Spaccio di droga, la situazione in Bergamasca tra boschi e kalashnikov

IL REPORTAGE. La mappa delle bande di pusher che si contendono boscaglie e rive dei fiumi. Gli inquirenti: tra la vegetazione si sentono più protetti.

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A Villa di Serio i pusher abitavano le grotte delle vecchie miniere di calce. E a inoltrarsi nei boschi lungo il sentiero del Fontanì non erano più famiglie a spasso, intimorite dalla loro presenza, bensì gli acquirenti di sostanza stupefacente che con la complicità della vegetazione correvano meno rischi di essere identificati. Le ripetute operazioni dei carabinieri e la successiva bonifica della zona da parte dei volontari della Protezione civile hanno consentito di riconsegnare l’area alle passeggiate. Era l’autunno di due anni fa. I venditori di droga si sono spostati più a Nord, magari sono gli stessi che ora esercitano, piene del fiume permettendo, sull’isolotto in mezzo al Serio ad Albino.

La nuova frontiera dello spaccio

Quello boschivo è la nuova frontiera dello spaccio, ha preso piede negli ultimi anni e ha in Rogoredo, alla periferia di Milano, il suo esempio più plastico, con il viavai di zombie tossicodipendenti che si inoltrano fra gli alberi dove sono annidate decine di pusher. L’atmosfera ricorda un po’ lo «zoo» di Berlino di fine Anni ’70 magistralmente descritto nel film di Uli Edel, ma è bene precisare che in Bergamasca non si arriva a tanto. Le boscaglie accanto a strade e a piste ciclabili fanno però gola, sono fonte di affari e per difenderle dai clan rivali si arriva anche a sparare con armi da guerra. È successo il 21 giugno scorso all’esterno delle piscine Aquamore di Seriate, con un gruppo di fuoco nordafricano arrivato dal Milanese con un kalashnikov e una mitraglietta Scorpion per tendere l’agguato a un connazionale. Un commando della stessa banda (capeggiata da un marocchino soprannominato Botros), formato da una dozzina di persone incappucciate e armate di fucili mitragliatori, era entrato in azione sei giorni prima a San Paolo d’Argon in un’area boschiva nei pressi della zona industriale. I rivali erano riusciti a dileguarsi in tempo e fortunatamente in quell’occasione non erano stati esplosi colpi.

Faide e mitra sepolti

I 4 fermi, tra cui quello di Botros, compiuti nei giorni scorsi per la sparatoria di Seriate dai carabinieri della sezione operativa della Compagnia di Bergamo, coordinati dal pm Antonio Mele, hanno consentito di scoperchiare un mondo fatto di mitra sotterrati nei boschi, faide feroci e soggetti talmente disinvolti nel premere il grilletto da doverne eseguire la cattura attraverso i Corpi speciali.

Leggi l’approfondimento completo sulla copia digitale de L'Eco di Bergamo, alle pagine 28 e 29

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