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MONDO. La vittoria a New York del sindaco Mandami e l’ancor più significativo successo alle primarie dem del Michigan di un altro «socialista» (in Usa vuol dire quasi comunista) il musulmano El-Sayed, sono solo due indizi, ma siamo vicini ad una prova.
Lettura 2 min.Anche al di la dell’Atlantico sta emergendo la tentazione bipopulista, che sovverte una regola chiave delle democrazie liberali, e cioè che la lotta politica si vince al centro. Col bipopulismo, cioè la consonanza delle estreme, tutto si radicalizza. In Italia diventa decisivo Vannacci e tutti gli corrono dietro. Negli Stati Uniti è la reazione centrifuga allo sbandamento Trump, con una fuga a sinistra del Partito democratico, e la scelta di personaggi estremi: non più degli Obama e Biden che avevano avuto a che fare con i Sanders o Ocasio Cortez, oggi simbolicamente forti ma fin qui marginali negli equilibri di quel sistema politico. Altri outsider sono pronti ad incarnare una sinistra molto netta, riscoprendo qualcosa che è per noi europei stupefacente: addirittura il marxismo, tragica applicazione ideologica ottocentesca.
Ora, il vecchio sembra nuovo, e rischia di piacere ai neofiti di sinistra d’Oltreoceano, pescando nel retroterra archeologico che in America non ha mai attecchito, ma che nel disordine bipopulista potrebbe attrarre proseliti. Dopo lo stravolgimento del vecchio partito di Reagan, tocca ora ai democratici? Uno spiazzamento valoriale, proprio nel momento in cui recenti ricerche storiche dimostrerebbero alla entusiasta generazione del 1968 italiano ed europeo, più di mezzo secolo dopo, che l’idolo non marxista ma di vera e pura sinistra radicale, Herbert Marcuse, sarebbe stato all’epoca un agente della Cia, utilizzato nei suoi studi per destabilizzare l’Urss.
L’effetto delle mirabolanti imprese di Trump potrebbe allora paradossalmente giovargli, perché se questa neosinistra «socialista» dovesse davvero affermarsi, spaventerebbe a tal punto gli elettori moderati da ributtare nelle braccia di «The Donald» elettori delle due parti oggi diventati molto ostili e delusi.I Maga doc già non lo sopportano più, ma di fronte ad un’ondata di sinistra estrema potrebbero tornare con lui. In una America disorientata non è ancora detto che si arrivi davvero a punire il presidente nelle elezioni di novembre. Se le alternative spaventano, potrebbero insomma essere più antagonizzanti delle mattane del presidente in carica.
Quanto al nostro di bipopulismo, gode ancora ottima salute evolvendosi rispetto al populismo 1.0 che già è il peggior nemico della democrazia rappresentativa, che irride e stravolge negando la complessità e sposando la semplificazione più banale suggerita da pifferai sempre nuovi. Il bipopulismo è populismo elevato alla potenza. Se il primo nasce a destra conquistando i ceti popolari, che votavano a sinistra, il suo doppio conquista anche la sinistra e non ha problemi a sommarsi nell’accerchiamento dei fortilizi democratici. In Italia si afferma nella prima fase con Grillo, si salda con Salvini e infine si muove a tenaglia con Conte. Oggi sono anti europei e filo russi non solo la destra ma la sinistra post grillina. Se si mettono insieme sono una sponda alla nuova destra europea che potrebbe nascere dalle elezioni del 2027, e allora sì che il vecchio Occidente sarebbe finito.
Preoccupa la disinvoltura ideale: pragmatismo a destra, grande scusa per il partito di Tajani, e confusione testarda a sinistra, dove manca un leader vero. Non ha torto l’amico stretto di Trump, Zampolli, che ha dubbi sulla natura di sinistra del posizionamento di Conte, che sembra sempre lì solo a sfruttare l’aria che tira. Racconta la vecchia favola della scelta tra burro e cannoni per vellicare un sentimento pacifista che è quasi un riflesso condizionato per un Paese che ha avuto 80 anni di pace grazie ai cannoni della deterrenza e non al burro. Abbiamo persino appreso che si stava allenando a Palazzo Chigi uno Stefano Ricucci, attrezzato da Lavitola ora in galera. Tutto è possibile se mancano le idee.
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