( foto Bedolis)
IL CANTIERE FERMO. Il Comune a sue spese (quasi 40mila euro ) libererà l’area per consegnarla alla nuova impresa. «Chiederemo i danni. L’obiettivo è far iniziare i lavori prima possibile».
Qualche baracca di cantiere è stata portata via da piazzale Tiraboschi, smontato anche il grande sollevatore. Ma tutto il resto, a partire dalle due autogru su cui campeggia la scritta «Manelli», è stato lasciato lì dall’impresa con cui il Comune di Bergamo ormai dallo scorso dicembre ha rescisso il contratto per la costruzione della nuova sede Gamec.
Sarà quindi Palazzo Frizzoni, a partire dal prossimo 6 aprile, con la chiusura parziale di via Pitentino (l’ordinanza non è stata ancora pubblicata), ad occuparsi dello sgombero completo, con l’intenzione, fanno sapere dal Comune, «di far ripartire i lavori il prima possibile. Stiamo lavorando perché questo accada, lo dimostra il fatto che è stato riassegnato il cantiere alla seconda impresa in graduatoria che lo scorso 23 febbraio ha accettato di proseguire con le opere per il completamento dei lavori e che siamo tornati in possesso del cantiere (lo scorso 26 febbraio, ndr). Ora andremo a portare via il materiale lasciato dall’impresa, alla quale saranno esposti i danni conseguenti».
L’amministrazione comunale è dunque pronta a presentare il conto alla «Manelli» nelle opportune sedi legali, intanto muove tutti gli step necessari per riavviare i lavori in parte finanziati dal Pnrr (per circa 6 milioni di euro sugli oltre 18), avendoli già riassegnati al consorzio composto da Cme di Modena, Edilco di Martinengo e Colombo Spa di Sesto Calende. In questi giorni «sono in corso gli approfondimenti previsti dal codice degli appalti in fase di contrattualizzazione» fa sapere Palazzo Frizzoni, che non si sbilancia sulla data di ripresa dei lavori.
Nei giorni scorsi gli uffici hanno assegnato le operazioni di sgombero per 17.129,97 euro, a cui si aggiunge lo smontaggio delle due gru (di proprietà della «Manelli») per 21.453 euro, che saranno portate nei magazzini comunali di via Serassi in attesa che l’impresa venga a reclamarle. Il ripristino dell’area di cantiere vale dunque quasi 40mila euro, cifra che sarà addebitata alla «Manelli», insieme ai costi per il deposito del materiale che nel frattempo matureranno.
Liberare l’area era compito dell’impresa a cui il Comune aveva assegnato i lavori nel settembre 2023, uno dei tanti cantieri Pnrr che la «Manelli» si è vista aggiudicare in diverse città italiane (la situazione è monitorata anche dal ministero delle Infrastrutture). Nel determinare le voci di spesa relative allo sgombero, gli uffici di Palafrizzoni sottolineano come «nonostante i reiterati solleciti, già a partire dalla data di notifica della determina di risoluzione contrattuale, l’impresa si è dimostrata inerte e o comunque molto lenta nello svolgimento delle operazioni di ripiegamento del cantiere». E ancora scrivono gli uffici: «Al fine di poter procedere con la prossima consegna del cantiere si rende necessario completare il ripiegamento dei mezzi, apprestamenti e delle attrezzature presenti presso il cantiere lasciati dall’appaltatore, in particolare di eseguire le opere di rimozione e scollegamento impianti, smontaggio baraccamenti con trasporto presso magazzino comunale, smontaggio protezione compresa copertura in legno e lavori di chiusura forometria zona cabina Enel, con carico su automezzi, trasporto e scarico».
Dopo la riassegnazione dei lavori, lo sgombero dell’area di cantiere è dunque un ulteriore segnale di ripartenza, non senza complicazioni di carattere legale. In primis con la «Manelli», alla quale l’amministrazione comunale chiederà risarcimento per i danni subiti, ma anche con tutti quei subappaltatori che per l’impresa pugliese hanno lavorato senza essere pagati e che ora battono cassa al Comune. Che già lo scorso dicembre, nell’annunciare la rescissione del contratto, denunciava come alcuni subappaltatori della «Manelli» si fossero «rivolti direttamente al Comune per ottenere il pagamento delle proprie fatture in seguito all’inadempimento dell’appaltatore». Un campanello d’allarme che si è tradotto in azioni legali. I primi di febbraio gli uffici registravano «un atto di pignoramento presso terzi per un importo di 659.795,35 euro da parte di un fornitore dell’appaltatore». All’epoca il Comune spiegava che si trattava «di un’azione che un fornitore stava muovendo contro tutti i Comuni che in Italia hanno lavorato con la “Manelli”».
In quella circostanza gli uffici ricapitolavano i passaggi che hanno portato alla risoluzione del contratto, ricordando che «la Manelli Impresa spa ha presentato istanza di composizione negoziata della crisi avanti al Tribunale di Bari».
Nelle scorse settimane altre due imprese si sono fatte avanti: la «Ferro Berica srl», che ha fornito elementi in ferro, con un decreto ingiuntivo del Tribunale di Vicenza per ottenere oltre 161mila euro e la «Innova costruzioni srl» che ha realizzato lavori in cemento armato e che ora avanza una richiesta di 365mila euro. Richieste alle quali il Comune si è opposto attraverso i suoi legali, forte dei pagamenti già effettuati degli stati di avanzamento lavori alla società bancaria a cui la «Manelli» aveva ceduto il credito.
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