«Creo quando i bimbi sono a letto». Alisa Djimsiti: Jalizè forte identità
LA STORIA. Alisa Djimsiti presenta il suo brand: per una donna femminile, nei miei abiti un mix di culture. «Bergamo è la nostra casa».
Lettura 3 min.«Per me la moda non è soltanto abbigliamento: è personalità e una forma per esprimere se stessi». Alisa Djimsiti ha un tono di voce pacato, traspare riservatezza dai suoi modi di fare: è poco amante dei riflettori, incerta nel suo italiano «ancora da imparare bene» ma molto determinata quando parla del suo lavoro. «Jalizè è la mia visione, da sempre - spiega -, un brand che unisce femminilità, artigianalità e ricerca. Un progetto che ha un forte legame con l’Italia e con Bergamo, città che per me è diventata casa».
«Jalizè è la mia visione, da sempre - spiega -, un brand che unisce femminilità, artigianalità e ricerca. Un progetto che ha un forte legame con l’Italia e con Bergamo, città che per me è diventata casa»
Moglie del calciatore dell’Atalanta Berat Djimsiti, vive a Bergamo da sei anni e proprio qui ha aperto il suo terzo monomarca, dopo quelli di Zagabria e Belgrado: «Sono nata e cresciuta a Zurigo, con origini montenegrine e serbe: grazie a questo connubio porto nel mio percorso una storia fatta di culture diverse. Dopo gli studi in Economia e la specializzazione in International Marketing, ho trovato il punto d’incontro tra visione strategica e creatività» racconta. Jalizè nasce nel 2018: «Non è mai stato un progetto costruito a tavolino o qualcosa che avevo pianificato», sottolinea.
All’inizio era un desiderio personale: «Creavo capi che io stessa cercavo ma che non riuscivo a trovare. Spesso avevo la sensazione che il mercato fosse troppo costoso o che troppi prodotti non fossero realizzati con la qualità, la vestibilità e i valori di sostenibilità per me fondamentali». Il suo progetto ha delle regole: «Ho scelto di lavorare con piccole quantità, evitando la logica della produzione di massa«. Una scelta che riguarda anche l’identità stilistica del marchio, specializzato in knitwear e pelle, due materiali che Alisa ama profondamente: «Il knitwear mi permette di essere coinvolta fin dal primo passo, partendo direttamente dal filato. Questo significa non semplicemente scegliere un tessuto, ma svilupparlo insieme ai produttori. Ogni dettaglio diventa parte di un processo creativo molto più profondo: lo spessore del filato, la morbidezza, la struttura, il peso, l’elasticità, il movimento e persino la sensazione emotiva che il capo trasmette una volta indossato».
«La vera forza consiste nell’imparare a vivere queste onde e trovare sempre la forza per risalire. Per me la moda è questo: personale e individuale per chi la indossa»
La sostenibilità entra nel progetto fin dal primo passo: «I materiali sono made in Italy, mentre la produzione è in Serbia, dove il brand ha costruito nel tempo una propria struttura. Qui c’è la mia seconda famiglia - spiega -. Le sarte e i sarti che lavorano per Jalizè sono parte centrale del progetto: lavorano con me con enorme responsabilità, talento e passione». È qui che l’artigianalità diventa valore, cura del dettaglio, identità dei capi: «Disegno personalmente ogni modello - spiega -. Le idee arrivano spesso di sera, o di notte quando i miei figli dormono. Ho tre bambini: Lion di 5 anni, Adria di 3 e Aron di 1 anno. L’ispirazione nasce dalla «vita quotidiana, dalla natura: «Vesto una donna femminile, sicura di sé. Una donna può essere delicata e incredibilmente forte allo stesso tempo».
«Jela’s Garden è il nome ispirato a mia madre, Jelena. Era una donna che amava profondamente i fiori: mi ha ispirato il suo ricordo»
La collezione attuale si chiama «L’Onda»: «È il racconto della vita, mai lineare, ma con le sue burrasche, i suoi momenti di pace», spiega Alisa. Nella sua collezione convivono toni pastello, che richiamano leggerezza e ottimismo, e capi più strutturati in pelle e tonalità della terra, simbolo di forza e stabilità: «La vera forza consiste nell’imparare a vivere queste onde e trovare sempre la forza per risalire. Per me la moda è questo: personale e individuale per chi la indossa». Con un capo preferito: «Il cardigan Jela è il primo capo disegnato. Più precisamente tutto è iniziato dalle maniche ricamate della giacca Jela che sono state reinterpretate e applicate al cardigan - spiega -. L’intera collezione si chiama infatti “Jela’s Garden” dal nome di mia madre, Jelena. Era una donna che amava profondamente i fiori: mi ha ispirato il suo ricordo». Nella cultura serba questo tipo di ricamo è tra l’altro profondamente radicato nella tradizione: «Ha un valore culturale molto forte. Molte donne anziane ancora oggi ricamano a mano nelle proprie case, una forma d’arte tramandata nel tempo. Cosi ho trovato una donna anziana che ha iniziato a ricamare queste maniche completamente a mano». Per realizzare un singolo cardigan sono necessari circa sette giorni di lavoro artigianale. «La cura, il tempo e questa storia rendono Jela un vero pezzo “timeless” e pieno di emozione».
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