Aorta, 85 interventi in un anno. «Decisivo il coordinamento»
SANITÀ. Il «Papa Giovanni» nella nuova Rete regionale di chirurgia vascolare. La soglia minima era di 30 operazioni. «Multidisciplinarietà fondamentale».
Lettura 2 min.La soglia minima individuata dalla Regione è di 30 interventi all’anno, il «Papa Giovanni» è arrivato a quasi tre volte tanto: 81 nel 2023, 85 nel 2024 e di nuovo 85 nel 2025. Sono le procedure eseguite per trattare l’intera patologia dell’aorta, la più grande e importante arteria del corpo umano.
La nuova rete regionale
Nei giorni scorsi è stata varata la nuova Rete regionale della chirurgia vascolare per il trattamento della patologia aortica, secondo una nuova organizzazione che entrerà in vigore dal 2027: nell’ambito di questa ridefinizione, il «Papa Giovanni» è stato individuato come centro di riferimento per la provincia di Bergamo. Una decisione che poggia sui volumi di attività (appunto, la Regione fissava una asticella di almeno 30 interventi annui: qui in media si superano gli 80), sulle competenze cliniche, sulle tecnologie disponibili e sugli esiti delle cure, per massimizzare sicurezza ed efficacia: l’ospedale di Bergamo sarà autorizzato a trattare tutte le casistiche, comprese quelle più complesse e gli interventi con endoprotesi personalizzate o ramificate.
La multidisciplinarietà
Decisiva è la multidisciplinarietà, perché la complessità della patologia aortica può necessitare di un lavoro coordinato tra reparti di Chirurgia vascolare, Cardiochirurgia, Cardiologia, Radiologia, Anestesia e Rianimazione, Terapia intensiva e altre specialità. Il «Papa Giovanni» è stato inserito nella lista di ospedali di «Gruppo A», insieme ad altri 16 centri nelle diverse aree della regione (tra questi ci sono il Niguarda di Milano e gli Spedali Civili di Brescia), gli unici a poter gestire la patologia dell’aorta toracica, addominale e toraco-addominale.
«La nuova Rete regionale riconosce l’importanza di concentrare la patologia aortica dalla più semplice alla più complessa, nei centri che hanno volumi, competenze e organizzazione adeguati – sottolinea Stefano Pirrelli, direttore della Chirurgia vascolare dell’Asst Papa Giovanni XXIII, che ha partecipato al percorso di messa a punto regionale come componente del tavolo tecnico di Chirurgia vascolare della Direzione generale Welfare –. È un modello che mette al centro il paziente: la persona deve essere indirizzata rapidamente verso il centro più appropriato e trovare tutte le competenze necessarie per affrontare anche le condizioni più complesse. La possibilità di lavorare in stretta integrazione con la Cardiochirurgia e con le altre specialità è fondamentale per garantire qualità e sicurezza delle cure».
L’emergenza-urgenza
Fondamentale è l’aspetto dell’emergenza-urgenza: i centri di riferimento come l’ospedale di Bergamo devono garantire, in raccordo con l’Areu (l’Agenzia regionale per l’emergenza-urgenza), équipe chirurgica vascolare h24, diagnostica radiologica urgente, sala operatoria o sala ibrida, supporto anestesiologico-rianimatorio e possibilità di attivare il team multidisciplinare cardiovascolare. Come specificato dalla Regione, «non si tratta di togliere servizi ai territori, ma di organizzare al meglio le competenze, valorizzando le professionalità e le eccellenze presenti nella nostra sanità e garantendo a tutti i cittadini lombardi cure sempre più sicure e di qualità». In Bergamasca, ad esempio, sul territorio saranno comunque operative anche le altre strutture di Chirurgia vascolare per diagnosi, trattamento e follow-up delle patologie vascolari non aortiche.
«Conferma della valenza del nostro ospedale»
«L’identificazione del Papa Giovanni XXIII tra i centri di riferimento regionale per l’intera patologia aortica conferma la valenza del nostro Ospedale come nodo della rete regionale – commenta Francesco Locati, direttore generale dell’Asst Papa Giovanni XXIII –. È un ruolo che abbiamo già assunto in altre reti clinico-assistenziali e che nasce dall’expertise dei nostri specialisti e dalla possibilità di integrare, all’interno di un unico grande ospedale, tutte le specialità medico-chirurgiche necessarie per affrontare le condizioni più complesse. La nostra forza è unire una forte vocazione clinica alla ricerca e alla formazione, offrendo ai pazienti percorsi multidisciplinari di alto livello».
Per il direttore sanitario Alessandro Amorosi, il nuovo modello «punta a rendere più omogenea, sicura ed efficace l’assistenza in Lombardia e nel nostro territorio, rafforzando il collegamento tra strutture e professionisti e integrandosi con le altre reti dell’area cardio-cerebro-vascolare».
© RIPRODUZIONE RISERVATA