Siccità, la resa dell’agricoltura bergamasca

La crisi idrica Pochi sono passati alla seconda semina. E nessuno pianta mais, ma colture meno idrovore

Non si semina più: la maggior parte degli agricoltori ha deciso di non procedere con la seconda semina. I pochi che non si arrenderanno, non pianteranno mais, ma altre coltivazioni meno idrovore. «Il quadro generale dell’agricoltura è drammatico – conferma Alberto Brivio, presidente di Coldiretti Bergamo –. Per quanto riguarda il secondo raccolto, molti non hanno seminato. E chi lo ha fatto ha seminato una coltura a minor esigenza di acqua, come il sorgo. Il problema è che la situazione è talmente estrema ed esasperata che con le temperature elevate e la carenza idrica in molti casi la seconda semina non è nemmeno nata o ciò che è nato è bruciato sotto il sole. I pochi che hanno ottenuto qualcosa, hanno una coltura con un valore nutrizionale per gli animali minore rispetto al mais e quindi dovrà comunque integrare il cibo per i propri capi». «Tutti si sono attivati alla ricerca di colture alternative – conclude Brivio –. Chi aveva un minimo di speranza ha provato la seconda semina, ma i riscontri complessivamente non sono positivi. Anzi, si sono dovuti affrontare ulteriori costi di semina per risultati non buoni. In molti hanno preferito quindi non seminare niente. Ci sarà un deficit pesante in termini di produzione di foraggi. Lo sforzo c’è stato nel cercare anche altre culture, ma in questa situazione non è stato premiato nemmeno quello. Si è fatto ogni sforzo possibile, ma non è bastato».

Consorzio di bonifica della media pianura bergamasca: «Per quanto possibile stiamo cercando di rispondere a tutte le necessità sul territorio. Ma i pozzi irrigui, che stanno pompando acqua da maggio, rendono ormai molto meno»

Una situazione, quella relativa alla seconda semina, o meglio non-semina, mai vista prima in Bergamasca. «Di solito per il secondo raccolto passiamo alla soia – dice l’imprenditrice agricola Elena Lazzarini, di Fontanella –. Quest’anno, nulla. Se dovesse piovere seminerò un erbaio estivo (mix di colture come sorgo, miglio, panico che si possono usare per fare fieno). Diciamo che è un piano B, a cui però serve sempre l’acqua almeno per farlo nascere. Per ora, non semino nulla». E il mais? «Ho seminato quattro ettari – racconta Nazzareno Samuel Ferro, agricoltore e allevatore di Torre Pallavicina – il 2 giugno a mais di secondo raccolto (dopo il trinciato di frumento) e non è mai nato nulla. Dopo la trinciatura anticipata di un mese del mais di primo raccolto, invece, seminerò 10 ettari di sorgo (coltura mai seminata prima d’ora nella mia azienda) da trinciato per coprire l’ammanco di produzione che avrò».

«Per quanto possibile stiamo cercando di rispondere a tutte le necessità sul territorio. Ma i pozzi irrigui, che stanno pompando acqua da maggio, rendono ormai molto meno». Le parole del presidente del Consorzio di bonifica della media pianura bergamasca Franco Gatti danno l’idea di come le risorse a disposizione siano agli sgoccioli. Se non pioverà, il tempo limite è fine mese. A preoccupare di più sono i circa 50 pozzi irrigui attraverso cui viene prelevata dalla falda l’acqua poi utilizzata per bagnare le colture. I pozzi (che pescano mediamente a 80-100 metri di profondità), a causa del caldo estivo arrivato prima del previsto, sono stati messi in funzione già a metà maggio, quindi prima del formale inizio della stagione irrigua fissato al primo giugno. Se a ciò si aggiunge il fatto che da allora non ha quasi mai piovuto ed che quindi la falda non si è potuta ricaricare, ecco spiegato perché la loro resa sta calando: «Le pompe dei pozzi – spiega ancora Gatti – in questo momento stanno aspirando anche sabbia e non solo acqua come quando la falda era alta e in pressione». Se non pioverà al più presto, dopo i pozzi irrigui ci si aspetta che entrerà a breve in difficoltà anche un’altra importante risorsa a cui il Consorzio sta al momento attingendo al massimo: si tratta della ex cava Fumagalli a Pontirolo. Questo ex sito di estrazione è ovviamente collegato alla falda che però, come detto, non si sta caricando: il livello dell’acqua presente al suo interno si sta quindi abbassando in maniera preoccupante. «Da un lato c’è la soddisfazione – conclude Gatti – che il Consorzio si è dimostrato lungimirante in certe azioni come l’acquisto della ex cava. Dall’altro la crescente preoccupazione che le risorse a disposizione possano non essere sufficienti: se non pioverà prevediamo di riuscire a rispondere a tutte le necessità del territorio fino alla fine del mese. Dopodiché non sarà più possibile».

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