Nuova legge elettorale tra pareggio e Vannacci
ITALIA. Il generale Roberto Vannacci e i suoi «futuristi» dovranno raccogliere ben 500mila firme per presentare la propria lista di candidati alle prossime elezioni politiche. Lo prevede la legge vigente (per non dover raccogliere le firme occorre essere presenti con un gruppo alla Camera e al Senato fin dall’inizio della legislatura) che su questo punto non sarà cambiata.
Lettura 2 min.Per gli altri «piccoli», da Matteo Renzi a Carlo Calenda, da Maurizio Lupi ad AVS si è trovato uno stratagemma per sollevarli dall’incomodo. Solo «+Europa» del segretario Riccardo Magi è rimasto fuori a far compagnia a Vannacci, ed è il motivo per cui ieri a Montecitorio il radicale ha fatto il diavolo a quattro contro la «congiura» che lo sta impallinando, tant’è che è stato espulso dall’aula. Magi però non ha tutti i torti a protestare: «I moderati di Lupi hanno preso 250mila voti, e si salvano - spiega - mentre noi che ne abbiamo raccolti 900mila dobbiamo mettere i banchetti!».
Ma che prezzo pagherebbe la premier portandosi in casa l’estrema destra già più forte della Lega e, in prospettiva, capace di mordere i polpacci di Forza Italia?
«+Europa» è solo un danno collaterale di una manovra che è tesa ad azzoppare soprattutto Vannacci la cui crescita non si arresta: i sondaggi dicono che con lui il centrodestra arriverebbe al 48% e spiccioli, ben sopra la soglia che fa scattare il premio di maggioranza. Sarebbe per Giorgia Meloni la vittoria assicurata e non il temuto pareggio con la sinistra o la prevalenza risicata per pochi voti. Ma che prezzo pagherebbe la premier portandosi in casa l’estrema destra già più forte della Lega e, in prospettiva, capace di mordere i polpacci di Forza Italia? Senza contare che Marina Berlusconi e il Ppe imporrebbero ad Antonio Tajani di tirarsi fuori da una coalizione di destra-destra.
È il dilemma di Fratelli d’Italia: la determinazione con cui si stanno cambiando le regole in vigore nasce dal timore che con la legge attuale si andrebbe al pareggio, mentre il premio di maggioranza della riforma aiuterebbe la prevalenza del centrodestra. Il problema è che questa prevalenza sarebbe «sicura» solo grazie a Vannacci il quale parte dei suoi voti li va a togliere alla Lega e a Fratelli d’Italia… ecco perché si è pensato di rendergli la vita dura imponendo la raccolta di ben 500mila firme. Ma la trappola non spaventa i futuristi, sono sicuri di farcela alla grande.
Si dice che Meloni sia sempre più persuasa della necessità di accorciare la legislatura, salvo che il presidente Sergio Mattarella non si opponga
Si dice che Meloni sia sempre più persuasa della necessità di accorciare la legislatura, salvo che il presidente Sergio Mattarella non si opponga. Lei vorrebbe andare a votare prima che Vannacci si rafforzi e che la sinistra riesca a scegliere prima del voto un proprio candidato premier, cosa che la riforma impone proprio per mettere in difficoltà Giuseppe Conte ed Elly Schlein. La gara tra i due è ancora aperta e non si vede per il momento una via d’uscita: Conte (inseguito dalle inchieste sulle mascherine) e Schlein (che lamenta di essere contrastata da non precisati «poteri forti» in quanto donna) non demordono e si bloccano a vicenda indebolendosi. Quanto a lei, Meloni, deve affrontare la richiesta di Lega e Forza Italia per reintrodurre le preferenze: per ora ha detto no, FdI è contraria e così la coalizione e è divisa.
La posizione di Renzi e Calenda
In tutto ciò si segnala il gran daffare che si sta dando Renzi: il suo obiettivo è di diventare colui che farà vincere la sinistra (dove pure molti lo detestano, a cominciare da Conte). Calenda sospetta persino che il fiorentino si veda di nascosto con Vannacci per suggerirgli le mosse per indebolire Meloni. Il risultato è che anche per questo il generale appena arrivato sulla scena si muove come l’uomo che determinerà gli equilibri futuri. Anzi, l’Uomo del Futuro.
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