Taleggio, la salma di Hassan sarà rimpatriata. L’artigiano non ancora scarcerato

IL CASO. Morto in strada, una raccolta fondi per l’ultimo viaggio in Egitto. Verdellino, casa ancora sequestrata: i familiari ospitati tramite la parrocchia.

Riposerà per sempre in Egitto Hassan Saber Qamer Ahmed Matried: lo ha deciso la sua famiglia in patria, da dove ha chiesto che il proprio caro possa tornare a casa per essere seppellito. La salma del quarantatreenne egiziano trovato morto all’alba di lunedì 5 gennaio ai margini della provinciale 25 a Taleggio verrà dunque rimpatriata grazie a una raccolta di fondi organizzata da alcuni connazionali, con il supporto della comunità del Pime di Sotto il Monte, dove Hassah soggiornava da circa due anni.

Chiesta la scarcerazione

Dopo l’esame autoptico cui il corpo del quarantatreenne è stato sottoposto venerdì 9 gennaio all’obitorio la Procura di Bergamo ha infatti disposto il nulla osta per la restituzione della salma ai familiari. Dall’esame è emerso che le ferite sulla salma sono risultate compatibili con un incidente e non come un omicidio, come era stato invece inizialmente ipotizzato: motivo per cui la stessa Procura – il caso è in mano al sostituto Maria Esposito – ha chiesto la scarcerazione di Nouri Hedhili, in cella da martedì 6 gennaio con l’accusa di omicidio. Accusa che, proprio a seguito dell’autopsia, è però di fatto rientrata, mentre ha preso corpo la versione fornita dallo stesso fermato, ovvero che l’egiziano possa essere caduto accidentalmente dal tetto dell’abitazione a Verdellino di Hedhili – artigiano tunisino di 53 anni, regolare e incensurato – dove era stato accompagnato, la mattina di domenica 4 gennaio, per svolgere alcuni lavori in nero. Sabato 10, dopo aver interrogato di nuovo il tunisino, la stessa Procura ne ha chiesto la scarcerazione, inviando la richiesta al giudice per le indagini preliminari Michele Ravelli: si attende ora la decisione del gip.

Il corpo abbandonato a Taleggio

In seguito potrebbe anche mutare il capo di imputazione di Hedhili che, difeso dagli avvocati Simone Inno e Gianluca Paris, ha comunque ammesso di aver caricato il corpo senza vita di Hassan sul suo furgone Renault Master alle 11 di domenica 4 gennaio, di mattina, e di aver girovagato per 19 ore per tutta la provincia, fino ad abbandonarlo, alle successive 6 del mattino dopo, a Taleggio.

La sua abitazione nel centro di Verdellino è ancora sotto sequestro: i sigilli erano scattati a seguito di un sopralluogo del reparto scientifico dell’Arma, giovedì 8 gennaio, per l’utilizzo del luminol, il dispositivo usato per rilevare tracce di sangue (che sono infatti poi state trovate). Nel frattempo la sua famiglia – moglie e tre figlie – ha trovato ospitalità grazie all’interessamento della parrocchia di Verdellino e tramite il supporto dei servizi sociali del Comune.

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