«Ho interpretato il ruolo di sarta nel film più fashion dell’anno»
LA CURIOSITA’. Il racconto di Carla Catalano, sarta e stilista di Bonate Sopra, che ha vissuto il set de «Il Diavolo veste Prada 2».
«Non avrei creduto che sarebbe stato così emozionate: poter mettere le mani su abiti sartoriali, così preziosi. Inarrivabili». Carla Catalano, stilista di Bonate Sopra, deve prima di tutto ringraziare le sue clienti: «Sono state loro a insistere e io ci ho provato: lo scorso settembre ho mandato la candidatura per partecipare al casting delle comparse de “Il Diavolo veste Prada 2”, mi ha colpito il fatto che cercassero vere sarte per interpretare quel ruolo, così come vere modelle, vere parrucchiere. Una scelta che dà valore al lavoro e alla sua interpretazione».
Così da sarta, con una propria etichetta, ha interpretato se stessa e la dresser, intenta a vestire le modelle delle sfilate che costellano il nuovo film con Meryl Streep, Anne Hathaway, Stanley Tucci ed Emily Blunt protagonisti del sequel più amato (o chiacchierato) del momento.
«Inviata la mia proposta, il giorno successivo mi hanno subito scritturata: sono bastate due foto e una breve descrizione del mio lavoro. Sapevo che avrei lavorato tre giorni a Milano, che ogni sera mi avrebbero detto dove farmi trovare il giorno dopo. Sono stata regolarmente retribuita con tanto di rimborso spese - racconta . I giorni da 3 sono diventati sette per un impegno totale di due settimane».
«Sicuramente avere qualcuno che sapeva usare veramente gli spilli e maneggiare i tessuti ha reso tutto più credibile. Anche se le scene non si soffermano sul lavoro del backstage, l’insieme ha più senso»
Intense e decisamente glamour: «All’inizio pensavo di vestire le modelle dietro le quinte, poi ho capito che avrei fatto la comparsa come sarta nelle scene del film. Sono stata ripresa spesso, nei dietro le quinte delle sfilate e soprattutto nella parte girata a Brera. Sicuramente avere qualcuno che sapeva usare veramente gli spilli e maneggiare i tessuti ha reso tutto più credibile. Anche se le scene non si soffermano sul lavoro del backstage, l’insieme ha più senso».
«Le mani tra le stoffe»
Per lei poi c’è stata la soddisfazione di mettere le mani su quelle stoffe: «Lavorazioni incredibili, opere d’arte: ho vestito modelle con abiti Prada, Armani, Dolce e Gabbana, Miu Miu. Abiti esagerati».
E se Carla si rivede tra una scena e l’altra, il pensiero torna ai tessuti, ai tagli pregiati delle stoffe, ai ricami: «Eravamo senza telefoni e non potevamo rivelare nulla del film. Il quartier generale delle comparse - eravamo 2mila - era a in un palazzo di via delle Erbe. Qui c’era il trucco e parrucco delle comparse; indossavamo gli abiti da scena e poi a piedi ci spostavamo nelle varie location dove si girava».
Miranda approverebbe? Carla Catalano sorride: «Miranda ha ragione: vivere quel mondo resta il sogno di tutte noi»
Con tanto di incontro-scontro con Meryl Streep: «C’è stato un cambio di scena, un temporaneo cedimento sui tacchi: io l’ho sorretta per qualche secondo. L’attrice, così come tutto il cast stellare, era molto empatico con noi comparse: stavamo spesso insieme sul set, le scene si giravano anche 15/20 volte. Era faticoso ma avevamo tanta adrenalina: sembrava davvero di essere dentro un mondo inarrivabile». Miranda approverebbe? Carla Catalano sorride: «Miranda ha ragione: vivere quel mondo resta il sogno di tutte noi».
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