La 23enne aggredita in casa a Ponteranica: «Ho temuto di morire, ora chiedo giustizia» - Il video

IL RACCONTO DELLA VITTIMA. Il racconto della 23enne Lisa Cornaro: «Minacciata in arabo e violata, mi chiedo perché abbia assalito proprio me». L’aggressore - un 37enne di origine tunisina, senza fissa dimora, ora in carcere - ha ammesso di essere già stato detenuto nel suo Paese d’origine.

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«Ho avuto tanta paura e pensato concretamente di poter morire. Ma l’unica cosa che avevo in testa era cercare di sopravvivere, per riabbracciare di nuovo la mia famiglia. Mi sono sentita violata nel mio privato, in tutto e per tutto. È stato sconcertante. Non riesco a capire perché sia successo proprio a me. È la domanda che continuo a farmi. Se potessi trovarmi davanti il mio aggressore, gli chiederei soltanto questo: perché hai voluto fare del male a me?».

Invoca «giustizia e sicurezza» Lisa Cornaro, la 23enne di Ponteranica che nel pomeriggio di giovedì, in pieno giorno, è stata vittima di una violenta aggressione all’interno della sua casa di via Valbona, assalita da un uomo a lei sconosciuto - G. H., 37enne di origine tunisina, senza fissa dimora, ora in carcere - che, dopo essersi aggirato sospettosamente in zona e aver fatto irruzione nell’abitazione, s’è scagliato con foga sulla giovane, strappandole i vestiti e cercando di violentarla in giardino.

«Saperlo in carcere mi rassicura»

«È sconvolgente pensare che una cosa del genere possa accadere nella propria casa, da parte di uno sconosciuto, senza motivo».

«Ho temuto il peggio, fortunatamente i vicini hanno sentito le mie urla e sono intervenuti, bloccando l’aggressore fino all’arrivo dei carabinieri - spiega con lucidità la giovane, che lunedì 22 giugno nello studio del suo legale Omar Massimo Hegazi ha voluto incontrare i giornalisti, circondata dai familiari (che hanno scelto di costituirsi parte civile ndr), e raccontare quanto subito -. Sono qui oggi grazie a chi mi ha aiutata e salvata. Non smetterò mai di ringraziare i vicini che sono intervenuti, tra cui per primo un mio coetaneo, e tutte le persone che mi sono state accanto. Insieme alla mia famiglia voglio esprimere profonda gratitudine anche nei confronti dei carabinieri e dell’autorità giudiziaria. Sapere che l’aggressore resta in carcere mi rassicura, non avrei voluto ritrovarmelo sotto casa. Chiedo giustizia e più sicurezza. È sconvolgente pensare che una cosa del genere possa accadere nella propria casa, da parte di uno sconosciuto, senza motivo. Non lo auguro a nessuno. Ora sto bene, anche se lo choc è stato tanto e l’aggressione violenta. Ma voglio guardare con fiducia al mio futuro. Ho scelto di espormi pubblicamente e parlare anche per chi, dopo aver subito una violenza, non può farlo».

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«Tanto choc, ma ho scelto di parlare anche per le altre vittime di violenza»

Il precedente del giorno prima

La ragazza ha inoltre ricordato un episodio avvenuto il giorno precedente all’aggressione. Mentre si trovava nella zona della Malpensata durante la pausa pranzo dal lavoro è stata seguita da uno sconosciuto, di origine straniera. «Era insistente, mi sono sentita a disagio e ho chiesto aiuto ad alcune persone presenti», racconta. Il ricordo dell’aggressione di giovedì scorso è ancora estremamente vivido. Lisa ha avuto un grande coraggio, prima nel rimanere lucida, allertando il papà (che era al lavoro a Bergamo e al telefono, mentre si precipitava a casa, ha sentito «in diretta» le urla) e filmando il suo aggressore, poi nello scappare e urlare per richiedere l’intervento dei vicini e ora nel parlare, per cercare di ripartire. «Ero da sola in casa e stavo per entrare in doccia quando ho sentito dei rumori sospetti all’ingresso - ricorda -. Ho capito subito che era uno sconosciuto. Il primo istinto è stato quello di chiamare mio papà, che era al lavoro, dicendogli di venire subito perché qualcuno aveva forzato l’ingresso, illegalmente, e stava salendo in casa, al primo piano. Avevo paura. Mi sono trovata davanti questo uomo, all’improvviso: mi parlava in arabo, urlava ed inveiva contro di me, continuava a dirmi cose che non riuscivo a comprendere».

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Il video

In quei momenti concitati la ragazza è riuscita anche ad attivare la videocamera del cellulare, fornendo così un preziosissimo aiuto agli inquirenti. «Ho avuto un attimo di lucidità e ho fatto un video, che ho consegnato ai carabinieri. Si sentono tante storie brutte, volevo avere una prova di quello che stavo subendo». Da quanto è stato possibile apprendere, il video coglie G. H. parlare in arabo e alternare espressioni minatorie in italiano («musulmano?... Vuoi morire... Non vuoi morire? Vuoi morire?... Esci adesso, prima di morire!») mentre la giovane risponde di essere «italiana» e lo implora, piangendo, di andarsene da casa sua. Il pubblico ministero ha proceduto alla trascrizione del video e alla traduzione delle frasi nella lingua madre pronunciate dall’indagato, che inneggia ad Allah («l’Unico, è assoluto... non ha generato, non è stato generato e nessuno è pari a Lui») e chiede a Lisa, a più riprese, se sia «musulmana o infedele».

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«Se fossi rimasta all’interno della casa, la situazione avrebbe potuto degenerare ulteriormente»

«Sono stata in balia di quell’uomo per mezz’ora. Era violentissimo, con una grande foga. Era molto agitato ma allo stesso tempo determinato. Ho cercato di scappare fuori. Mi ha trascinata contro la mia volontà, strappato i vestiti e la collanina, cercato anche di strappare il piercing dall’ombelico. Quando siamo finiti in giardino ho urlato più forte che potevo, per fortuna i vicini hanno sentito e agito. Se fossi rimasta isolata all’interno dell’abitazione, senza la possibilità di chiedere aiuto e senza l’intervento immediato dei vicini, la situazione avrebbe potuto degenerare ulteriormente».

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L’uomo: ero già stato in carcere

Fermato dai vicini e consegnato ai carabinieri della compagnia di Zogno, a cui ha opposto resistenza, nell’interrogatorio di garanzia G. H. - assistito dall’avvocato Barbara Bruni - si è avvalso della facoltà di non rispondere. L’arresto per rapina aggravata e violenza sessuale alla ragazza, lesioni e resistenza a pubblico ufficiale è stato convalidato dal giudice Beatrice Purita, con la misura cautelare della custodia in carcere. L’uomo, che sarebbe in Italia almeno dal 2023, non risulta in carico a servizi psichiatrici. Avrebbe ammesso di essere già stato detenuto in passato, in Tunisia. Sconosciuto a Ponteranica, è un mistero il perché abbia colpito proprio lì e se fosse entrato in casa per rubare.

Il legale: problemi di accoglienza

Nel frattempo la vicenda è diventata di dominio nazionale: l’avvocato Hegazi interviene sul rischio di strumentalizzazioni politiche o accuse di razzismo e sottolinea che Lisa e la sua famiglia hanno scelto lui come legale «pur avendo origine egiziana». «Bisogna distinguere tra chi contribuisce positivamente alla società e chi commette reati, questo caso evidenzia un problema legato all’accoglienza in Italia e alla gestione di soggetti stranieri che rappresentano un pericolo. Hanno scelto me come difensore e questo dimostra che non ci sono pregiudizi. Allo stesso tempo è giusto affrontare con serietà il tema, senza generalizzazioni ma senza neppure ignorare i problemi».

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