Il pericolo di un Giano bifronte

IL COMMENTO. Come un cancro non trattato tempestivamente si fa rapidamente devastante, lo stallo apparente nel conflitto scatenato da Israele e gli Usa contro l’Iran sta avendo come effetto lo sprigionamento di forze che diventano sempre più difficili da controllare.

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Gli Houthi, movimento politico-militare yemenita di matrice zaydita e sostenuto dall’Iran, stanno sfruttando la propria posizione lungo il Mar Rosso per minacciare il traffico marittimo e aumentare la pressione militare sull’Arabia Saudita. Dopo aver preso militarmente il controllo della costa yemenita, hanno preso di mira le infrastrutture strategiche dei sauditi, colpito l’aeroporto internazionale di Riad e di fatto hanno chiuso il flusso di petrolio dal Mar Rosso.
Non controllano completamente lo stretto di Bab el-Mandeb, ma la capacità di colpire o intimidire le navi che attraversano lo stretto è sufficiente a provocare deviazioni delle rotte, un aumento dei premi assicurativi e maggiori costi energetici e logistici.

L’oleodotto che attraversa orizzontalmente per 1.200 km l’Arabia Saudita fino al porto di Yanbu sul Mar Rosso è chiuso dopo la messa fuori uso di diverse stazioni di pompaggio lungo il percorso

L’oleodotto che attraversa orizzontalmente per 1.200 km l’Arabia Saudita fino al porto di Yanbu sul Mar Rosso è chiuso dopo la messa fuori uso di diverse stazioni di pompaggio lungo il percorso. I sauditi hanno confermato che non ci saranno consegne di petrolio in questo periodo, mentre le conseguenze sono drammaticamente visibili per Stati Uniti ed Europa dove l’inflazione sta accelerando e i tassi di interesse hanno subito un’impennata. Dietro il doppio rifiuto americano alla richiesta saudita di intervenire militarmente contro gli Houthi, si nasconde da parte del Pentagono un limite nell’utilizzo di sistemi d’arma già contingentati nei confronti dell’Iran e il ricordo della campagna militare senza risultati di rilievo, lanciata contro gli stessi Houthi nell’aprile-maggio 2025.

Quali sono gli obiettivi degli Houthi e qual è il contesto storico in cui si muovono? Al momento nel mirino sono tre province: Asir, Najran e Jazan che entrarono a far parte del regno saudita nel 1934 dopo una guerra sanguinosa. Ma si deve fare un salto indietro nel tempo per capire le aspettative, forse troppo ambiziose, del movimento sciita. Sino a fine ’800 iraniani e iracheni dominavano l’area mediorientale, ma il governo inglese nei primi decenni del ’900 sostenne l’espansione e il consolidamento del potere sunnita di Ibn Saud nella penisola arabica a spese di altre tribù arabe e della popolazione yemenita. Gli Houthi vedono la loro lotta come una guerra «anticoloniale», un movimento di liberazione nazionale e trovano sponde fra le tribù arabe esautorate dai sauditi in Iran e in Iraq, dove il 60% della popolazione è sciita. La lotta assume i contorni di una rivincita epocale e di una revisione degli equilibri fissati prima dagli inglesi e, in anni recenti, dagli americani con il sostegno e plauso di israeliani e sauditi (Accordi di Abramo). Tutto ciò viene avvertito molto distrattamente dalle opinioni pubbliche occidentali e forse anche da qualche governo europeo o persino a Washington, ma a Tel Aviv, Islamabad, Ankara e Riad assume dimensioni politico-strategiche molto diverse.

Nei prossimi giorni si riuniranno i ministri degli Esteri del Patto della Mecca (Pakistan, Arabia Saudita e Turchia) che si contrappongono alla rete di influenze iraniana. Non si possono escludere da parte loro iniziative politiche e avvertimenti diretti agli yemeniti a non superare certe linee rosse che costringerebbero a entrare nel conflitto, oltre ai sauditi già coinvolti, turchi e pakistani. Israele non starà certamente a guardare un sommovimento che allarghi l’influenza sciita e iraniana a scapito dei sauditi. Si sta pericolosamente formando un Giano bifronte della crisi mediorientale che porterebbe probabilmente a lunghi mesi di chiusura di due punti nevralgici del traffico internazionale (Bab el-Mandeb e Hormuz), aggravando l’economia mondiale e acuendo tensioni sociali già in atto in Europa.A tal punto non è da escludere un intervento importante esterno di «moral suasion» anche da parte russa e soprattutto di Pechino, che ha interesse a mantenere aperte le rotte di navigazione per le sue esportazioni. Si annunciano mesi complicati.

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