Nelle rogge 12mila tonnellate di rifiuti: spesi 5 milioni di euro per la pulizia

AMBIENTE. Li ha raccolti in un anno il Consorzio di bonifica della media pianura. In città accumuli lungo Morla, Serio Grande e Ponte Perduto: «Problemi di sicurezza, i costi ricadono sui cittadini».

Pneumatici, plastica, lastre di eternit e materassi, ma anche residui di cantiere, rifiuti edilizi, materiale di sfalcio, carcasse di motorini e monopattini e sacchi contenenti spazzatura domestica. Nelle rogge della Bergamasca si può «pescare» veramente di tutto e ci sono punti che assomigliano a delle discariche a cielo aperto più che a corsi d’acqua. Tanto che sono state oltre 12mila le tonnellate di materiali raccolti nel 2025 dal Consorzio di bonifica della media pianura bergamasca. «È capitato di trovare anche delle armi, naturalmente segnalate alle forze dell’ordine, e carcasse di animali morti, come capre o maiali a cui vengono tagliate le orecchie per fare in modo che non possano essere riconosciuti dal veterinario», racconta Mario Reduzzi, direttore generale dell’ente che ogni anno investe circa cinque milioni di euro per mantenere pulite le rogge e smaltire la grande quantità di rifiuti abbandonati nei pressi dei canali e dentro i corsi d’acqua.

Il piano delle pulizie per il 2026

Escavatori e pale meccaniche sono in prima linea nella pulizia di una rete di canali lunga oltre 2mila chilometri, che interessa più di 100 Comuni, dalle pendici delle Prealpi orobiche fino alla Bassa, tra aree più o meno urbanizzate. Come ogni anno, approfittando della stagione in cui le rogge sono in asciutta, il Consorzio ha programmato tra gennaio e maggio un articolato piano di pulizia e manutenzione degli alvei. In queste settimane le operazioni si stanno concentrano in città, dove il fenomeno dell’abbandono dei rifiuti è sempre più frequente: in alcuni tratti del torrente Morla, della roggia Serio Grande e della Ponte Perduto, riferiscono dall’ente consortile, si accumulano chili di pattumiera, soprattutto in prossimità delle chiuse o dei partitori, con i materiali che restano incastrati ostacolando il deflusso delle acque e causando problemi di sicurezza.In questi giorni uomini e mezzi del Consorzio sono impegnati proprio nella zona di via Rovelli, alle spalle del mercato ortofrutticolo della Celadina, dove lungo la roggia Ponte Perduto al confine con Seriate si è ammassata parecchia spazzatura, in prevalenza plastica, oltre a diversi materassi. «Questo è uno dei punti più critici, insieme a Zingonia», spiega Reduzzi, che ieri mattina è intervenuto in via Rovelli, insieme al presidente del Consorzio, Franco Gatti, per illustrare alla stampa il lavoro svolto dalle squadre operative impegnate per rimuovere e smaltire i rifiuti.

«È un’attività fondamentale per garantire il corretto scorrere dell’acqua e prevenire l’intasamento delle griglie, perché l’effetto tappo creato dalla presenza dei rifiuti nei corsi d’acqua può creare significativi problemi in caso di eventi naturali estremi, come le alluvioni – spiega il presidente –. La nostra azione è anche finalizzata a impedire che i rifiuti inquinino in profondità, alterando il delicato ecosistema e impattando ad esempio sulla sicurezza alimentare di quanto viene prodotto nei terreni agricoli dove quest’acqua scorre. Ogni anno ci occupiamo di dragare gli alvei delle rogge e dei torrenti di competenza del Consorzio per rimuovere principalmente i fanghi di spurgo presenti sui fondali. Tuttavia, ci imbattiamo costantemente in rifiuti sia nell’acqua sia lungo le rive: nel 2025 abbiamo raccolto circa 12.560 tonnellate di rifiuti, poi trasportati in una piazzola dedicata dove vengono selezionati, separati, compattati e smaltiti, tutto a spese del nostro ente».

Al vaglio l’utilizzo di fototrappole

Un malcostume che, ribadiscono dal Consorzio, genera un significativo incremento dei costi, anche a causa delle spese legate allo smaltimento di rifiuti spesso classificati come speciali e quindi soggetti a trattamenti specifici previsti dalla normativa vigente. «Nella Bergamasca ci vantiamo di avere tanti Comuni ricicloni ma se poi il risultato è che si buttano i rifiuti nei corsi d’acqua ciò non va bene perché vuol dire nascondere l’immondizia sotto il tappeto – commenta Reduzzi –. Vorremmo organizzarci per posizionare delle fototrappole per contenere questo fenomeno sempre più diffuso. È un problema di inciviltà, che fa danni all’ambiente e alla collettività, ed è intollerabile perché al giorno d’oggi ci sono tutte le possibilità per smaltire correttamente i rifiuti. I 5 milioni spesi ogni anno per la pulizia rappresentano costi che, inevitabilmente, devono poi essere recuperati attraverso i contributi dei circa 300mila cittadini consorziati. E, guardando al lato puramente economico, le persone dovrebbero capire che comportarsi bene può consentir loro di risparmiare».

Il nodo dei rifiuti speciali

L’abbandono dei rifiuti provoca l’inquinamento delle acque e dei fanghi che, una volta raccolti, vengono sottoposti ad analisi. «Se risultano contaminati da sostanze pericolose – prosegue Gatti – vengono trattati come rifiuti speciali e sottoposti a una procedura specifica che può durare diversi mesi. Al termine del processo i fanghi vengono inertizzati e possono essere riutilizzati come sottoprodotti, ad esempio nei sottofondi stradali». Un’operazione dai costi rilevanti: nel 2025 il Consorzio ha speso 1,8 milioni di euro solo per il trattamento dei fanghi contaminati, senza contare gli oltre 2 milioni di euro destinati alla pulizia generale della rete. «Uno sforzo importante, orientato anche ai principi dell’economia circolare, grazie al recupero e al riutilizzo dei materiali trattati – concludono dal Consorzio –. Contrastare con decisione il fenomeno dell’abbandono dei rifiuti permetterebbe di ridimensionare il problema e di contenere i costi che l’ente è costretto a sostenere per garantire la tutela dell’ambiente e la sicurezza idraulica del territorio».

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