Usa sbandati e Occidente impotente: guai irrisolti
MONDO. L’arrivo in Europa per il G7 ospitato dalla Francia e per la firma del Memorandum d’intesa con l’Iran in Svizzera coincide, per Donald Trump, con un momento di profonda difficoltà.
Lettura 2 min.Per quanto il presidente resista nella postura del vincitore, per quanto il suo vice JD Vance provi a sottolineare gli aspetti positivi, per quanto il falco Pete Hegseth stia trincerato nel Pentagono evitando le sparate dei mesi scorsi, è chiaro a tutti che gli Usa nello scontro con l’Iran hanno mancato quasi tutti i loro obiettivi. E che una qualche spiegazione bisognerà darla ai Paesi del G7, coinvolti nelle conseguenze della crisi energetica, invitati a contribuire al progetto di pace (vedi sminamento dello Stretto di Hormuz) ma del tutto ignorati prima, quando si trattava di decidere la disgraziatissima guerra e contava solo il parere di Benjamin Netanyahu.
In più, i due mesi e mezzo di guerra hanno rafforzato la convinzione dell’Iran, dato respiro (con il rialzo del prezzo del greggio e l’allentamento delle sanzioni) all’industria russa del petrolio e consolidato lo standing della Cina, che al confronto degli Usa attuali sembra una potenza ragionevole e tranquilla.
Intendiamoci: a parte qualche moto di ribellione di Francia e Canada, i Paesi del G7 non hanno saputo muovere un dito per frenare il combinato disposto degli impulsi di Trump e della pura e semplice deriva politica e intellettuale di Netanyahu, e in un certo senso ora hanno poco a pretendere.
Se venerdì Usa e Iran firmeranno il Memorandum d’intesa, comunque, sarà finita forse la guerra guerreggiata ma non quel più sottile conflitto che dovrà regolare le due questioni fondamentali: la gestione dello Stretto di Hormuz e la filiera nucleare iraniana
Molto più di loro hanno fatto, in questo senso, i Paesi del Golfo Persico o il Pakistan. Ma tant’è, questo è ciò con cui abbiamo a che fare.
Se venerdì Usa e Iran firmeranno il Memorandum d’intesa, comunque, sarà finita forse la guerra guerreggiata ma non quel più sottile conflitto che dovrà regolare le due questioni fondamentali: la gestione dello Stretto di Hormuz e la filiera nucleare iraniana. Sono due problemi che in realtà rimandano a un quadro molto più ampio di quello del Medio Oriente. Da un lato, il braccio di ferro tra le potenze per il controllo delle grandi rotte commerciali. Dall’altro il diritto di questo o quel Paese (nel caso specifico l’Iran) a sviluppare una propria industria atomica per usi civili, quella che a Teheran giurano di voler perseguire senza altre intenzioni. Si può accettare che sia un singolo Paese a decidere che cosa si può o non si può fare nell’uno come nell’altro campo? E quale istituzione internazionale, viceversa, può mediare tra i diritti/doveri di tutti, vista la conclamata crisi di autorità e autorevolezza delle Nazioni Unite?
rump agisce come agisce non perché sia pazzo ma perché si trova a gestire una crisi americana senza precedenti, fatta di intricatissimi nodi economici (la deindustrializzazione di interi settori), finanziari (il ruolo del dollaro nel commercio globale, a partire dal petrolio) e politici (per esempio, iniziare una guerra senza avere la capacità di vincerla)
È una discussione che non può essere rimandata perché, a fronte di una debolezza europea generalizzata, ci sono le esigenze forti di altre nazioni. Trump agisce come agisce non perché sia pazzo ma perché si trova a gestire una crisi americana senza precedenti, fatta di intricatissimi nodi economici (la deindustrializzazione di interi settori), finanziari (il ruolo del dollaro nel commercio globale, a partire dal petrolio) e politici (per esempio, iniziare una guerra senza avere la capacità di vincerla). Netanyahu in Israele ha portato al culmine una politica di espansione territoriale che, nonostante il giusto desiderio di giustizia dopo i massacri del 7 ottobre 2023, con la politica di difesa ha ormai pochissimo a che fare. La Cina e i Paesi dei Brics, infine, non accettano più di avere sulla scena internazionale un ruolo da comprimari.
C’è da chiedersi: al G7 l’hanno capito? Hanno capito che, finita (speriamo) la guerra con l’Iran, i problemi restano quelli di prima? Che Trump continuerà a fare Trump, perché le sue urgenze sono rimaste le stesse? E via dicendo con Netanyahu, Xi Jinping o Vladimir Putin? Il rischio forte di questo tour europeo di Trump è di ritrovarci con gli Usa sbandati e il resto dell’Occidente impotente. Condizione al cui confronto qualche carro armato Nato di meno in Europa è davvero poca cosa.
© RIPRODUZIONE RISERVATA