(Foto di ansa)
MONDO. Flessibilità è la parola chiave che qualifica l’Italia in Europa. Non c’è esecutivo che non la chieda. Giorgia Meloni bussa anche lei alla porta di Bruxelles per la crisi energetica.
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All’assemblea di Confindustria temono che alcuni settori produttivi debbano chiudere per effetto del caro energia. La bolletta è troppo cara. La colpa, si sostiene, è dell’Europa con «una burocrazia lunare». La Commissione è il grande imputato della politica italiana. «La pacchia è finita» rivolto all’Europa ha segnato, non senza successo, nel 2022 la campagna elettorale di Giorgia Meloni. La grande accusa ai governi precedenti: andare a Bruxelles con il cappello in mano. Poi un’analisi di Confartigianato allarga l’orizzonte: alle Pmi italiane i dazi di Trump costano 5,3 milioni al giorno. «In otto mesi le vendite verso gli Stati Uniti nei comparti a maggiore presenza di Pmi registrano una contrazione del 10,4%, pari a una perdita complessiva di export di 1,293 miliardi».
L’America di Trump rischia di diventare insopportabile per l’economia italiana. E quando il capo del governo cita la causa prima della crisi nel blocco dello Stretto di Hormuz dimentica di scagliare i suoi strali contro chi ne porta la responsabilità. Adesso paghiamo dazio doppio, per l’export e per il prezzo del carburante schizzato alle stelle. Un intervento militare sconsiderato che a Roma nel governo trova solo innominabili. L’Europa è la grande vittima di questo attacco concentrico dall’Ovest atlantico e dall’Est cinese. A questa minaccia mortale la risposta di Bruxelles è lenta e a volte complicata. Troppe le differenze tra i Paesi membri. Chi ha bilanci sani con meno debito ha più spazi per gestire l’emergenza e non è disposto a pagare per la leggerezza finanziaria altrui. L’Italia, che pur chiede maggior voce in capitolo, poi cade sulla sua strutturale debolezza. Non cresce. L’obiettivo di un aumento del Pil del 2% era già negli auspici del governo Draghi ma dopo cinque anni siamo ancora allo zero virgola. L’espressione dell’allora presidente del consiglio Matteo Renzi ha fatto storia. Esprime tutta la fragilità italiana in Europa. Nel 2017 come ora, l’eterna polemica con Bruxelles ha una sola voce: un maggiore spazio di spesa. Per Roma i custodi della solidità finanziaria dell’Unione diventano cerberi. Hanno una colpa: non vogliono intestarsi le colpe di un’economia che non cresce. Giorgia Meloni ha dovuto esperimentarlo in prima persona: quando è a Bruxelles non conta il colore politico. Il biglietto di presentazione è uno solo: i tremila miliardi di debito pubblico. E quindi credibilità. Questo spiega come il primo governo di destra sia uno dei più europeisti.
Se la crisi energetica non trova una soluzione occorrerà dire quello che in questi ultimi vent’anni si è sempre taciuto per amor di patria e di voti. E cioè che il Paese vive al di sopra dei suoi mezzi e le colpe non sono tutte a Bruxelles
Il ministro delle Finanze Giorgetti ne è il garante. Nei fatti certo, non nelle parole. Quelle restano di critica preventiva, ideologica. Il governo Meloni si intesta la campagna per «una maggiore flessibilità» di bilancio. Per l’emergenza energetica deve valere lo stesso criterio adottato per le spese militari: una maggiore elasticità nei conti. Ma le elezioni sono all’orizzonte e per un aumento dei costi per la difesa non è aria. Specialmente se a pagare sono la sanità e le pensioni. «Non possiamo dire ai cittadini che i soldi ci sono solo per la difesa», dice adesso Meloni. A conferma che i colori politici sbiadiscono quando si va a Bruxelles. Se i vincoli rimangono non deve essere lo Stato sociale a rimetterci. Così per adesso la prevenzione armata in caso di conflitto è la prima a pagare il conto. Prime avvisaglie per gli elettori.
Si sta avverando l’incubo dei politici di Roma. Se la crisi energetica non trova una soluzione occorrerà dire quello che in questi ultimi vent’anni si è sempre taciuto per amor di patria e di voti. E cioè che il Paese vive al di sopra dei suoi mezzi e le colpe non sono tutte a Bruxelles. Prima o poi andrà affrontato il problema dei sacrifici necessari. L’identità politica, Giorgia Meloni la può esercitare in quei settori che non sono di bilancio. Dalla migrazione, all’ordine pubblico, alla legge elettorale la destra ha libertà di azione. Per rilanciare la produttività del sistema economico però ci vuole una politica industriale. Un salto di qualità che solo una classe dirigente preparata può offrire. Ed è quello che si attendono in Europa dall’Italia. Senza flessibilità.
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