Giulio, l’abbraccio degli amici alla camera ardente. Donate le cornee del bimbo investito a Bergamo

IL DRAMMA. I genitori del bambino investito hanno acconsentito al prelievo: un altro bimbo tornerà a vedere. Un testimone: «Il papà ha tentato a lungo di rianimarlo. Disperata l’investitrice, ripeteva di non averlo visto».

Lettura 2 min.

Il fatto che un altro bambino potrà tornare a vedere proprio grazie alle cornee che il piccolo Giulio ha donato è forse l’unico spiraglio di luce che si può scorgere in questa vicenda che ha gettato nella disperazione non solo la famiglia Lovera, ma anche gli amici, i compagni di scuola, l’intera città. Dopo il generoso «sì» di mamma Loredana e papà Giovanni, ieri mattina i medici dell’ospedale Papa Giovanni XXIII hanno provveduto al prelievo degli organi.

Poi il corpicino di Giulio, che il prossimo 6 agosto avrebbe compiuto dieci anni, è stato composto nel feretro bianco e portato alla casa del commiato delle «Onoranze funebri dell’Isola» di Brembate Sopra. Dove nel pomeriggio è stato un susseguirsi di persone che si sono volute stringere attorno a mamma e papà, al fratello maggiore e agli zii. Sabato pomeriggio, alle 15, saranno celebrati i funerali nella chiesa parrocchiale di San Paolo Apostolo, il quartiere cittadino dove vive la famiglia Lovera.

Ricostruita la dinamica

Intanto i rilievi della polizia locale hanno chiarito con precisione la dinamica dell’incidente di mercoledì pomeriggio: per la conducente della Smart che ha travolto Giulio, una settantenne residente in città – illesa ma sotto choc per l’accaduto – si profila l’accusa di omicidio stradale quale iter di prassi in queste circostanze.

Ha raccontato di non essersi accorta di nulla: «Era disperata e credeva di aver investito un pallone», riferisce un testimone dell’incidente. La Smart è stata posta sotto sequestro per ulteriori accertamenti, anche se quanto accaduto appare ormai chiaro nella sua drammaticità.

Giulio si trovava in auto con il papà Giovanni e la loro vettura era incolonnata al semaforo di piazzale Risorgimento, direzione via Broseta. Alle 16.30 il papà ha accostato alla sua destra per far scendere Giulio, che avrebbe dovuto così raggiungere il negozio della mamma, «L’arte estetica», sull’altro lato della strada. Giulio, passato davanti a un camion – anch’esso fermo al semaforo e il cui conducente ha cercato di avvisare il bambino dell’arrivo di un’auto suonando il clacson più volte –, è stato travolto dalla Smart che arrivava dalla direzione opposta rispetto all’auto del papà e al camion e che, da via Broseta, proprio al semaforo aveva svoltato a destra e imboccato piazzale Risorgimento.

«Il papà lo ha subito soccorso»

«Oggi non sono riuscito neppure a uscire di casa perché quello che ho visto è stato davvero qualcosa di estremamente devastante – confida al telefono il testimone del sinistro –: c’era il papà del piccolo chinato su di lui e che tentava, disperato, di rianimarlo. Gli ha praticato il massaggio cardiaco e la respirazione bocca a bocca senza un attimo di sosta. Una scena di dolore e disperazione».

Prosegue il testimone: «Io e un altro passante abbiamo cercato di avvicinarci per capire se potevamo in qualche modo aiutarlo, ma lui era indaffarato con la rianimazione e non faceva avvicinare nessuno, quasi in una sorta di protezione. Solo quando è arrivato il 118 con l’ambulanza e l’automedica si è alzato ed è andato nel negozio della moglie di fronte: era una maschera di sangue. Poi è uscita anche la mamma in strada, disperata. E con lei c’era anche il fratellino. Momenti che difficilmente chi era lì potrà dimenticare».

Il tentativo di rianimarlo

Anche il personale sanitario ha tentato di tenere in vita Giulio in tutti i modi: «I parametri vitali erano molto bassi e probabilmente l’impressione era che non ce l’avrebbe fatta, come poi purtroppo è accaduto», aggiunge il testimone. Che ha poi assistito l’automobilista: «La donna alla guida della Smart era sotto choc: ci ha dato il telefono e il nome del marito, che abbiamo subito chiamato e che poi è arrivato. La donna continuava a dire: non l’ho visto, non ho fatto apposta, andavo piano. Era appena uscita dalla farmacia e, salita in auto, aveva curvato per immettersi in piazzale Risorgimento. Quando il bambino è sbucato da dietro il camion, ha detto che non ha potuto fare niente per evitarlo». La corsa al «Papa Giovanni» si è purtroppo rivelata inutile e poco dopo Giulio è diventato un angioletto vestito di bianco e con le ali blu, come quello che i suoi amici hanno disegnato sull’asfalto.

© RIPRODUZIONE RISERVATA