La siderurgia paga lo scotto energetico: meglio la meccanica, ma è a due velocità
LA CONGIUNTURA. Macchinari industriali in difficoltà, mentre la transizione sostiene la componentistica elettrica. Piccinali (Confindustria): «Bergamo resiste grazie all’export. Il 22% delle aziende prevede un calo dell’attività».
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Il settore metalmeccanico bergamasco corre a due velocità. La siderurgia continua a perdere terreno, con la produzione in calo del 7,3%, dato che colpisce ancor di più se confrontato con il più 3,1% registrato a livello lombardo. La meccanica mostra invece segnali incoraggianti, con un incremento che sfiora il 3% (più 2,9% per la precisione), che consolida il percorso di recupero avviato nella seconda metà del 2025 e si allinea alla media regionale. È questo il quadro che emerge dalle elaborazioni dell’Ufficio studi di Confindustria Bergamo riferite ai primi tre mesi dell’anno sui dati dell’Indagine congiunturale di Federmeccanica.
Agostino Piccinali, presidente del Gruppo Meccatronici di Confindustria Bergamo, non azzarda previsioni sui tempi di una ripresa solida: «Visto il contesto, la resistenza della Bergamasca è già un risultato notevole: essendo una provincia a forte vocazione export, riusciamo a ripartire su più mercati nonostante la situazione non sia facile». Tra gli elementi di maggior ostacolo, il presidente individua la crisi in Medio Oriente, terra di export orobico, e la lunga guerra tra Russia e Ucraina: «Le imprese si trovano ad affrontare una difficile sfida: spingere sugli investimenti e su una ottimale gestione delle competenze con margini sotto pressione in un contesto ancora fragile». Piccinali evidenzia però anche «la mancanza di un’azione forte del governo italiano verso l’Unione europea in un momento in cui potremmo fare anche un pochino la voce grossa». Soprattutto, aggiunge, nella richiesta di stabilire «un prezzo comune dell’energia che consentirebbe anche all’Italia di tornare competitiva su un fattore che ci mette in posizione di svantaggio tra i produttori europei».
Stando alla fotografia scattata da Confindustria, il meno 7,3% del comparto siderurgico bergamasco sconta prezzi dell’energia che pesano in modo determinante sui costi di produzione. Quasi la metà delle imprese intervistate (44%) segnala un «impatto rilevante» di tali costi sui propri margini operativi. I consumi di acciaio, inoltre, non hanno confermato la crescita riscontrata nel 2025.
Più confortanti, invece, le notizie dalla meccanica, settore in cui convivono però dinamiche differenziate. Se i macchinari industriali risentono dell’incertezza macroeconomica, con il timore di nuovi rialzi dei tassi e le oscillazioni dei cambi che frenano gli investimenti, sul fronte opposto l’elettrificazione e la componentistica elettrica beneficiano della spinta strutturale della transizione energetica. «La provincia di Bergamo – dettaglia Piccinali – ha una significativa quota di attività legate all’elettrificazione e riesce a sfruttare gli investimenti in ambiti come i data center».
I punti d’ombra, tuttavia, non mancano: il reperimento di alluminio resta critico, con i Paesi del
Golfo che controllano circa l’11% della capacità produttiva mondiale di questo materiale (secondi dopo la Cina) e le quotazioni del rame che incorporano una futura scarsità legata allo sviluppo dell’elettrificazione. Il settore dei mezzi di trasporto mostra una contenuta risalita pari a più 1,9%, senza però imboccare un percorso stabile. «La crisi dell’automotive – tiene a precisare il presidente – non è il contraltare dell’elettrificazione. I volumi di vendita sono crollati a seguito di cambiamenti di abitudini che non sono state colte dai grandi costruttori».
Sul fronte del sentiment, l’indagine di Federmeccanica evidenzia un peggioramento rispetto al trimestre precedente. Il saldo tra giudizi soddisfacenti e insoddisfacenti raggiunge un meno 25, con il 22% delle aziende che prevede una contrazione dell’attività, in aumento rispetto al 5% di fine 2025. Circa due terzi delle imprese segnalano un impatto significativo del conflitto in Medio Oriente soprattutto sul fronte di costi energetici e di trasporto, allungamento dei tempi di consegna e contrazione della domanda. Questo è forse l’ambito sul quale si possono nutrire maggiori speranze a breve termine: «Speriamo in un accordo rapido in Medio Oriente – conclude Piccinali – nell’attesa di quadri normativi chiari che ci consentano di guardare al lungo termine».
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