Treni, i passeggeri crescono nella Bassa. Perde clienti la città

IL RAPPORTO. Complessivamente in provincia dal 2019 si sono persi circa 3.500 utenti, un terzo nel capoluogo. Aumentano invece a Treviglio (0,6%) e Romano (28%).

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Con i cantieri che procedono a passo lento, la «cura del ferro» sarà ancora lunga. Intanto, la geografia ferroviaria racconta una provincia sempre più a due velocità: lenta nel capoluogo, più dinamica nella pianura. Basta qualche numero per averne contezza: rispetto al pre-Covid la stazione di Bergamo ha perso circa un terzo dei passeggeri, mentre Treviglio – sommando le due fermate – è cresciuta dello 0,6%, passando da 9.850 a 9.910 passeggeri in totale sulle due stazioni.

Per la «capitale» della Bassa, inserita in un quadro metropolitano grazie alle linee suburbane del Passante e nel mezzo della Verona-Brescia-Milano, quel piccolissimo incremento diventa in realtà un bilancio più che positivo, perché il comparto deve ancora riallinearsi ai flussi che registrava prima della pandemia. E va forte anche Romano, con un +28,4% sul 2019 e un +40,8% in quasi un decennio.

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I dati di regione Lombardia

Lo scenario si ricava dagli open data di Regione Lombardia relativi alle rilevazioni di Trenord, prendendo come riferimento le «indagini» condotte ogni mese di novembre tra il 2016 e il 2025 nei giorni feriali, quelli più indicati per cogliere i trend dei pendolari. In un giorno medio di novembre 2025, le stazioni bergamasche hanno «accolto» complessivamente 34.850 utenti: il 9,1% in meno dei 38.320 del 2019, quasi 3.500 viaggiatori «svaniti». Ma la disaffezione è evidentemente più profonda, se rispetto al 2016 il calo è del 14,2%. Insomma, la transizione verso una mobilità più sostenibile pare ancora di là dal compiersi.

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I cantieri in corso

A complicare ulteriormente il panorama sono i lavori in corso, tra il raddoppio Bergamo-Ponte San Pietro (o Bergamo-Curno, più propriamente) che da febbraio 2024 ha giocoforza bloccato quel tratto, il nuovo collegamento con l’aeroporto di Ori o e la realizzazione della nuova stazione di Bergamo.

Notevole l’impatto di questo risiko: tra il 2023 (ultimo anno a pieno regime) e il 2025, non a caso, il capoluogo ha visto ridursi del 37,8% le corse e del 17,7% i passeggeri. Molti hanno migrato verso le stazioni di provincia, partendo direttamente da lì per evitare ingorghi o bus sostitutivi: ad esempio, tra il 2023 e il 2025 Ponte San Pietro ha aumentato del 60% i pendolari, Verdello del 10,8%, Seriate del 5,1%. Il risultato, di fatto, è che la stazione di Bergamo è scesa a 10.340 passeggeri quotidiani ed è tallonata dalle due di Treviglio, che insieme cumulano 9.910: il sorpasso è invece consolidato sul numero di corse, 241 quelle in transito da Treviglio contro le 130 di Bergamo (erano 209 nel 2023).

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Nodi e opportunità

«Storicamente la pianura ha il vantaggio di essere su una linea a più alta frequenza, mentre il capoluogo soffre», fa sintesi Gianmaria Martini, professore ordinario di Economia applicata all’Università di Bergamo, dove dirige il Dipartimento di Scienze economiche. «Tra Bergamo e Milano ci sono circa 50 chilometri di percorrenza – approfondisce Martini -. Nonostante la puntualità tenda lievemente a migliorare, i treni viaggino a velocità maggiori e vi siano innovazioni tecnologiche che fluidificano ripartenza dalle stazioni, i tempi di percorrenza restano ancora troppo alti, attorno ai 50 minuti».

C’è un nodo atavico: il «salto del montone»: «Immaginiamo di viaggiare da Milano a Bergamo – spiega Martini -. I binari stanno tutti a sud, il treno deve spostarsi a nord ma non c’è un cavalcavia: il treno deve passare dagli incroci di binari, ma per farlo non devono esserci treni che provengano dall’altra direzione. È questo l’aspetto cruciale».

Sullo sfondo, ormai con orizzonte fine 2027, c’è il traguardo dei potenziamenti infrastrutturali: «Le prospettive sono positive – riflette Martini -. Il collegamento con Orio permetterà di avere una frequenza di treni ogni 20’ tra Bergamo e Milano, sia nelle fasce di punta sia in quelle di “morbida”: oggi invece è uno ogni mezz’ora nelle ore di punta e poi uno all’ora. Un impatto si attende anche dal raddoppio verso Ponte San Pietro, sperando però si risolva la questione del ponte di Paderno. Intanto, ovviamente, le interruzioni a causa dei cantieri hanno determinato un peggioramento».

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Dopo la pandemia, il trasporto aereo è decollato e la mobilità su ruote è tornata ben presto a pieno regime. Perché invece i pendolari del treno – vale a Bergamo ma, almeno fino al 2025, anche su scala regionale – restano ancora meno di un tempo?

«L’effetto principale è il cambiamento dell’organizzazione del lavoro con l’inserimento stabile dello smart working – risponde Martini -, che ha reso strutturale una quota di lavoro a distanza. Al tempo stesso, si nota una diminuzione del tasso di frequenza da parte degli studenti universitari».

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