Muore durante la vacanza in Egitto: Arzago piange il barista Cesare

IL LUTTO. Erba aveva 77 anni: il malore al villaggio turistico e poi due settimane di coma. Non ancora fissato il rimpatrio della salma.

«Mio papà amava tantissimo viaggiare e con mia mamma hanno girato il mondo. E l’Egitto era tra le sue mete preferite. Il destino ha voluto che morisse proprio lì». Beatrice Erba riassume in poche e addolorate parole quanto accaduto al padre Cesare, storico barista di Arzago d’Adda, morto il 29 aprile scorso all’ospedale internazionale di Sharm el-Sheikh, dov’era stato accompagnato il 13 aprile quando, la sera, si è sentito male al villaggio vacanze dov’era arrivato con la moglie Paola Barbieri soltanto due giorni prima.

La salma si trova ancora in Egitto, perché le procedure per il rimpatrio si stanno rivelando piuttosto complesse e per questo i funerali non sono stati ancora fissati. Ma la notizia della sua morte è subito arrivata ad Arzago, dove Cesare Erba era un punto di riferimento: gestiva con la moglie e con la figlia Beatrice il «Bar degli amici» di via De Capitani, proprio accanto alla chiesa parrocchiale.

Cesare Erba gestiva con la moglie e con la figlia Beatrice il «Bar degli amici» di via De Capitani, proprio accanto alla chiesa parrocchiale

Per questo Cesare era molto conosciuto, pur avendo svolto, per buona parte della sua vita, un altro lavoro, quello di tipografo «Cfv» a Treviglio. «Fino all’inizio degli anni Duemila ha lavorato lì e al bar veniva a pranzo con noi – racconta ancora la figlia –: poi, una volta andato in pensione, si è dedicato esclusivamente all’attività di barista. Era il nostro apripista: arrivava al bar la mattina alle 6, poi raggiunto poco dopo anche da mia mamma, e restava fino a mezzogiorno, quando gli davo il cambio».

Il bar, complice la pergola esterna, è sempre stato un luogo molto accogliente di Arzago, dove sono passate generazioni di arzaghesi, visto che era stato aperto dai nonni di Beatrice e Andrea, suoceri di Cesare. «Abbiamo trovato una grandissima professionalità e umanità nel personale sanitario dell’ospedale internazionale di Sharm», racconta la figlia, che dopo il malore aveva raggiunto con il fratello la mamma in Egitto. «Soprattutto umanità, devo dire – aggiunge –: c’è stato un momento in cui hanno chiesto a noi come stavamo mettendoci la mano sulla spalla. Purtroppo hanno fatto il possibile per papà, ma non è mai uscito dal coma. Colpa di un trombo partito da una gamba e che gli ha causato una crisi respiratoria e poi il coma». «Un paese, una piccola comunità, è fatta soprattutto di relazioni umane e queste relazioni, per tanti di noi, si sono create soprattutto nei bar – sottolinea l’ex sindaco Gabriele Riva –. Il bar degli amici, il famoso “burela”, rappresenta quindi un luogo fondamentale della nostra storia. La morte di Cesare, che ha sempre affiancato dietro al bancone col suo carattere spigoloso ma sempre pronto alla battuta, la moglie Paola e la figlia Beatrice è un pezzo di questa storia che se ne va».

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