(Foto di Ansa)
ITALIA. La comunicazione alle Camere della premier tra guerra in Ucraina ed equilibri nel centrodestra.
Lettura 2 min.Due cose, oltre al testo scritto, aveva voglia di dire Giorgia Meloni giovedì 11 giugno durante la comunicazione alle Camere sul Consiglio europeo e il G7 che si riuniranno nei prossimi giorni. La prima riguardava l’esclusione dell’Italia dal vertice di Londra tra Starmer, Macron e Merz con Zelensky; la seconda era contro Vannacci che in tv dalla Gruber si è proclamato rappresentante della «vera destra». E così, dopo aver confermato tutte le posizioni tradizionali di politica estera del governo – sostegno all’Ucraina ma ingresso nella Ue dopo i Baltici, no alla rottura dei patti con Israele, disponibilità ad impegnarsi sul Libano e su Hormuz a pace siglata tra Iran e Usa – si è finalmente potuta lasciare andare sulla questione del vertice londinese che l’opposizione e in particolare Matteo Renzi hanno usato come fotografia dell’«Italia che non c’è» laddove si decide.
A parte che a Downing Street s’è deciso ben poco a giudicare dalla reazione gelida e quasi indifferente del Cremlino con ambasciatori inglese, francese e tedesco andati a comunicare gli esiti della riunione, ma è proprio questo moltiplicarsi di vertici ristretti, a due, a tre, a cinque, secondo la premier, a danneggiare l’iniziativa dell’Europa: «Riunioni inseguite da chi non vuol cedere la prima fila sulla scena internazionale», accusa Meloni che al contrario continua a proporre l’indicazione di un’unica, alta personalità (Draghi?) come portavoce della volontà dell’intera Unione, a cui non si arriva, sottintende Meloni, proprio per il protagonismo di Merz, Macron e Starmer, tre leader deboli, in crisi o in uscita.
Del resto, argomenta, anche Renzi si imbufalì quando lo esclusero da una riunione analoga: «È un giochetto che gli altri fanno con noi da tanti anni» che lei ritiene di essere riuscita a rintuzzare, per esempio, sulla politica dell’immigrazione o sull’ottenimento della flessibilità di bilancio per le spese dovute all’aumento dei prezzi dell’energia.
Altro sfogo, di politica interna, contro Vannacci. Anche gli ultimi sondaggi dicono chiaramente che, stando a oggi, i due schieramenti di destra e sinistra sono sostanzialmente pari, e dunque il centrodestra alle prossime elezioni avrebbe la vittoria assicurata solo con l’appoggio del generale che già è quotato al 5%, cioè non troppo distante da una Lega in calo. E almeno per il momento, la tattica della premier non prevede di lisciare il pelo dell’altezzoso militare, piuttosto preferisce l’attacco. E non può certo tollerare, Meloni, che Vannacci si impanchi a «vera destra»: come si permette? Sembra dire l’antica militante del Movimento Sociale. E allora avanti con la fiocinata: «Futuro Nazionale finora ha votato per sei volte contro il governo unendo i propri voti a quelli di Schlein, Conte e Fratoianni: nessuna vera destra aiuterebbe così la sinistra!».
E poi il terzo episodio: un deputato dei 5S è scivolato su una battuta volgare e sessista: «Altro che schiena dritta, lei Meloni di fronte a Trump ha indossato le ginocchiere!». Una goffa provocazione offerta su un piatto d’argento alla premier che ne ha approfittato per triturare il malcapitato e l’intera sinistra: «La verità è che non tollerate che la prima donna nella storia d’Italia che è arrivata senza favoritismi a guidare un governo sia venuta da destra, mentre voi non ne siete stati capaci!».
Al termine tradizionale colazione al Quirinale per confrontarsi col Capo dello Stato sulla posizione dell’Italia al Consiglio europeo. Secondo indiscrezioni Mattarella si starebbe impegnando perché venga riparato lo sgarbo di Londra.
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