Scuola al via in presenza con l’incognita Omicron. «Organici già al limite»

Per l’Anp in Lombardia da 1 a 3 dipendenti per scuola già assenti Cubelli: «Regole rispondono alla necessità. Serve la collaborazione di tutti».

Il 20% delle scuole bergamasche riaprono le porte oggi: gli studenti potranno rientrare in classe, ma insieme a loro entreranno nelle scuole anche i dubbi e le preoccupazioni rispetto a una ripartenza delle lezioni in presenza in attesa del picco dei contagi. A Bergamo gli istituti sono pronti a ripartire, ma qualche perplessità, anche rispetto alle nuove norme di quarantena previste dal Governo, continua a esserci: quelle che riguardano l’efficacia del tracciamento, per esempio. E poi rimane l’incognita personale: visto l’alto numero di contagi che si sta registrando ovunque, è presumibile che molte scuole dovranno fare i conti con diverse assenze per malattia di docenti e personale Ata.

«Tutti collaborino»

«Le stime sulle presenze e sulle assenze del personale - dice Vincenzo Cubelli, dirigente dell’Ufficio scolastico territoriale di Bergamo - le avremo solo nei prossimi giorni. Oggi possiamo solo prendere atto di un avvertimento della realtà: è evidente che i contagi siano alti in questo momento ed è plausibile che tra tutti questi ci possano essere anche degli insegnanti. Rispetto alle regole, possiamo dire che sono ben note e che possiamo riassumerle nella regola dell’1-2-3-4. Sembrano complesse a un primo sguardo, ma rispondono alla necessità di tenere in considerazione sia la salute pubblica sia istruzione, entrambi servizi primari che lo Stato eroga. Penso sempre che non esistano situazioni perfette, ma che queste situazioni possono migliorare con la collaborazione di tutti». Che significa, essenzialmente, due cose: «evitare gli assembramenti e vaccinarsi» sottolinea ancora Cubelli. «A Bergamo poi la collaborazione per il tracciamento con Ats non è mai mancata e continueremo in questa direzione».

Le perplessità sulle norme

Le preoccupazioni quindi sono quelle relative all’applicabilità delle nuove norme. «Qualche problema sui tracciamenti ci sarà - dice Gloria Farisé, preside del Falcone e presidente provinciale dell’Associazione nazionale presidi -. Come dirigenti non ci permettiamo di dire al Ministero cosa deve fare, danno disposizioni e noi le applichiamo, ma qualche preoccupazione sui tracciamenti c’è. Perché speriamo ci vengano forniti velocemente da Ats, ma se anche Ats è sotto organico temiamo rallentamenti. Se ci saranno tanti positivi il tracciamento diventerà ovviamente più lento. Se invece guardiamo alle possibili assenze di personale, in ogni scuola c’è già personale assente per Covid (secondo una ricerca di Anp Lombardia tra 1 e 3 persone in ogni scuola, ndr): alcune scuole hanno già iniziato le procedure per la nomina di supplenti. In questo momento poi possiamo solo immaginare quale sarà la situazione al rientro: si potranno avere conseguenze anche sull’organizzazione oraria e, quindi, sui trasporti».

«Negli asili maggiori criticità»

Rientrare è una questione di necessità: «L’applicabilità - dice Maria Amodeo, dirigente del Natta - dipende dalla necessità contingente della situazione pandemica, coordinata con la necessità di mantenere la scuola aperta. Parliamo di diritto e di dovere. Il problema nelle secondarie è relativo, è sicuramente più complesso nelle scuole con i bambini sotto i sei anni». Saranno infatti i numeri dei contagi che potranno toccare in maniera significativa docenti, alunni e personale Ata. «Di fatto il tampone 0, il tampone 5 e la sorveglianza sanitaria c’erano già prima di queste nuove disposizioni. La vera difficoltà – sottolinea la dirigente dell’Ic Camozzi, Barbara Mazzoleni – saranno i numeri da gestire  tra alunni, personale docente e non docente. Da non dimenticare poi che i problemi di applicazione delle disposizioni prese derivano anche dal fatto che noi, come scuola, non sappiamo chi è vaccinato, con quante dosi, e chi non lo è. Queste informazioni le ha l’Ats che poi dovrebbe comunicarlo alle scuole, ma se i numeri sono alti potrebbero esserci problemi di tempistica».

I problemi poi sono anche legati alla gestione dei periodi di quarantena, come sottolinea il dirigente dell’Istituto Secco Suardo, Luciano Mastrorocco che evidenzia la difficoltà di dover scegliere a chi affidare questo controllo, così come «portare avanti la didattica   mista, vale a dire con studenti in classe e studenti a casa, non è per niente facile». E sulla difficoltà di gestione dei numeri è d’accordo anche il dirigente dell’Istituto Paleocapa: «In questi giorni – spiega Imerio Chiappa – abbiamo notizia di parecchi ragazzi che sono risultati positivi ai tamponi. A questi si aggiungeranno anche i docenti e il personale Ata. Potrebbe crearsi una situazione difficile da gestire, comunque ci proveremo». Tra i dirigenti c’è anche chi non avrebbe visto poi così male un rientro a scuola con la Dad: «Ormai l’obiettivo della scuola in presenza è diventato un mostro sacro. Un mito che non deve essere messo in discussione – sottolinea il dirigente del Sarpi, Antonio Signori -. Poteva essere più saggio scegliere un periodo in Dad, in modo da capire l’evoluzione a livello pandemico».

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