Sparatoria alle piscine di Seriate, blitz dei Corpi speciali per la cattura
IL CASO. I due marocchini erano ritenuti pericolosi perché a giugno avevano usato armi da guerra. L’interrogatorio in carcere.
Lettura 1 min.Per il blitz di venerdì notte a Vigevano sono stati mobilitati i carabinieri del Gruppo di intervento speciale di Livorno. Del resto, i due giovani di origini marocchine protagonisti il 21 giugno scorso di una sparatoria all’esterno delle piscine Aquamore di Seriate erano fuggiti con le loro armi da guerra: un kalashnikov e una pistola mitragliatrice Scorpion, mai più ritrovati e dunque ritenuti ancora nella potenziale disponibilità dei due ricercati.
Al vaglio degli inquirenti c’è ora la posizione del connazionale che li ospitava. In casa non sono state trovate armi né droga
L’irruzione nell’appartamento dove poi sono stati fermati il 29enne e il 27enne (entrambi irregolari e privi di documenti) era così considerata ad alto rischio. Per questo motivo i carabinieri della sezione operativa della Compagnia di Bergamo, una volta individuato il nascondiglio, hanno chiesto supporto ai colleghi dei Corpi speciali. Era l’una di notte, quando i militari si sono presentati nell’abitazione. I due erano ancora svegli e hanno tentato di fuggire. Ma sono stati bloccati e sottoposti a fermo per tentato omicidio nei confronti di un giovane marocchino, uscito miracolosamente illeso da questo Far West, nell’ambito di un regolamento di conti maturato nel mondo dello spaccio. Al vaglio degli inquirenti c’è ora la posizione del connazionale che li ospitava. In casa non sono state trovate armi né droga.
Sono stati loro due a sparare, secondo il pm Antonio Mele, mentre sono ancora latitanti i due complici che avevano partecipato al raid, rimanendo sulla Peugeot 3008 presa a noleggio tramite un prestanome e sulla quale, durante la fuga, i 4 si erano poi schiantati, riuscendo infine a fuggire a piedi. Il 1° settembre i due marocchini, difesi dall’avvocato Amedeo Rizza, saranno sottoposti a interrogatorio di convalida del fermo nel carcere di Bergamo.
© RIPRODUZIONE RISERVATA