Il «taglio» dell’Irpef solo per 70mila bergamaschi: «Aiuta i redditi alti»
LA MANOVRA. L’ aliquota al 33% fino a 55mila euro porterà vantaggi all’8,5% dei contribuenti. Sgravi fino a 500 euro al ceto medio, ma anche ai «paperoni». Sindacati critici.
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Settantamila. Sono questi, a grandi linee, i bergamaschi che dall’anno prossimo dovrebbero beneficiare della nuova rimodulazione dell’Irpef messa a punto dal governo per la legge di bilancio dedicata al 2027. Ma è una platea piuttosto diversificata, per una novità presentata come sostegno del ceto medio e di cui godranno però anche i più abbienti.
La manovra punta infatti a estendere il perimetro del secondo scaglione dell’Irpef, cioè l’aliquota al 33%: attualmente si paga sui redditi da 28.001 a 50mila euro lordi annui, ma dal 2027 sarà così anche per quelli da 50.001 a 55mila euro, al posto dell’aliquota vigente del 43%.
In Bergamasca il reddito medio è di 27.290 euro. Cgil, Cisl e Uil contro l’innalzamento del tetto della flat tax per le partite Iva a 100mila euro
I numeri bergamaschi
Prendendo a riferimento le ultime statistiche fiscali del ministero dell’Economia e delle Finanze, sono circa 15mila i residenti in provincia di Bergamo che dichiarano da 50 a 55mila euro, per i quali appunto interverrà lo «sconto» promesso. Ma per via dei meccanismi dell’Irpef se ne avvantaggeranno pure altri 55mila circa, ossia coloro con guadagni dai 55mila euro in su. Questo perché, come noto, il prelievo dell’Irpef è a «blocchi»: oggi, semplificando una materia spesso ostica, sul reddito dichiarato si paga lo 0% di Irpef (no tax area) fino agli 8.500 euro, poi il 23% sulla parte da 8.501 a 28mila, quindi il 33% sulla quota tra 28.001 e 50mila euro e infine il 43% per tutta la restante fetta dai 50.001 in poi. Dal 2027, invece, allargando la tassazione al 33% anche al «segmento» 50-55mila euro, il beneficio diviene automatico per tutti coloro con un «730» superiore, e cioè i circa 28mila cittadini con reddito tra i 55 e i 75mila euro, i quasi 19mila tra i 75 e i 120mila euro e gli 8.678 «paperoni» che denunciano oltre 120mila euro.
I conti e l’impatto
Secondo le stime, il provvedimento si tradurrà in un «bonus» fino ai 500 euro all’anno, l’equivalente di 100 euro per ogni mille euro di imponibile al di sopra dei 50mila. In concreto: chi dichiara 51mila euro ne «risparmia» 100, chi ne dichiara 52mila ne «ottiene» 200, e così via. Dai 55mila in poi, tutti – chi dichiara 55.100 euro e chi 300mila – hanno un giovamento di 500 euro annui. In altri termini, potrà sorridere intorno all’8,5% dei contribuenti residenti in provincia di Bergamo. Per tutti gli altri che non arrivano ai 50mila euro non cambierà nulla. In Bergamasca, secondo i «730» presentati nel 2025, il reddito medio è di 27.290 euro.
Le posizioni dei sindacati
La posizione maggiormente critica viene dalla Cgil: «Chiaro, di un risparmio non si butta via niente, ma le ricadute sembrano modeste – ragiona Marco Toscano, segretario generale del sindacato di via Garibaldi – e soprattutto non va nel senso di una reale progressività del fisco, come invece previsto dalla Costituzione. È una scelta che sostiene prevalentemente gli imponibili alti. Manca una visione di recupero dell’evasione fiscale ed è ancora assente la misura di maggior equità: la sterilizzazione del fiscal drag (il fenomeno per cui l’inflazione, gonfiando i redditi nominali, fa pagare più Irpef, ndr)».
Francesco Corna, segretario generale della Cisl di Bergamo, parte da una premessa: «Siamo ancora alle ipotesi, vedremo poi i testi definitivi. Un alleggerimento dell’Irpef, specie sul lavoro dipendente, lo chiediamo da sempre: è stato in parte riconosciuto, ma noi chiedevamo di alzare l’asticella fino ai 60mila euro. Di positivo ci sono alcune misure di sostegno alle famiglie, le agevolazioni sull’abitare e la conferma della detassazione dei premi di risultato; di negativo c’è la mancata rivalutazione piena delle pensioni».
. «Quando il provvedimento nacque, il tetto era fissato tipicamente a 30mila e poteva aiutare le piccole partite Iva – ricorda Toscano –, ma adesso siamo di fronte a una forte disuguaglianza»
Per Pasquale Papaianni, coordinatore territoriale della Uil di Bergamo, «la progressività del fisco dovrebbe essere declinata in maniera più concreta. Vale anche per la flat tax, che aiuta lavoratori autonomi e scarica tutto sulle spalle di dipendenti e pensionati».
E proprio sull’ulteriore ampliamento della tassazione di favore per le partite Iva (la soglia per accedere al regime forfettario del 15% dovrebbe salire da 85mila a 100mila euro di ricavi) la visione dei sindacati si ricompatta. «Quando il provvedimento nacque, il tetto era fissato tipicamente a 30mila e poteva aiutare le piccole partite Iva – ricorda Toscano –, ma adesso siamo di fronte a una forte disuguaglianza». «Contestiamo l’aumento della flat tax: che si tratti di lavoro dipendente o autonomo – rimarca Corna –, il trattamento fiscale deve essere il medesimo».
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