Stoffe, perline e uncinetto: premiato il presepe realizzato dai bambini a Treviglio - Foto
LA PREMIAZIONE. Realizzato interamente dagli studenti di quarta della scuola paritaria San Martino di Treviglio. Con loro riconoscimenti per altre 33 opere dalla Proloco.
Un presepe nato quasi per caso, durante un intervallo scolastico, e cresciuto punto dopo punto, grazie all’entusiasmo contagioso dei bambini. È quello realizzato dagli alunni della Scuola paritaria San Martino di Treviglio , un progetto creativo che ha preso forma partendo da semplici fili di lana colorata e da una voglia spontanea di imparare. E sabato 10 gennaio è stato premiato, tra gli altri, al Concorso dei presepi promosso dalla Proloco di Treviglio, in collaborazione con l’Amministrazione comunale e la Bcc.
«Durante l’intervallo le bambine hanno deciso di provare a usare l’uncinetto – racconta Carmen Rota, direttrice della scuola elementare e maestra della classe IV –. C’erano tanti piccoli lavori di lana, tutti diversi, e abbiamo pensato che meritassero di diventare qualcosa di speciale». Così è nata l’idea del presepe: con filo di ferro per le strutture, palline di legno per i visi e perline per le mani, i bambini hanno costruito le statuine una a una, mettendo insieme manualità, fantasia e collaborazione.
La Proloco di Treviglio ha premiato i 34 presepi partecipanti con un’opera d’arte del maestro del vetro Giuliano Gaigher. A ritirare il premio per la Scuola San Martino (presso l’auditorium
della Cassa Rurale Bcc Treviglio), la rappresentate di classe della quarta, facente le veci della direttrice occupata per l’Open Day della scuola. Tra le altre scuole premiate anche la scuola materna Carcano, l’istituto comprensivo De Amicis, il Collegio degli Angeli e Istituto Facchetti, i Salesiani di Treviglio.
Un’esperienza vissuta con grande partecipazione, tanto che, come sottolinea ancora la direttrice, «i bambini si sono fermati volontariamente due pomeriggi a scuola con le maestre per allestire il presepe: erano davvero entusiasti». Prima di Natale, ognuno ha poi portato a casa la propria statuina, come ricordo di un lavoro condiviso.
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