La Brexit dieci anni fa: passo falso a caro prezzo

MONDO. La Brexit è stato un grave «passo falso» per il Regno Unito: migliore spot per l’Europa non vi potrebbe essere. Londra avrebbe potuto evitare dieci anni di problemi e di mancato sviluppo se non si fosse dato troppo spazio agli umori delle piazze, sobillate dai «Catilina» di turno e dai mistificatori dei social media, increduli per gli errori marchiani di leadership dell’allora premier Cameron.

Lettura 2 min.

A dieci anni dal traumatico referendum che sancì l’inattesa vittoria del «Leave» - che fu più che altro un voto di protesta contro l’«establishment» - i Ventisette sono al contempo ad un bivio della storia. Si trovano davanti alla necessità di dover condividere il «Sogno europeo» con Stati che bussano alla porta per pressanti ragioni geopolitiche, per la volontà di garantirsi pace, democrazia e libertà, per una semplice questione di giustizia. In sintesi, siamo di fronte non solo a un nuovo allargamento dell’Unione europea a Ucraina, Moldova e Balcani ma anche ad un prossimo clamoroso «UKback», ossia al ritorno di Londra nell’Ue.

Capire cosa sia avvenuto Oltremanica in questi anni aiuta a scansare futuri errori, soprattutto in chiave interna, nazionale. Le promesse dei sostenitori del «Leave» di un nuovo paradiso in terra non si sono mai avverate. Anzi. La «rinascita» nazionale è stata un flop; la «Singapore» d’Europa non è mai nata; le orde di immigranti, che discriminavano il nativo bianco, non sono state fermate; migliori infrastrutture e servizi non si sono visti; tasse più basse manco l’ombra.

Il mondo politico a Londra riflette sul «Re-entry», la popolazione no. Stando ai sondaggi, il 63% dei britannici pensa che la Brexit sia stata un errore, il 56% voterebbe per un ritorno nell’Ue, il 70% vuole l’avvicinamento ai Ventisette.

In breve,E allora che fare oggi? Il mondo politico a Londra riflette sul «Re-entry», la popolazione no. Stando ai sondaggi, il 63% dei britannici pensa che la Brexit sia stata un errore, il 56% voterebbe per un ritorno nell’Ue, il 70% vuole l’avvicinamento ai Ventisette.naufrago tra America e Europa. Fermiamoci ai soli dati. Instabilità politica (7 premier in 10 anni), debito nazionale alle stelle (100% del Pil) con interessi pagati più alti di Grecia, Italia e Spagna, crescita rachitica, popolazione invecchiata, carico fiscale tra i più alti degli ultimi 70 anni, stipendi fermi, una persona su cinque non lavora, 6,5 milioni di britannici vivono grazie ai sussidi della disoccupazione, 4 milioni ai sussidi sanitari (totale 10,5 milioni). Basta questo o vogliamo aggiungere qualche altro dato? Un milione di giovani non studia o non lavora perché preferisce incassare il sussidio che è più alto del salario minimo, la Sanità pubblica (Nhs) è un pozzo senza fondo dai costi esponenziali e dai servizi discutibili, la macchina burocratica è un mostro che rallenta tanto, forse troppo, la produttività è tra le più basse dai tempi della Rivoluzione industriale. Dal 2016 Pil meno 6-8%, Investimenti meno 18%, export verso l’Ue meno 12%. Insomma, una Dunkerque protrattasi per dieci anni in cui si è tentato di salvare il salvabile. Come hanno scritto alcuni analisti, il Regno Unito si è trasformato in uno pneumatico bucato che ha perso progressivamente aria.

E allora che fare oggi? Il mondo politico a Londra riflette sul «Re-entry», la popolazione no. Stando ai sondaggi, il 63% dei britannici pensa che la Brexit sia stata un errore, il 56% voterebbe per un ritorno nell’Ue, il 70% vuole l’avvicinamento ai Ventisette. Addirittura, stando al «Guardian», i britannici sarebbero oggi disponibili a concessioni su questioni definite «tossiche» nel passato come quella di una maggiore integrazione continentale. E i cittadini Ue? Due terzi sono favorevoli a riaccogliere i «fratelli» d’Oltremanica, il 56% a stringere i rapporti bilaterali. Persino in Paesi dell’Unione a forte presenza di partiti di estrema destra o populisti si osserva tale fenomeno. L’«UKback», in conclusione, non è dietro l’angolo, ma la si sta già preparando.

© RIPRODUZIONE RISERVATA