«Turismo a Bergamo, bisogna ripensare i trasporti»

IL DIBATTITO. Dal 2019 la permanenza media è cresciuta da 1,9 a 2,1 notti. Sanchez: «Primi risultati positivi». Gli operatori: «Mancano i collegamenti con la provincia». Zambonelli: «Lavoriamo per una rete più capillare».

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Non è tanto un problema di «farsi scegliere» dai turisti. Sempre più chiaramente, la sfida di Bergamo e della sua provincia è invece convincere chi arriva a fermarsi, trasformando la città da meta da consumare in poche ore a base per conoscere un territorio più ampio. È il passaggio dal turismo «mordi e fuggi» a un turismo più stanziale, capace di distribuire presenze e consumi anche fuori dal capoluogo, mettendo in relazione la città e la provincia.

I numeri

Il dato emerso dal monitoraggio di Confcommercio sui giorni a cavallo di Ferragosto è piuttosto eloquente: su oltre 176mila presenze, l’85,6% dei visitatori ha lasciato il capoluogo senza pernottare. Eppure accanto a questo indicatore ce n’è un altro che racconta una tendenza diversa. Secondo i dati di Visit Bergamo, la permanenza media, considerando gennaio-luglio, è salita da 1,9 a 2,1 notti tra il 2019 e oggi.

Il legame tra città e provincia

Per Christophe Sanchez, amministratore delegato di Visit Bergamo, è la conferma che il lavoro sull’allungamento dei soggiorni sta producendo risultati positivi. «L’obiettivo è continuare su questa strada, su questo siamo d’accordo con Confcommercio». Per farlo bisogna rafforzare la relazione tra città e territorio. L’idea è quella del turista come «cittadino temporaneo», che non si limita a vedere un monumento ma entra in relazione con il luogo, con i suoi servizi e con le persone che lo abitano. Anche per questo la formazione degli operatori, osserva Sanchez, diventa parte integrante dell’offerta: «Il turismo è relazione, esperienza umana – prosegue –. E lo stesso lavoro lo portiamo avanti anche sulla provincia e sulla montagna».

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Sulla stessa linea il presidente della Camera di Commercio Giovanni Zambonelli: «L’attività di Visit Bergamo - dice - dovrà spostarsi di più sulla promozione dell’intera provincia per dare ai turisti le motivazioni per intrattenersi più a lungo».

Gli albergatori

Il problema è che allungare i soggiorni non basta se il turista continua a concentrarsi sugli stessi luoghi. Per Alessandro Capozzi, presidente di Federalberghi Confcommercio Bergamo, la permanenza media rimane bassa, anche se agosto rappresenta un’eccezione, con clienti che si fermano anche 5-6 notti. «Molti arrivano già organizzati – racconta – e utilizzano Bergamo come punto di partenza e di arrivo per altre escursioni. E così capita che passino da Città Alta anche 2-3 volte».

Il tema dei trasporti

Un meccanismo che rischia di concentrare le presenze, mentre la sfida è proprio quella di portare il turista a conoscere un territorio più ampio. Ma un territorio può diventare un’unica destinazione solo se è realmente raggiungibile. E qui emerge uno dei nodi più evidenti: i trasporti. Il potenziamento della rete, secondo Capozzi, dovrebbe arrivare anche verso le valli, con infrastrutture capaci di servire i residenti e, insieme, di offrire ai turisti senz’auto una possibilità concreta di spostarsi.

È su questo punto che il ragionamento sui tempi di permanenza incrocia quello sulla mobilità. Se l’obiettivo è portare il turista oltre Bergamo, infatti, la promozione della provincia deve essere accompagnata dalla possibilità concreta di raggiungerla. Per Zambonelli è quindi necessario intervenire anche sul trasporto pubblico locale. Nel tavolo Bergamo 2030, spiega, il Tpl rappresenta un punto importante: «Oggi è strutturato fondamentalmente sulle necessità del mondo scolastico – dice –. Da qui l’interlocuzione avviata con l’Agenzia del Tpl: affinché diventi attrattivo per il territorio il trasporto pubblico deve essere ripensato» e, nella prima fase, orientato anche alle esigenze del mondo del lavoro, con un’estensione degli orari. Il passaggio è rilevante anche per il turismo: «Una rete più capillare e con servizi distribuiti nell’arco della giornata non servirebbe soltanto a chi vive e lavora in provincia, ma renderebbe più facilmente accessibili le diverse destinazioni anche ai turisti», osserva Zambonelli.

L’extra alberghiero

La questione della mobilità diventa ancora più importante con la crescita delle strutture extralberghiere. Paolo Prestini, presidente di Aigo Confesercenti, ricorda l’aumento dei turisti che scelgono le case vacanza. Un cambiamento radicale nel modo di ricevere i visitatori: «Chi gestisce una casa vacanze non sempre ha un rapporto diretto con l’ospite – dice – e senza un’interazione diretta, il turista rischia di essere lasciato a se stesso». Anche per Prestini è decisiva la sinergia tra operatori e istituzioni: «Il problema è il tempo e la difficoltà dei collegamenti – spiega –: Cornello dei Tasso, San Pellegrino o Crespi d’Adda possono diventare mete naturali di un soggiorno in città, ma solo se raggiungerle non richiede tempi sproporzionati».

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C’è poi un aspetto più semplice, ma non secondario: il turista deve sapere che cosa può fare. Prestini richiama la necessità di mettere a disposizione nelle strutture ricettive materiale informativo e pubblicazioni, anche gratuitamente. La promozione deve continuare dentro alberghi, case vacanza e altri luoghi dell’accoglienza, accompagnando il visitatore nella scoperta del territorio.

Le guide turistiche

Ma la difficoltà di far restare i turisti non riguarda soltanto la domanda. Per Barbara Savà, guida turistica e referente lombarda di Federagit, «Bergamo è attrattiva, ma presenta ancora carenze nelle strutture e nelle infrastrutture». Il problema «emerge soprattutto con i gruppi organizzati: agenzie e tour operator con cui lavorano le guide vorrebbero fermarsi più a lungo, ma non sempre trovano disponibilità in hotel e ristoranti. Il rischio è rendere Bergamo meno competitiva rispetto ad altre città lombarde capaci di accogliere meglio i gruppi organizzati».

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