I programmi vanno scritti, non è tempo di tatticismi

ITALIA. È ancora chiusa a chiave la stanza dentro la quale dovrebbe essere scritto il programma con cui l’opposizione intende convincere gli elettori a dare un’alternativa al Governo Meloni. Le spiegazioni sono vaghe: faremo, diremo, dobbiamo prima decidere sulle primarie e sapere quale sarà, se ci sarà, la legge elettorale.

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La verità è che all’interno di quella stanza sono già seduti due elefanti, anzi da qualche giorno tre, e spostarli sarà arduo. Sono tre questioni-chiave, mai risolte in quattro anni di opposizione: Ucraina, Europa e ora anche antisemitismo e Israele. Su queste cose non da poco le distanze nel campo largo peggiorano nel tempo. Il capo dei 5Stelle, che è in ascesa anche dentro il PD, ha detto che è davvero una noia dovere ogni volta ricordare che è vero che in Ucraina ci sono un aggressore e un aggredito, perché bisogna prima capire le ragioni della Russia e del resto lui stesso sarebbe in grado di formulare una proposta diplomatica se non si insistesse tanto sul riarmo europeo. Posizioni incompatibili con quelle pur già tiepide del PD, a sua volta spesso isolato nella famiglia socialista europea. Sull’Europa altre ambiguità, aggravate dalla crescita dell’estrema destra in Germania. Quanto alla questione ebraica, anche qui almeno tre fazioni, una delle quali era in piazza, sia pur solo per adesione, ma tra bandiere di Hamas e persino dell’Iran.

Da notare che simmetricamente le stesse difficoltà le vive il centrodestra. Su Ucraina ed Europa non c’era una riga nel fascicolo celebrativo dei 4 anni del Governo Meloni. Non una parola su temi tanto importanti. Un sintomo di volere le mani libere in mancanza di idee (e convenienze) nette. Sotto sotto, entrambi i fronti sperano di arrivare all’ultimo momento e poter acconciare un paio di paragrafi di dico e non dico come tante volte in passato. A scrivere documenti pieni di aggettivi e avverbi siamo i migliori nel mondo, ma la verità è che l’intero schieramento è in attesa di capire come vanno le cose, per poi saltare sul carro giusto. La storia d’Italia è piena di queste presunte astuzie.

I rapporti con Usa e Europa

La cosa migliore, per questo stato d’animo, sarebbe che il problema Ucraina si risolvesse da solo. Sia a destra che a sinistra si fa il tifo, non da oggi, perché i viaggi del duo di dilettanti allo sbaraglio scelto da Trump per volare a Mosca e Kiev, porti a casa qualcosa che consenta di non parlare più di guerra. L’elefante numero 1 sparirebbe e vedremmo piogge di rivendicazioni di aver previsto bene, ma resterebbe comunque il problema Europa. Anche lì sia a sinistra che soprattutto a destra c’è voglia di attesa. Se le elezioni del 2027 confermassero le tendenze antieuropee peggiori, sul modello AfD e Vannacci-Salvini, l’Italia di destra, e non solo, potrebbe saltare su quel carro, con l’unico vantaggio forse di chiarire l’equivoco attuale della convivenza tra europeisti timidi e sovranisti arroganti. Ma anche a sinistra c’è attesa di capire se l’europeismo dei Macron e Sanchez (e persino del Regno Unito) terrà o meno, per poi adeguarsi. Il fatto è che il 2027 in questo senso è lontano e anche l’Italia fa parte del problema perché vota insieme agli altri.

E allora i due schieramenti devono sentire il dovere di spiegare agli elettori, prima e non dopo, dove si vuole andare. Possibile che questa esigenza venga rivendicata solo dalle piccole percentuali che vengono attribuite al centro di Calenda e dintorni? Con l’aggravante che anche i centristi vicini alla sinistra, pur definiti determinanti, sono ormai ai ferri corti, da quando Renzi ha perso l’esclusiva del riformismo ed è insidiato da Onorato, protetto dallo stratega Bettini e dall’ombra di Conte.

Il programma questa volta non è un pezzo di carta che nessuno legge perché si vota per emotività e personalismi. Con Bruxelles o con Mosca? Nazionalismo e guerre, come diceva Mitterrand, o pace? Le 3 questioni non sono tutto, ma da lì passa il futuro di un Paese che ha bisogno di chiarezza e unità, non per testardaggine ma per esistere nel grande caos mondiale.

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