Le finanze di Mosca e la guerra

IL FRONTE A EST. Appena Vladimir Putin finisce i soldi, termina il conflitto ad Est. Basta aver letto il libro di Egor Gajdar «Morte di un Impero» per comprendere le dinamiche finanziarie russe degli ultimi 40 anni. Oppure serve conoscere un po’ di storia.

Lettura 2 min.

Lo choc petrolifero del 1973 in Medio Oriente riempì i forzieri sovietici di dollari, che furono fondamentali per la campagna afghana, iniziata nel dicembre 1979. Dieci anni dopo, nel febbraio 1989 (nove mesi prima del crollo del Muro di Berlino), dietrofront da Kabul, ordinato da Michail Gorbaciov, anche perché la corsa agli armamenti con gli Usa - con il contemporaneo prosciugamento delle casse sovietiche - e l’influenza determinante di Papa Wojtyla sugli eventi ad Est stavano facendo tremare «l’impero», che cadde in pezzi la notte di Natale del 1991.

Nel primo decennio del XXI secolo, grazie al boom dei prezzi delle materie prime, Vladimir Putin riempì il Tesoro di «petrodollari», che abilmente non spese negli anni successivi, ma sono serviti a finanziare poi la campagna in Ucraina, cominciata nel febbraio 2014

Adesso siamo punto e daccapo. Nel primo decennio del XXI secolo, grazie al boom dei prezzi delle materie prime, Vladimir Putin riempì il Tesoro di «petrodollari», che abilmente non spese negli anni successivi, ma sono serviti a finanziare poi la campagna in Ucraina, cominciata nel febbraio 2014. Ora questi soldi stanno finendo anche perché l’economia federale è stata ridimensionata dalle sanzioni del G7. Il Cremlino ha così iniziato a chiedere rubli alla popolazione con un’impennata generalizzata delle tasse. Addirittura si pretende che, a ritroso, chi ha vinto le scommesse sportive dopo il 2023 paghi ora imposte su quanto incassato in passato. In qualche modo, del resto, bisogna rimpinguare le casse delle Stato in una realtà fatta da interi settori economici sull’orlo della bancarotta. Servono rubli per il budget della difesa 2027. Putin li pretende dagli «oligarchi», dagli imprenditori, da tutti i cittadini russi per la sua battaglia esistenziale contro l’Occidente. Per la Finanziaria 2027 sono previsti tagli alla sanità del 5,5%, alla scuola del 5,4%, ai programmi sociali del 6%. Si potrebbe continuare ancora a lungo.

L’analisi dei fondi

Il budget per la difesa (205 miliardi di dollari) sarà del 26% superiore al previsto; ossia 375% in più rispetto a quello del 2021, prima dell’intervento in Ucraina. Per gli analisti tedeschi il Cremlino ha speso negli ultimi cinque anni per l’Operazione militare speciale 692 miliardi. Una cifra molto più alta rispetto a quanto Kiev chiede oggi all’Ue per «resistere all’invasione».Quanto a lungo reggerà la Russia uno sforzo del genere? Secondo gli specialisti occidentali non più di un anno, poi saranno dolori. Si avvicina il 1989?Le minacce all’Occidente, la «retorica sull’uso del nucleare», gli avvertimenti agli ucraini su prossime pesanti rappresaglie sono il segnale che il Cremlino è in forte difficoltà. Le truppe federali restano impantanate in Donbass. L’Istituto Usa Isw ha etichettato come «allucinazioni» gli annunci sull’avanzata dei russi. Putin è senza difese davanti ai raid dei droni ucraini contro raffinerie, impianti petroliferi e infrastrutture industriali. Presto Kiev avrà missili balistici non più con un raggio limitato a 250 chilometri. Allora Zelensky potrà inquadrare nel suo mirino persino la città di Mosca. Nelle «sale dei bottoni» continentali già tremano i polsi solo al pensiero di una escalation del genere. Quale potrebbe essere la conseguente reazione di Putin, che non vuole fermare le ostilità? L’inverno incombente sarà complicato e non solo per le imminenti elezioni in Paesi chiave dell’Ue!

© RIPRODUZIONE RISERVATA