Omicidio di Martinengo, il fratello: «Visti sabato, sembravano così sereni»

IL RACCONTO. Angelo Rota, fratello della vittima: «Non sapevamo nulla dei problemi esistenziali di mia cognata, se non quelli legati al lavoro».

«Non sapevamo se mia cognata avesse problemi esistenziali e nel rapporto con Diego, sta di fatto che quanto accaduto è un dramma inaudito, del quale non riesco ancora a capacitarmi». Ad affermarlo con la voce rotta dalla commozione è Angelo Rota, fratello maggiore dell’imprenditore ucciso giovedì dalla moglie Caryl, venerdì pomeriggio dalla casa di via San Martino a Brusaporto, paese d’origine della famiglia.

«Quando sono stato contattato telefonicamente giovedì notte dai carabinieri - racconta – non credevo a quanto mi stavano dicendo e mi sono chiesto come fosse possibile che un tragedia del genere si fosse consumata all’interno delle mura domestiche, per mano di chi lui amava». La vita di Diego Rota viene ripercorsa dal fratello 61enne: «Dario aveva sempre lavorato come falegname, prima alle dipendenze di una ditta di Brusaporto quindi era stato assunto da altre realtà del settore: aveva anche lavorato nella mia falegnameria che ancora gestisco, poi da una decina d’anni fa aveva dato vita alla ditta della quale era estremamente orgoglioso». Rota era infatti titolare dall’impresa individuale «R.D.esign» con sede legale a Martinengo e operativa a Bagnatica. Sul sito della ditta appare la sua foto dove così si descrive: «La mia passione è sempre stata quella del fai da te. È nel legno, un materiale caldo e vivo in cui ho trovato il modo ideale di esprimermi. Sono un perfezionista e un persona dinamica, le mie conoscenze e le mie abilità in questo settore mi permettono di entrare in simbiosi con i clienti per capirne le esigenze e realizzare i mobili su misura dei loro sogni».

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Diego Rota aveva anche una sorella, Vanessa di 48 anni, residente a Seriate. A Brusaporto se n’era andato quando aveva 44 anni, ma in paese tra quelli della sua generazione era conosciuto e benvoluto. «Quanto accaduto è assurdo se penso che solo sabato scorso ci siamo incontrati anche con mia cognata – fa sapere Angelo Rota -. Nulla lasciava presagire quanto poi successo. Avevamo pranzato insieme a San Stefano e in altre successive occasioni, il tutto in un clima di grande serenità e cordialità. A novembre Diego e Caryl avevano compiuto un viaggio a Sharm el Sheikh, in Egitto, per compensare le vacanze non fatte ad agosto, per impegni di lavoro. Una famiglia serena, arricchita dalla presenza di mia nipotina».

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Cosa abbia destabilizzato Caryl Menghetti, Angelo Rota non lo sa: «Sapevo solo che nei mesi scorsi aveva avuto dei problemi a livello lavorativo per la gestione del chiosco al Parco Suardi di Bergamo, che prima gli era stata confermata e poi revocata. Di certo è che ha posto fine alla vita di mio fratello».

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