(Foto di Colleoni)
LA MESSA. Nella Cattedrale di Bergamo, gremita per la festa del patrono, il Vescovo monsignor Francesco Beschi invita Bergamo alla fraternità e all’accoglienza: «Costruire insieme un bene più grande».
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«La Concordia è frutto della giustizia, della libertà, della verità, dell’amore, della consapevolezza interiore, della forza e della volontà di un bene più grande», e impegna a una responsabilità comune nella costruzione della città. Il vescovo Francesco Beschi nell’omelia ha richiamato così il filo conduttore della solennità di Sant’Alessandro, nella Cattedrale gremita in ogni ordine di posti per la festa del patrono cittadino. Accanto a lui, sull’altare, hanno concelebrato numerosi vescovi bergamaschi e un folto gruppo di sacerdoti diocesani; in prima fila le autorità civili e militari della città e della provincia.
Monsignor Beschi ha scelto di raccontare la concordia come un cammino, come una tensione, come un frutto. Ha richiamato Sant’Agostino, sottolineando un paradosso: «tutti la desiderano, pochissimi la vivono, perché l’anima tende a ripiegarsi sui propri interessi». Un pensiero che il vescovo ha intrecciato con la cronaca di oggi, citando un sondaggio secondo cui più della metà degli italiani avverte con maggiore forza ciò che divide rispetto a ciò che unisce, mentre San Giovanni Paolo II nel Giubileo della Misericordia, metteva l’accento sull’importanza della collaborazione nel segno delle «tante cose che ci uniscono e che sono certamente più di quelle che ci dividono».
Ha poi invitato a vivere la fraternità come un gesto profetico, capace di andare oltre il tempo. Una fraternità non chiusa ma generativa, che sa farsi accoglienza - impegnativa, ha detto, ma necessaria - verso chi è dimenticato o ai margini, dentro una città plurale, con il contributo di tutti.
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