Da Prometeo all’Uomo gatto: se il tedoforo divide

IL COMMENTO. Pasticcio all’italiana. La vicenda della scelta dei tedofori per la torcia olimpica dei Giochi di Milano-Cortina 2026 sembra la ricetta di uno di quei classici piatti (un po’ indigesti) in cui si riciclano, buttandoli dentro alla rinfusa, gli ingredienti che ballano in cucina senza che nessuno abbia il coraggio di finirli.

E allora sotto (quanto basta, in dosi variabili) con polemiche, sotterfugi, dietrologie, clientelismi, questuanti di applausi a vario titolo, sponsor, amici degli sponsor, amici degli amici. Con una spruzzata dell’immancabile politica, magari anche per distogliere l’attenzione generale dai problemi veri (costi, sprechi, ritardi) che sempre vanno a braccetto con i grandi eventi, sportivi e non, dalle nostre parti. La polemica sui tedofori, in realtà è storia vecchia. Il primo a finire nel mirino fu Prometeo, il titano che secondo la mitologia greca rubò il fuoco agli dei per donarlo agli uomini. Zeus, re dell’Olimpo, non la prese benissimo e condannò il

La polemica sui tedofori, in realtà è storia vecchia. Il primo a finire nel mirino fu Prometeo

malcapitato a essere incatenato a una rupe ai confini del mondo, dove un’aquila gli divorava quotidianamente il fegato che poi gli ricresceva durante il giorno. Oggi a mangiarsi il fegato per colpa della torcia sono i (tanti) medagliati azzurri ai Giochi estivi, invernali e paralimpici rimasti fuori dall’elenco dei 10.000 latori della sacra fiamma di Olimpia verso la cerimonia d’apertura del 6 febbraio a San Siro. Dimenticanza grave, hanno tuonato i ministri Salvini e Abodi, invitando a porre rimedio. Colpa della Fondazione Milano-Cortina, ha replicato il Coni. Processo limpido e rispettoso dei valori olimpici, ha ribattuto la fondazione. Insomma, alla fine è diventata tutta colpa del povero Uomo Gatto del quiz tv Sarabanda, che a portare la fatidica torcia è finito semplicemente registrandosi attraverso la piattaforma a disposizione dei cittadini comuni che fossero interessati ad avere i loro 200 metri di gloria lungo i 12 mila chilometri del percorso. Che ha lambito la Bergamasca sabato scorso, a Sarnico, e la attraverserà il 2 e il 3 febbraio.

Ecco, poi ci vorrebbe che il passaggio del fuoco sacro riaccendesse la grigia Atalanta che in campionato dispensa con magnanimità punti a tutte le pericolanti. Ma nell’immediato non dovrebbe essere un problema: mercoledì torna la Champions, e in Europa i nerazzurri non tradiscono mai.

© RIPRODUZIONE RISERVATA