Sostegno all’Ucraina, il dibattito legittimo e le parole fuori luogo

MONDO. In generale stupisce la poca conoscenza che emerge della storia e dell’attualità dell’Ucraina.

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Il video ritrae un fruttivendolo a Kherson che cerca di sfuggire a un drone russo. Corre a circolo intorno al suo furgone di ambulante finché non viene colpito. Il filmato non è generato dall’Intelligenza Artificiale, come sostenuto invece sui social. Nella città sul Dnipro dal luglio 2024 è in corso quello che gli stessi soldati di Mosca appostati su una riva del fiume chiamano Safari umano, l’uccisione deliberata di civili con droni nelle strade e nelle abitazioni, pratica denunciata dall’Onu come crimine di guerra e contro l’umanità. Nei giorni scorsi in un’intervista pubblica Giuseppe Conte ha dichiarato che se tornasse a Palazzo Chigi «chiamerei Zelensky, lo incontrerei per rassicurarlo che lui è l’aggredito». Ma la popolazione ucraina e il suo presidente non hanno bisogno di questa rassicurazione, conoscono la condizione nella quale vivono da quasi quattro anni e mezzo, sotto i bombardamenti quotidiani (anche la scorsa notte) di abitazioni, altri edifici e infrastrutture civili (secondo le Nazioni Unite ne sono stati distrutti o danneggiati oltre due milioni), crimine per il quale già il 25 giugno 2024 la Corte penale internazionale emise mandati di cattura contro l’ex ministro della Difesa russo Serghei Shoigu, attualmente segretario del Consiglio di sicurezza nazionale, e il Capo di Stato maggiore Valery Gerasimov, che fu comandante delle truppe del Cremlino in Cecenia.

Scarsa conoscenza dell’Ucraina

In generale stupisce la poca conoscenza (ad essere benevoli) che emerge della storia e dell’attualità dell’Ucraina. Da sinistra, si ascoltano giudizi che spiegano l’invasione su larga scala con antecedenti quantomeno parziali: la guerra iniziata nel Donbas ma senza entrare nel merito delle dinamiche all’origine e omettendo la precedente annessione militare e illegale della Crimea; l’espansione a est della Nato, cioè l’ingresso nell’Alleanza di Stati molto più piccoli della Russia, privi di ordigni nucleari e di missili a lungo raggio come venne stabilito con il Trattato Nato-Mosca firmato a Parigi nel 1997. A una Festa del Pd in Toscana Nichi Vendola disse senza contraddittorio che «Zelensky nel 2019 ha messo fuorilegge la lingua russa»: metà popolazione del Paese invaso è russofona. Quella lingua è tutelata nella Costituzione ucraina. Sotto la presidenza di Petro Poroshenko, e non di Zelensky, il 15 maggio 2019, 28 anni dopo l’indipendenza da Mosca, venne firmata una norma che rese l’ucraino unica lingua di Stato, obbligatoria nell’insegnamento scolastico, in Parlamento e nei media. La lingua russa non venne vietata ed è parlato anche il «surzik», misto di ucraino e russo.

A destra sono invece plateali le posizioni di sostegno a Vladimir Putin espresse da Matteo Salvini e Roberto Vannacci, ammiratori dell’uomo forte che impone legge e ordine peraltro costruito in 26 anni di potere sopprimendo oppositori e dissidenti.

Nell’intervista pubblica, Conte ha anche ribadito la contrarietà all’invio di armi a Kiev, che oggi chiede soprattutto sistemi difensivi dei cieli, una posizione legittima che spacca il «campo largo» ma soprattutto che meriterebbe di essere approfondita dentro il contesto e gli obiettivi del conflitto, evitando l’illusione pericolosa di una mossa che porterebbe Putin a fermarsi: per ora purtroppo non ci sono segnali in questa direzione.

Il ruolo dell’Ue

L’Unione europea dovrebbe finalmente nominare un inviato per il conflitto ai confini dell’Europa, per parlare al Cremlino in autonomia dai percorsi dell’inaffidabile Donald Trump. Le posizioni sono pubbliche: Kiev chiede di congelare la guerra sulle attuali linee del fronte e forti garanzie di sicurezza, Mosca pretende territori non conquistati e di dettare quelle garanzie a uno Stato che ha smembrato . I media russi riportano il dibattito delle leadership nazionali che insistono sulla tesi dell’Ucraina «Stato artificiale» da riportare a sfera di influenza. La diplomazia è indispensabile ma deve essere preparata e ingegnosa, tanto più nell’epoca rassegnata al prevalere dei rapporti di forza multipolari.

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