Effetto caldo, oltre 400 pazienti al giorno: «Ma abbiamo retto»

IL REPORTAGE. Al Pronto soccorso del «Bolognini» i malori per l’afa hanno fatto toccare il record di accessi di quest’anno nei 4 presìdi della Bergamo Est. Ora però temperature in lieve discesa.

Lettura 2 min.

Caduta accidentale da perdita di conoscenza. Mancamenti. A volte, qualche scompenso. Età tipica: dai settanta in su. In fila diligente, come una catena di montaggio oliata con un tocco d’umanità, uno alla volta i pazienti – accompagnati da un familiare o da un soccorritore – s’affacciano allo sportello del triage del pronto soccorso dell’ospedale di Seriate e raccontano il proprio malessere.

Il caldo e la disidratazione

Il caldo inanella queste storie cliniche, che oscillano soprattutto tra i traumi e i problemi cardiologici, innescati prevalentemente dalla disidratazione. «Gli anziani – spiega Filippo Manelli, direttore dei Pronto soccorso dell’Asst Bergamo Est – hanno una riserva organica ridotta: sentono meno il bisogno di bere, ma ne soffrono presto le conseguenze. Se stanno seduti a lungo e poi si alzano, in queste condizioni è facile uno sbalzo di pressione. Così, abbiamo utenti con contusioni o ferite, e se assumono degli anticoagulanti il problema si amplifica (per la perdita di sangue, ndr)». E se all’occhio inesperto possono sembrare situazioni non così gravi, in realtà «al domicilio non si possono gestire facilmente».

Leggi anche
Leggi anche
Leggi anche

Il racconto di una giornata al pronto soccorso

Interno giorno. Martedì, a cavallo tra la tarda mattinata e il primo pomeriggio, il «Bolognini» è tornato alla solita routine. La morsa dell’afa ha allentato la presa dopo che la bolla tropicale del fine settimana aveva messo alla prova, qui come altrove, la tenuta dei servizi dell’emergenza: «Lunedì – fa di conto Manelli – nei nostri quattro Ps aziendali, tra Seriate, Lovere, Piario e Alzano, abbiamo “chiuso” la posizione di 412 pazienti: per la prima volta nel corso di quest’anno abbiamo superato i 400 accessi giornalieri. Solitamente stiamo attorno ai 320». Un afflusso superiore di oltre il 25% alla media consolidata, l’effetto di un lungo weekend di arsura. «Ma abbiamo un’ottima organizzazione interna e risorse sufficienti per la gestione ordinaria e anche per l’iperafflusso – prosegue Ivan Mastroianni, coordinatore infermieristico del Pronto soccorso di Seriate -. Un po’ di fila può capitare, ma è stata efficientata la gestione del “posto barella” e dei posti letto». Di giorno, qui i turni si articolano con la presenza di 6 medici e 9 infermieri.

Leggi anche
Leggi anche

La gestione dei pazienti

La cronaca racconta i Ps come la «front line» delle tensioni: il caldo acuisce l’aggressività? «Il nostro paziente, soprattutto quando si parla di questi sintomi, appartiene alla generazione che si fida della sanità – risponde l’infermiere -. Il nucleo storico di chi entra in Pronto soccorso mostra empatia, sa che qui si riceve la cura. La differenza la fa il primo approccio: il trovarsi in un ambiente climatizzato porta giovamento già dal triage, ma abbiamo anche un Oss dedicato all’accoglienza e alla gestione del caregiver, informando sui tempi e trasmettendo serenità».

Si attenua il caldo, diminuisce l’afflusso

Come da previsioni martedì è iniziata la «ritirata» delle temperature massime, e questo contribuirà a mitigare l’impatto sulla salute. Stando alle rilevazioni dell’Arpa, nelle scorse ventiquattr’ore in provincia il picco è stato dato dai 35,3 gradi registrati a Mornico al Serio, contro i quasi 39° di domenica; in città, invece, ci si è fermati a 33°. Per il pomeriggio di mercoledì 1° luglio 3bmeteo.com annuncia un temporale, il break che spezzerà la canicola.

Gli ospedali si prepareranno alla prossima ondata, ma certo non si smobilita: «In generale in questa stagione – segnala Manelli – i giorni clou sono sabato, domenica e lunedì. Il picco della traumatologia, legato ad esempio agli escursionisti, è già cominciato». Insomma, per il pronto soccorso non c’è sosta: «Noi siamo il “piano B” di tante situazioni – riflette Manelli -. Se il territorio fisiologicamente non riesce a dare risposte, e se gli ospedali non possono dare un ricovero nell’immediato, il cittadino si rivolge a noi: siamo in mezzo a tante richieste, tutte legittime e comprensibili. Il rischio è che diventi uno sfogatoio, ma siamo gli unici a esserci sempre e per tutti».

© RIPRODUZIONE RISERVATA