Obesità e uso di farmaci, vietata l’autoprescrizione

IL CONGRESSO SINU. Il percorso di chi soffre del problema deve prevedere prescrizione medica, monitoraggio, cibi appropriati e attività motoria.

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Basta accendere la tv o scorrere i social, e in un battibaleno si sentirà parlare di diete, calorie, perdita di peso. Mai come oggi, forse, si discute così tanto di alimentazione: ma se ne discute nel modo giusto? A Bergamo, il 46° congresso nazionale della Sinu, la Società italiana di nutrizione umana, ha rimesso al centro la bussola della scienza per guidare il dibattito. Per tre giorni, dal 27 al 29 maggio, il Centro Congressi Giovanni XXIII ha ospitato 360 partecipanti, che hanno animato un programma scandito in 14 sessioni, con 4 relazioni internazionali e 166 abstract presentati.

«La missione della nostra società scientifica, nata negli anni Sessanta – spiega Anna Tagliabue, presidente nazionale della Sinu e professoressa ordinaria di Scienza dell’alimentazione all’università di Pavia -, è proprio quella di fondare il dibattito sulle conoscenze scientifiche, raggruppando esperti di tutte le aree della nutrizione, dalla prevenzione alla clinica, dalla tecnologia agli aspetti sociali e psicologici, con uno sguardo interdisciplinare che consente di affrontare le sfide attuali». Che sono parecchie: «Oggi questa visione deve essere espressa come promozione e difesa della ricerca scientifica nell’area dell’alimentazione e nutrizione, tempestata da un rumore di fondo di messaggi da fonti incontrollate – sottolinea Tagliabue -. È invece fondamentale portare delle conoscenze basate sulla scienza della nutrizione, su evidenze solide che devono essere ribadite proprio perché l’alimentazione ha un ruolo centrale nella vita».

L’alimentazione e le sue conseguenze

L’appuntamento bergamasco si è snodato attorno a diverse tematiche. «Abbiamo parlato di sana alimentazione in tutte le declinazioni – prosegue la presidente della Sinu -. Nei diversi panel sono stati toccati i temi della sostenibilità, con un approfondimento sulla dieta planetaria, della personalizzazione dell’alimentazione e della nutrizione di precisione nell’ottica delle diverse fasce d’età, così come di nutrizione di genere». Tra i focus, quello sul ruolo dell’alimentazione in alcune patologie, e in particolare nel tumore del seno: «Un aspetto determinante – rimarca Tagliabue – sia nella prevenzione sia nel supporto al percorso di cura della donna, anche per il mantenimento del corretto peso corporeo».

Il tema dell’obesità

A proposito di peso, l’obesità presenta dati ormai rilevanti anche in Italia: «Per affrontarla non è sufficiente un unico approccio terapeutico, ma è importantissimo mettere insieme dieta, terapia farmacologica e sport – puntualizza Tagliabue -: un approccio integrato che rifugge da soluzioni rapide con effetti a breve termine. È riduttivo basarsi solo sulla variazione del peso». In questa cornice s’inserisce una delle questioni più «calde», ossia l’ormai largo uso di farmaci – la semaglutide, nota prevalentemente col nome commerciale di Ozempic – inizialmente prodotti per la terapia del diabete e poi estesi anche al trattamento dell’obesità. A volte, anche con degli abusi: «La nostra posizione è chiara: no all’autoprescrizione e no all’uso non controllato – afferma la presidente della Sinu -. Il percorso di queste persone deve comporsi di prescrizione medica, monitoraggio, integrazione con un’alimentazione appropriata e attività motoria. È necessario superare una visione quantitativa e semplificata della dieta, per adottare un approccio più moderno, “oltre le calorie”, centrato sulla qualità della nutrizione, sulla fisiopatologia dell’obesità e sulla presa in carico globale della persona. La Sinu continua a essere promotrice di una cultura nutrizionale fondata sulle evidenze e su una informazione corretta, in cui la risposta all’obesità non si costruisce con l’allarmismo né con le semplificazioni, ma con la scienza».

Giovani al centro

La Sinu guarda anche al futuro, valorizzando il ruolo delle nuove generazioni: «Abbiamo avuto un’importante partecipazione da parte di giovani ricercatori – conclude Tagliabue -, che si è espressa anche nell’entusiasmo dei partecipanti. All’interno della nostra Società abbiamo uno specifico gruppo di lavoro dedicato ai giovani ricercatori, che curano anche una comunicazione seria e competente sui social». Mettendo al centro la scienza, anche su un argomento decisamente «pop».

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