La sfida esistenziale di Elia nel «Paziente borderline»
IL LIBRO. «Il paziente borderline in psicoanalisi» è il titolo dell’ultimo saggio di Ciro Elia, pubblicato in questi giorni da Franco Angeli nella collana «Psicoterapie». Lo psichiatra traccia il bilancio di 20 anni di terapie.
È il secondo libro dello psichiatra e psicoanalista bergamasco, che a 90 anni affronta il complesso tema della terapia psicoanalitica con i pazienti borderline basata su un approccio innovativo che si fonda sulla teoria intersoggettiva e su decenni di attività. «Parlare di paziente borderline è sempre più attuale: si tratta di una patologia grave e di difficile trattamento e sempre più diffusa» spiega Elia. Un fenomeno che tra l’altro coinvolge molti giovani: «Perché sono fragili. Stanno aumentando le malattie mentali gravi come la schizofrenia e i disturbi borderline nell’adolescenza e post-adolescenza – spiega Elia -. Ciò dipende dalle carenze nelle relazioni affettive, dal sovvertimento dei valori e dall’ incapacità di affrontare una realtà sempre più difficile».
«Questo libro arriva dopo anni di lavoro con pazienti borderline, terapie ventennali, anche trentennali. Percorsi impegnativi che hanno suscitato il mio interesse: sono difficili da trattare e come diceva Gaetano Benedetti con i pazienti gravi “è una sfida esistenziale” – commenta -. Non si tratta solo di tecnica, ma di partecipazione ai vissuti del paziente, del suo sé, condividendone i problemi, le frustrazioni, le aggressività, gli attacchi»
Elia è un medico psichiatra che ha deciso di dedicarsi principalmente alla psicanalisi. Era la metà degli Anni Sessanta quando aprì il suo studio: ha fondato poi la Scuola di Psicoterapia Psicoanalitica di Milano, l’Associazione di Studi Psicoanalitici, la rivista Setting. Ha sempre
esercitato la psicoterapia nel suo studio privato: «Questo libro arriva dopo anni di lavoro con pazienti borderline, terapie ventennali, anche trentennali. Percorsi impegnativi che hanno suscitato il mio interesse: sono difficili da trattare e come diceva Gaetano Benedetti con i pazienti gravi “è una sfida esistenziale” – commenta -. Non si tratta solo di tecnica, ma di partecipazione ai vissuti del paziente, del suo sé, condividendone i problemi, le frustrazioni, le aggressività, gli attacchi».
Che cosa significa borderline
Ma cosa significa borderline? «Dall’inglese linea di confine: questi pazienti sono considerati al limite, a metà tra le psicosi e le nevrosi, con possibili scivolamenti psicotici». Il libro si rivolge a psichiatri, psicoanalisti, psicologi, operatori sanitari che si relazionano con pazienti borderline: «La ricerca a carattere intraterapeutico, a cui faccio riferimento, riguarda dodici casi di pazienti borderline, di cui cinque trattati da me e sette dai colleghi con cui collaboro. Prendo in particolare considerazione il lungo processo terapeutico e l’evoluzione di un grave paziente».
Ma cosa significa borderline? «Dall’inglese linea di confine: questi pazienti sono considerati al limite, a metà tra le psicosi e le nevrosi, con possibili scivolamenti psicotici»
Il libro si muove continuamente sulla relazione reciproca tra teoria e clinica, dando luogo a importanti approfondimenti teorici e sempre con uno sguardo di speranza, di cura in un mondo difficile: «Se non avessi la speranza, non avrei fatto questo lavoro. Freud ha scritto che il nostro è uno dei lavori più difficili del mondo e credo che sia così, soprattutto con i pazienti borderline: imprevedibili, aggressivi». E cosa fare? «Le malattie mentali gravi vanno affrontate con convinzione, terapie sistematiche, di anni. È importante un sistema assistenziale che faccia rete: serve il servizio psichiatrico pubblico, collegato alle terapie farmacologiche, alle comunità terapeutiche e alla psicoterapia individuale. Nella scuola che ho fondato insieme ai miei colleghi si formano psicologi e psichiatri che possono dare un contributo nelle strutture pubbliche. Un progetto in cui credo molto». Con una componente del libro anche emotiva: «Questo libro è la restituzione del mio percorso come psichiatra, del lavoro con i pazienti. Metto in luce quello che ho provato con molti di loro: non c’è solo il processo interpretativo nel senso di capire che cosa ci sia a livello inconscio di ogni comportamento. Con i pazienti borderline ci sono anche tutta una sfera affettiva, la partecipazione e la fiducia che hanno un significato importante. Mai da sottovalutare».
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