«Volevano uccidere Maniero», in cella anche un bergamasco

Nella mega inchiesta sulla Mala del Brenta l’ex rapinatore Rivellini. La Dda: diede tre bombe a ex luogotenenti del boss desiderosi di vendetta.

«Volevano uccidere Maniero», in cella anche un bergamasco
Un’immagine d’archivio di Felice Maniero
(Foto di Ansa)

C’è anche un esponente della vecchia malavita bergamasca tra i 25 finiti in carcere martedì nell’ambito di una mega inchiesta della Dda di Venezia su ex componenti della Mala del Brenta accusati di progettare l’omicidio del loro ex capo Felice Maniero, reo ai loro occhi di averli fatti finire dietro le sbarre dopo che aveva cominciato a collaborare con la giustizia. Si tratta di Francesco Rivellini, 67 anni, di Telgate, da tempo trasferitosi ad Adro, nel Bresciano. Rivellini è estraneo all’associazione per delinquere contestata, ma per l’accusa avrebbe consegnato tre bombe che – sempre stando alle congetture degli inquirenti – sarebbero potute servire per eliminare Maniero.

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