Cronaca / Bergamo Città
Martedì 10 Febbraio 2026
In malattia, ma dirigeva una scuola. Dovrà ridare 56mila euro allo Stato
IL CASO. Assunta come assistente amministrativa in un istituto cittadino, ha lavorato sei giorni. Era direttrice in Calabria.
Era stata assunta a tempo determinato, in regime di tempo pieno, con le mansioni di assistente amministrativa in una scuola pubblica della città. Ma per tutta la durata del contratto - tra il primo settembre 2021 e il 12 giugno dell’anno successivo - si è presentata al lavoro solo sei giorni. In altre parole, era praticamente sempre in malattia. Peccato che durante l’assenza dal servizio facesse la direttrice di una scuola primaria privata in un centro in provincia di Reggio Calabria di cui è originaria. Per questo motivo, la sezione lombarda della Corte dei conti ha quantificato in 56mila euro il danno erariale che una cinquantunenne calabrese dovrà risarcire in favore dell’Ufficio scolastico regionale.
A seguire la prospettazione della Procura erariale, fatta propria dai giudici, l’assenza per malattia della donna era «ingiustificata per due ragioni»: in primo luogo, «perché la certificazione che attestava la “grave patologia” di cui soffriva era ideologicamente falsa»; e, in secondo luogo, «perché la convenuta, durante l’assenza dal posto di lavoro alle dipendenze pubbliche, ha continuato a svolgere attività lavorativa nella scuola dell’infanzia in Calabria». Secondo la Procura, la donna «non soffriva di una patologia invalidante idonea a giustificare l’assenza dal lavoro alle dipendenze dell’amministrazione statale».
Il certificato medico legale, in cui si riporta che era affetta da una grave patologia che necessitava l’assunzione di farmaco salvavita, «non prevedeva l’obbligo di permanenza nell’abitazione di residenza e nemmeno il ricorso a cure in strutture sanitarie». Ad avvalorare ulteriormente l’illiceità dell’assenza dal lavoro per malattia il fatto che, mentre brillava per assenteismo a Bergamo, la stessa svolgeva le mansioni di direttrice in una scuola in Calabria. Come certificato dalle indagini e dagli appostamenti della Guardia di Finanza.
«Nonostante l’attestazione della “grave malattia invalidante” che apparentemente giustificava l’assenza dalla scuola di Bergamo, la donna fraudolentemente svolgeva costantemente attività lavorativa nella struttura privata – si legge in un passaggio della sentenza che l’ha condannata al risarcimento del danno erariale –, espletando mansioni di particolare responsabilità e impegno personale tali da indurre le dipendenti a identificarla nella figura di “titolare” dell’attività».
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