Bergamo prima in Lombardia contro i Neet: tasso giovanile al 7,2%, minimo storico - I grafici

OCCUPAZIONE. Bergamo registra il tasso Neet più basso della Lombardia: dal 16,3% al 7,2% in cinque anni. Migliora anche l’inclusione femminile, sotto la media regionale per il secondo anno consecutivo.

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Bergamo

A Bergamo, analizzando nel quinquennio 2021-2025 il fenomeno Neet - ovvero i giovani tra i 15 e i 29 anni non inseriti in percorsi di studio, lavoro o formazione professionale - si registra una contrazione strutturale dell’inattività che ha portato il tasso totale dal 16,3% del periodo post-pandemico all’attuale 7,2%. Questa performance permette alla provincia di Bergamo di mantenere la sua posizione di vantaggio non solo rispetto alla media lombarda (8,5%), ma soprattutto nei confronti del dato nazionale, che si attesta al 13,3%. All’interno dei confini regionali, Bergamo si posiziona c ome la prima provincia lombarda per tasso Neet totale.

La riduzione della quota di Neet costituisce un trend generalizzato che interessa ogni scala geografica, coinvolgendo simultaneamente la provincia di Bergamo, la regione Lombardia e l’intero contesto nazionale. Grazie a questa dinamica, il territorio orobico è riuscito a preservare un vantaggio competitivo costante nei confronti della media italiana, mantenendo un divario positivo di circa 6 punti percentuali per tutta la durata del quinquennio preso in esame.

Chi sono i Neet?

I Neet sono i giovani che non studiano, non lavorano e non seguono percorsi di formazione. L’acronimo deriva dall’inglese «Not in Education, Employment or Training». Si tratta di un indicatore utilizzato da istituzioni nazionali e internazionali per misurare il grado di inclusione dei giovani nella società e nel mercato del lavoro. In Italia il tasso Neet viene generalmente calcolato sulla popolazione tra i 15 e i 29 anni.

Essere Neet non significa necessariamente essere disoccupati: nella categoria rientrano sia i giovani in cerca di lavoro sia quelli che, per diversi motivi, hanno smesso di cercarlo e non sono inseriti in alcun percorso formativo o educativo.

Un tasso Neet elevato è spesso considerato un segnale di criticità economica e sociale, perché indica una quota significativa di giovani esclusi dai principali canali di crescita personale e professionale. Al contrario, una diminuzione del tasso Neet suggerisce una maggiore capacità del territorio di coinvolgere i giovani nello studio, nella formazione o nell’occupazione.

L’analisi demografica

La crescita dei servizi digitali e il dinamismo dei settori turismo e ristorazione, hanno favorito l’integrazione di una quota significativa di giovani scoraggiati

Alla base del riassorbimento dei Neet si trovano dinamiche demografiche strutturali: la diminuzione della popolazione giovanile crea una condizione di carenza di manodopera che spinge le imprese ad abbassare le soglie di accesso, includendo profili precedentemente esclusi e riducendo così la base numerica degli inattivi. A questo si aggiunge l’impatto delle politiche attive, che hanno reso le nuove assunzioni più sostenibili. Infine, il quadro è completato da fattori economici, quali la crescita dei servizi digitali e il dinamismo dei settori turismo e ristorazione, che hanno favorito l’integrazione di una quota significativa di giovani scoraggiati.

Il tasso maschile

L’analisi disaggregata per sesso mostra la componente maschile con un tasso che è sceso fino al 4,6% nella media del 2025, collocando la provincia di Bergamo al secondo posto nella classifica regionale dopo Brescia e distaccando nettamente sia il 6,5% della Lombardia che l’11,8% del dato nazionale. E’ un valore che riflette la sostanziale integrazione dei giovani uomini nelle dinamiche economiche o educative del territorio.

La componente femminile

Parallelamente, la componente femminile ha evidenziato un progresso altrettanto significativo, pur partendo da condizioni iniziali più critiche. Dal picco del 20,8% registrato nel 2021, l’incidenza delle giovani donne Neet a Bergamo si è più che dimezzata, scendendo al 10,0%. Sembra delinearsi inoltre una nuova tendenza dato che nel 2025, per la seconda volta, anche il tasso femminile bergamasco risulta inferiore a quello regionale (10,6%), oltre a confermarsi decisamente più basso rispetto al 14,9% nazionale. Questa flessione positiva sulla media lombarda porta la provincia al terzo posto nel ranking regionale per inclusione femminile dopo Milano, Como e Sondrio.

Tuttavia, sebbene entrambi i segmenti abbiano registrato una decisa diminuzione nel quinquennio analizzato, il tasso femminile a Bergamo rimane ancora oggi più che doppio rispetto a quello maschile. Problema comune anche con Brescia e Mantova, dove la stessa situazione si presenterebbe addirittura con maggiore intensità.

«Il calo delle nascite che dura ormai da un decennio sta avendo forti impatti sull’economia e sui comportamenti di famiglie e imprese. Da un lato, infatti, la carenza di manodopera e la difficoltà di trovare giovani spingono le aziende ad abbassare i requisiti d’ingresso per assumere più facilmente; dall’altro, le famiglie tendono a investire di più e più a lungo nell’istruzione dei figli»

Commenta i risultati il presidente Giovanni Zambonelli: «L’andamento del tasso Neet nella bergamasca va letto insieme ai dati nazionali, anch’essi in miglioramento. Il calo delle nascite che dura ormai da un decennio sta avendo forti impatti sull’economia e sui comportamenti di famiglie e imprese. Da un lato, infatti, la carenza di manodopera e la difficoltà di trovare giovani spingono le aziende ad abbassare i requisiti d’ingresso per assumere più facilmente; dall’altro, le famiglie tendono a investire di più e più a lungo nell’istruzione dei figli. Per il secondo anno consecutivo, il tasso Neet femminile di Bergamo è risultato inferiore a quello regionale. Tuttavia, la percentuale di giovani donne Neet sul totale dei Neet locali rimane stabilmente più alta rispetto alla media lombarda: un dato che riflette la tradizionale minore partecipazione delle donne bergamasche al mercato del lavoro».

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