di febbraio del 2020, ora posa la lancetta vicino alla cifra dei 57mila casi. Tanti sono stati, da allora, i positivi emersi in terra bergamasca. E quelli lombardi 894mila, 4,7 milioni quelli in tutta Italia.

Da toponimo del dramma, ora Bergamo vive uno scenario ben diverso, imparagonabile, di cauta ma consolidata fiducia. «L’emergenza è ancora presente, ma non si possono far paragoni con ciò che si è visto nella prima ondata», premette la dottoressa Lucia Antonioli, che da oggi, 1 novembre, lascerà – per raggiunta età per la pensione – la direzione del Dipartimento di Igiene e Prevenzione sanitaria (Dips) dell’Ats di Bergamo, struttura in prima linea nel contenimento del Sars-CoV-2 e di cui traccia un bilancio delle attività.

«Del virus abbiamo sentito parlare per la prima volta a dicembre 2019, come tutti, ma noi eravamo già nel pieno di un’altra emergenza: la meningite. Siamo passati all’emergenza Covid quasi senza soluzione di continuità», ricorda Antonioli, entrata nel 1992 nell’allora Ussl 30 come «medico dei servizi» e svolgendo da quel momento le attività di sanità pubblica che via via – nelle diverse trasformazioni istituzionali – hanno ora sede nel Dips, di cui è diventata direttrice l’1 giugno 2020.

«Sempre sul pezzo»

«Una meritata promozione sul campo “conquistata” mentre il coronavirus flagellava la Bergamasca – ricorda Massimo Giupponi, direttore generale di Ats Bergamo –. È sempre stata sul pezzo, a qualsiasi ora del giorno, sette giorni su sette, mettendo le sue capacità organizzative, la sua grande professionalità e la sua sensibilità umana a disposizione dell’Agenzia di tutela della salute di Bergamo proprio nel momento di maggiore stress per la nostra struttura e per il nostro territorio. La ringrazio personalmente e come direttore generale di Ats Bergamo per l’indispensabile contributo che ha dato alla sanità territoriale».

Bergamo, la prima frontiera

Se si torna alla primavera del 2020, è ancora inciso il segno di un periodo «difficilissimo sotto il profilo umano e professionale», rimarca Antonioli.

Era il periodo soprattutto delle inchieste epidemiologiche, del tracciamento dei contatti – tra i compiti primari del Dips – di telefonata in telefonata: «Il dolore che si percepiva dall’altra parte era disarmante. Ai primi di marzo avevamo 500-600 segnalazioni al giorno per cui procedere al tracciamento. Il virus correva veloce, capitava di telefonare e sapere che nel frattempo le persone erano mancate. Il carico emotivo sostenuto dagli operatori è stato forte».

Ma perché proprio a Bergamo il virus ha fatto breccia? «È una domanda a cui al momento non sembra esserci risposta – riflette Antonioli –. Era impreparato tutto il mondo. In alcuni territori poi è andata meglio perché il virus è arrivato dopo e si è potuto vedere quanto successo dove l’emergenza era iniziata prima, come a Bergamo purtroppo. Con numeri così alti, per esempio, tracciare è stato complicato: erano pochi i tamponi, i laboratori erano sovraccarichi. Ricordo però che l’Ats non ha compiti erogativi, cioè non esegue direttamente i test: nonostante questo da inizio emergenza a oggi come Ats abbiamo fatto quasi 77mila tamponi. Dovevamo metterci in gioco tutti».

Affievolitasi la prima ondata, Bergamo ha poi retto di fronte alle recrudescenze del virus. «Nel frattempo è arrivato anche ulteriore personale», aggiunge Antonioli, perché il tracciamento è un lavoro incessante: se i contagi in Bergamasca da inizio pandemia sono appunto circa 57mila e se per ognuno occorre ricostruirne la rete dei contatti, è ipotizzabile che il lavoro del Dips si sia snodato in centinaia di migliaia di contatti.

Aziende, scuole, viaggiatori

Il lavoro del Dipartimento di Igiene e Prevenzione sanitaria dell’Ats di Bergamo per circoscrivere il contagio s’è sviluppato su più piani.

«Ad aprile 2020 siamo stati impegnati sul protocollo per la sicurezza nei luoghi di lavoro, il primo del genere in Italia, tant’è che è stato poi ripreso a livello nazionale – spiega la dottoressa –. C’era anche l’attività di controllo nelle aziende che potevano rimanere aperte: non con la semplice intenzione di sanzionare, ma per aiutarle a mettere in atto le azioni per prevenire il contagio». Da aprile 2020 il Dips è stato impegnato anche nell’organizzazione dei test sierologici, poi è iniziata la «partita» delle scuole: chiuse nella prima ondata, la sfida vera s’è giocata dall’autunno 2020.

«Le scuole sono ambienti complessi, perché l’obiettivo è penalizzare il meno possibile lo studente ma garantire allo stesso tempo la sicurezza – sottolinea la direttrice del Dips –. Adesso per esempio c’è anche il progetto dei test salivari, nell’ultima settimana il campione per i test ha interessato 1.181 alunni».

Altro tema, quello dei rientri dall’estero: «Ad agosto 2020 era stata messa in campo per la prima volta l’organizzazione dei tamponi per chi arrivava da alcuni Paesi a rischio, a cui s’è aggiunta poi la gestione della documentazione di chi rientra dall’estero: anche qui, uno sforzo significativo e costante», rimarca Antonioli.

Emergenze vecchie e nuove

«Lascio un Dips fatto da persone che hanno voglia di lavorare, professionisti seri», sottolinea la direttrice uscente.

Al Dipartimento di Dipartimento di Igiene e Prevenzione sanitaria dell’Ats di Bergamo fanno capo 202 persone, tra tecnici della prevenzione, amministrativi, assistenti sanitari, medici, tecnici di laboratorio, educatori, psicologi.

Lo sguardo più complessivo sulla gestione della pandemia indica che «di sicuro alcuni errori possono essere stati fatti, ma c’è la consapevolezza che non si ripeteranno. In un’emergenza inedita e devastante il sistema ha saputo trovare risposte nuove, strumenti nuovi».

Da usare per eventuali emergenze future, per quella ancora in corso e per la ripresa di patologie che sembravano dimenticate: «Stanno tornando le malattie infettive sopite: tubercolosi, salmonella, legionella – segnala Lucia Antonioli –. La guardia, sul tema della prevenzione, non si può mai abbassare».

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