Escalation e mediazioni, il bisogno di risultati

MONDO. La finestra negoziale di ottobre si sta spalancando.

Lettura 2 min.

Dopo le legislative russe del 18-20 settembre e prima delle elezioni Usa di midterm di novembre, le possibilità di riprendere il controllo della tragedia russo-ucraina si eleveranno in modo esponenziale. Putin e Trump hanno bisogno di urgenti successi da spendere sul proprio fronte interno dopo i passi falsi degli ultimi mesi. Le necessità politiche odierne dei leader si legano anche alle difficoltà militari dei due Paesi, ricacciatisi dentro a «guerre d’attrito» come in Vietnam e Afghanistan.

In caso di fallimento diplomatico - in Russia come in Ucraina - sono già pronti i piani per i bombardamenti dei siti energetici, compresi quelli civili, con l’obiettivo di lasciare la popolazione al freddo in pieno inverno. Chiaramente, per arrivare alle trattative da una posizione di forza, nelle ultime settimane ovunque si è spinto l’acceleratore dell’escalation.

Ad esempio, pur non essendo parte belligerante, l’Unione europea è finita ora al centro della «guerra ibrida», stando alle dichiarazioni di politici e inquirenti. Ma invero è dal 2014 che l’Europa è dentro alla crisi ucraina: le opinioni pubbliche e le leadership continentali se ne sono accorte solo adesso.

Ricordiamo il racconto della collega Pilar Bonnet, cacciata via da un forum «sui generis» in Crimea nel giugno 2014. Qui erano affluiti da ogni dove estremisti di sinistra e di destra (rossobruni), uniti esclusivamente dalla loro «eurofobia». Allora si pensava a una carnevalata – che sarebbe dovuta trasformarsi in una mega-rissa tra i presenti per ragioni ideologiche, ed invece… i poli estremi si attraggono!

Soltanto se si conosce la «dottrina Gerasimov» (dal nome del capo dello Stato maggiore delle Forze armate russe), pubblicata nel 2013, ci si rende conto del mostro che si fronteggia. In breve, come per il sambo (l’arte marziale amata da Vladimir Putin) tutto è permesso per destabilizzare l’avversario. Per semplificare al massimo, esistono strumenti militari e non militari, tra i quali operazioni segrete, attacchi informatici, disinformazione e pressioni economiche. Limitando ulteriormente il campo, il rischio mediatico informativo - disinformativo con l’uso dei social media e dei partiti simpatizzati (soprattutto in concomitanza con appuntamenti elettorali) è altissimo in tutta Europa.

Quello delle operazioni di sabotaggio sul terreno un po’ meno, ma varia, aumentando più ci si avvicina geograficamente al fianco Est dell’Ue. I Servizi di sicurezza continentali hanno più volte denunciato azioni diversive, ma il controspionaggio per cosa è stato inventato?

La novità preoccupante della nostra epoca tecnologica è semmai che masse di elettori sono anche utenti dei social media senza avere il minimo background istruttivo per affrontare la jungla informatica. Gerasimov usa questa debolezza delle democrazie liberali. A San Pietroburgo esistevano fin dal 2014 fabbriche di trolls con migliaia di impiegati (alcuni dei quali in possesso anche di competenze linguistiche e culturali di altri Paesi), messe su dal defunto capo dei mercenari Wagner, Prigozhin, il «cuoco del Cremlino».

Ma attenzione: sempre avere dei dubbi su quanto succede. La torta del «riarmo» in Europa è immensa e tanti sono gli interessi in ballo più facilmente giustificabili in presenza di una minaccia concreta esterna. Quanto avvenuto a Lipsia appare strano. Più concrete sono le azioni delle navi che con l’ancora sbadatamente strappano i cavi elettrici ed energetici sottomarini. In questi tempi bui meglio stare con la guardia ben alta.

© RIPRODUZIONE RISERVATA