Siccità, per Coldiretti Bergamo se non piove sarà peggio del 2022

IL PUNTO. Poca acqua e ondate di caldo, a rischio il secondo raccolto di mais. E la produzione di latte cala. Soffrono anche gli allevatori: mucche morte per le elevate temperature.

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«Oramai si può sperare solo nella pioggia perché l’acqua che abbiamo non è più abbastanza per le colture nei nostri campi». La parole di Giuseppe Dalmaggioni, titolare dell’azienda agricola «Dalmaggioni» di Osio Sopra, danno l’idea di quella che è la situazione nel comprensorio agricolo del Brembo. Qui, da alcuni giorni, per la siccità in corso, il Consorzio di bonifica della Media pianura bergamasca si è visto costretto a ridurre l’irrigazione, dimezzandola. In questo periodo siamo nel momento del secondo raccolto di mais a cui alcuni, vedendo la disponibilità idrica, hanno deciso di rinunciare per non rischiare. Alcuni invece, come Dalmaggioni, che può contare su 120 ettari di terra, l’hanno seminato. Ma non sanno se riusciranno a portarlo a termine.

«La poca acqua rimasta convogliata sul mais»

«Io – rivela – ho rinunciato a irrigare la parte a prato ormai tutta secca. La poca acqua rimasta l’ho convogliata sul mais, ma ce n’è troppo poca. Fino a qualche giorno fa l’acqua nella roggia madre Brembilla almeno aumentava di notte. Ora, invece, non possiamo contare nemmeno su questo piccolo fatto positivo».

Pesa anche il caldo

Ma non è solo la mancanza d’acqua a mettere in difficoltà le colture: «È anche il caldo a non mollare – continua l’agricoltore di Osio Sopra –: così si mette in crisi la fecondazione del mais che, solitamente, dovrebbe avvenire a circa 30 gradi. Ora siamo sempre intorno ai 37-38».

La produzione di latte è calata del 20%. Inoltre, le mucche da latte stanno mangiando di meno e, purtroppo, capita che gli esemplari più deboli si lascino andare fino alla morte.

Non solo però le colture. Anche gli allevamenti soffrono. La produzione di latte è calata del 20%. Inoltre, le mucche da latte stanno mangiando di meno e, purtroppo, capita che gli esemplari più deboli si lascino andare fino alla morte: «Io ne ho perse tre – conclude Dalmaggioni, il cui allevamento ha 180 capi –: il problema è che questo caldo non dà mai tregua agli animali. Nelle stalle di notte ci sono 30 gradi».

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Discorso diverso per l’irrigazione a pioggia

La riduzione dell’irrigazione decisa dal Consorzio ha riguardato anche il comprensorio del Serio. Solo però per chi irriga a scorrimento (cioè attingendo dalle rogge). Il discorso è diverso per gli agricoltori che possono contare sugli impianti di irrigazione pluviometrici collegati a stazioni di pompaggio.

«In questa stagione così secca questo impianto ha espresso le sue potenzialità»

E che permettono un utilizzo più ridotto dell’acqua, pari a un terzo dei volumi che si utilizzano con l’irrigazione a scorrimento: «In questa stagione così secca – afferma Giorgio Piovanelli, titolare della società agricola “Piovanelli” di Zanica, che coltiva circa 70 ettari – questo impianto ha espresso le sue potenzialità: ci ha permesso finora di irrigare senza problemi sia il primo che il secondo raccolto».

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Si spera nella pioggia

Se però per il primo è ormai tempo di trinciatura, per il secondo manca ancora un mese: «È chiaro, quindi, che per portarlo alla fine – continua Piovanelli – serve la pioggia: pure per chi irriga con i nuovi sistemi non è che l’acqua è infinita». Non c’è invece sistema di irrigazione che salvi le colture e gli allevamenti dal forte caldo. La società agricola «Piovanelli» ha un allevamento di 400 capi di cui 150 a mungitura: «Noi – sostiene ancora l’agricoltore di Zanica – siamo ormai arrivati a produrre il 25-30% in meno di latte. E anche nel nostro caso alcuni capi purtroppo sono morti. È ormai troppo tempo che il caldo ci sta opprimendo».

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Coldiretti: «L’estate 2026 potrebbe essere la peggiore»

Nonostante l’estate siccitosa il presidente di Coldiretti Bergamo Gabriele Borella non traccia, comunque, un quadro nefasto della situazione. Almeno finora: «Ma solo perché – spiega – c’è stata un’attenta gestione dell’acqua che ci sta permettendo di arrivare ormai alla trinciatura del primo raccolto. Un discorso diverso sarà il secondo. Perché si salvi speriamo che piova al più presto: la prossima settimana sono previste alcune precipitazioni». Se non dovessero esserci, per Borella ci si troverebbe di fronte a un’estate anche peggiore di quella del 2022, nota come quella della crisi idrica: «Se si abbina la carenza d’acqua alle continue ondate di caldo che siamo costretti ad affrontare – conclude – credo che sì, l’estate del 2026 si potrebbe definire peggiore».

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