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Mercoledì 14 Gennaio 2026
Indagini, crimini, tic, fragilità in «Dodici mesi in giallo»
RECENSIONE. I l rito collettivo di gennaio, dopo festeggiamenti e abbuffate natalizie. L’immersione nel flusso della folla a caccia di occasioni. Si intitola «Saldi di gennaio» il racconto della giallista spagnola Alicia Giménez-Bartlett che apre la raccolta «Dodici mesi in giallo» (Sellerio, pp. 590, euro 18).
Un viatico per questo 2026 appena iniziato, dodici autori, dodici racconti, uno per ogni mese dell’anno. Avrebbe dovuto partecipare anche il bravo e rimpianto Francesco Recami, padre del ciclo della Casa di ringhiera e del pensionato Amedeo Consonni, ma la morte, sopravvenuta il 9 ottobre scorso, gli ha impedito di esserci.
La squadra degli autori
La squadra degli autori Sellerio resta, comunque, fortissima. In ordine di apparizione, e di calendario: dopo la citata Giménez-Bartlett, Luca Mercadante (febbraio), Alessandro Robecchi (marzo), Simona Tanzini (aprile), Serena Cappellozza (maggio), Santo Piazzese (giugno), Gaetano Savatteri (luglio), Andrej Longo (agosto), Marco Malvaldi e Samantha Bruzzone (settembre, «Il mese del ripensamento»), l’inglese Simon Mason (ottobre) autore di una serie di romanzi crime ambientata a Oxford, e, ultimi non ultimi, Marco Malvaldi (novembre) ed Antonio Manzini (dicembre).
L’organizzazione dei racconti
Racconti perlopiù strettamente legati a eventi, feste, ricorrenze, tratti che caratterizzano il «loro» mese, come appunto i saldi di gennaio, il «fantasma dei san Valentino passati» che visita Domenico Cigno, protagonista del pezzo di Mercadante, le «Le Idi di marzo» che danno il titolo al racconto di Robecchi, la «festa delle matricole» che ricorre da un secolo ogni 5 novembre nell’ateneo di Pisa, evocata nel racconto di Manzini. Racconti che si intridono di quotidianità, di atmosfere tipiche del periodo a cui si sposano, e che hanno per protagonisti personaggi, spesso, divenuti familiari al grande pubblico, anche per la loro traduzione in serie televisive: come il Carlo Monterossi di Robecchi, la coppia Saverio Lamanna-Peppe Piccionello nella Màkari di Savatteri, Massimo e la Tizi con gli inconfondibili vecchietti del BarLume di Malvaldi, il vicequestore emblema del politicamente scorretto Rocco Schiavone, creato da Manzini.
Storie che confermano la capacità, in genere, di questa scuderia, di dar vita a una forma di giallo sociale, o giallo di costume, in cui l’indagine è un modo per mettere in scena, anche, abitudini, problemi, caratteristiche, tic dell’epoca, non solo del mese, in cui ci troviamo immersi.
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