«Siamo tutti sconvolti ma insegniamo la speranza». Giulio, domani i funerali
IL RICORDO. Dirigenti e insegnanti del bimbo investito a Bergamo: «Accompagneremo e seguiremo i bambini nella rielaborazione di un lutto così grande e improvviso».
Lettura 2 min.Gli occhi nascondono il vuoto e il dolore. Ma senza mai abbandonare il sorriso. Perché questo è il compito più difficile a cui sono chiamati ora insegnanti, dirigenti e collaboratori dell’Imiberg: accompagnare gli studenti ad attraversare il dolore per la morte del loro compagno Giulio senza perdere «la speranza».
E così giovedì 14 maggio all’istituto del quartiere di Santa Lucia - la scuola che il piccolo Giulio, alunno della classe 4ªA, frequentava sin dall’infanzia insieme al fratello maggiore - le lezioni si sono svolte regolarmente, pur se con il pensiero rivolto sempre a lui.
«Allegro e molto dolce»
«Giulio era un bambino molto energico e allegro, sapeva sempre sdrammatizzare le situazioni con una battuta. Ma era anche molto molto dolce. Cercava spesso la vicinanza della maestra e della figura di riferimento. Alternava l’esuberanza che è propria dei bambini a momenti di tenerezza. Amava la matematica e lo sport. Negli ultimi mesi ci riportava soprattutto i fine settimana passati a sciare. E poi c’era il calcio, era un tifoso dell’Atalanta». Lo ricorda così Sara Gusmini, una delle sue maestre. È stata una giornata difficile ieri all’Imiberg, con tante e diverse reazioni di fronte alla tragedia che ha sconvolto tutti mercoledì. Qualche famiglia non se l’è sentita di mandare i figli a scuola. Chi ci è andato invece lo ha fatto anche per provare a dare forma alla propria sofferenza. Nella classe di Giulio, così come nell’altra sezione, 4ªB, molti alunni hanno preparato fiori, bigliettini, felpe e disegni da adagiare sul suo banco. Un modo per dire che il suo posto rimarrà vuoto, ma non nel cuore di chi lo ha avuto accanto.
Prima dell’inizio delle lezioni, agli studenti delle due classi è stato riservato un momento di riflessione insieme al rettore dell’istituto, don Matteo Stoduto: «Il messaggio che ho voluto portare loro è che, quando siamo spaventati, abbiamo bisogno di qualcuno che ci vuole bene e che ci abbracci. La prima cosa da fare è cercare un rifugio che ci tranquillizzi e ci rassicuri sul fatto che non siamo soli. Ho detto loro che la nostra amicizia rappresenta questa rassicurazione. Guardiamoci e regaliamoci attenzione l’un l’altro, questo ho voluto trasmettergli», ha spiegato il sacerdote.
I compagni di classe
Sono «molto provati» i bambini, riferisce la maestra Sara. Ma lo sono anche la direttrice Paola Scuderi e l’ex direttrice Nicoletta Galizzi per un dramma avvenuto solo pochi minuti dopo l’uscita dalla scuola: «Giulio è stato a scuola fino alle 16 (di mercoledì, il giorno in cui è stato investito, ndr). Il padre aveva l’abitudine di venire a prendere i figli a scuola e di portarli al negozio della madre, dove poi stavano insieme», racconta Galizzi.
«Le reazioni dei bambini sono tutte diverse ma saranno tutte accolte e non giudicate»
Nonostante il dolore, giovedì 14 maggio il personale della scuola ha accolto con premura gli alunni: «Siamo tutti sconvolti e i bambini sono confusi. È ancora presto per loro per capire che un loro compagno non c’è più. Viviamo il momento minuto per minuto, consapevoli che c’è poco che si possa dire o fare», dice la direttrice Scuderi, che il 14 maggio - come già aveva fatto mercoledì 13 il rettore don Stoduto - si è messa in contatto con la famiglia di Giulio: «Li ho sentiti e ho chiesto loro se fossero d’accordo per una Messa in memoria di Giulio e ci hanno ringraziati per il gesto. Abbiamo mandato loro un grande abbraccio, nell’attesa di darglielo di persona».
Il suo abbraccio e aiuto intanto l’Imiberg lo sta dando e continuerà a darlo ai propri alunni, anche grazie all’aiuto di una consulente psico-pedagogica: «Le reazioni dei bambini sono tutte diverse ma saranno tutte accolte e non giudicate. Questa sarà la sfida dei prossimi giorni, quella di seguire i bisogni dei bambini accompagnandoli nella rielaborazione», afferma Scuderi. Anche nei momenti più duri la scuola non smarrisce il suo ruolo di comunità educante: «La scuola cerca di comunicare speranza, senza omettere la drammaticità e il dolore del momento. Ma sta a noi adulti insegnare ai bambini che la morte non ha l’ultima parola», conclude Galizzi.
Sabato 16 maggio i funerali
Sabato 16 maggio, alle 15, saranno celebrati i funerali nella chiesa parrocchiale di San Paolo Apostolo, il quartiere cittadino dove vive la famiglia Lovera. Intanto, alla casa del commiato delle «Onoranze funebri dell’Isola» è un susseguirsi di persone che si stanno stringendo attorno a mamma e papà, al fratello maggiore e agli zii.
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